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Suinicolo portoghese in aiuto degli allevatori angolani

Il comparto aiuterà i giovani alla formazione pratica dell'allevamento suino

Il fabbisogno nazionale dell'Angola in fatto di carne suina supera di molto la produzione interna: nel 2017 l'import è stato per 98 milioni di Usd

Il presidente della Federazione Portoghese delle Associazioni di Suinicoltori Victor Menino ha assicurato la disponibilità dell'istituzione che dirige a ricevere in terra lusitana giovani angolani interessati alla formazione pratica dell'allevamento suino.Il presidente ha rilasciato questa dichiarazione durante il suo intervento al 1° Forum Provinciale di Suinicoltura, tenutosi a Benguela. Menino ha affermato che oltre alla formazione pratica da impartire nelle scuole portoghesi e dalla stessa federazione, è anche disposto ad aiutare l'Angola nella creazione di strutture produttive e di commercializzazione dei suini.

"L'Angola ha tutto per allevare maiali tenendo conto delle potenzialità naturali, vale a dire i corsi d'acqua, la possibilità di coltivare cereali e la disponibilità e l'interesse della sua gente", ha detto. In questo contesto ha aggiunto che è necessario creare in loco le condizioni affinché le persone producano cereali in quantità sufficiente a soddisfare le esigenze quotidiane degli agricoltori e garantire una base genetica sostenibile che sia disponibile per tutti. Il presidente, che nella sua visita della scorsa settimana era accompagnato da altri tre membri della federazione, ha dichiarato che la sua associazione rappresenta una produzione di 50.000 maiali  a settimana e un totale di 10.500.000 maiali nel totale dei suoi associati. Secondo  Henriques Gime, direttore nazionale del programma di produzione di suini del ministero dell'Agricoltura e Foreste dell'Angola,  il Paese ha una popolazione di suini stimata in 2.996.289 capi. Al momento l'Angola  produce circa 26.000 tonnellate di carne suina all'anno, contro un consumo di 80.000 tonnellate, che lascia un margine di oltre 50.000 tonnellate di deficit. Questo, ha detto Gime, è dovuto al fatto che la produzione interna è insignificante, ed è attualmente in gran parte basata su piccola scala a livello familiare, specialmente nelle regioni produttrici di mais, con tutte le implicazioni che ne derivano dal punto di vista sanitario . 

Nel periodo dal 2018 al 2022 il Paese prevede un aumento di 27.480 tonnellate, per coprire un fabbisogno reale di 86.552 tonnellate. Per questa carenza, stando ai dati del ministero dell'Agricoltura, il Governo nel 2015  ha speso in carne importata 163 milioni di dollari Usa, calati a 69 milioni nel 2016.Tuttavia, il consumo di carne importata è nuovamente salito a Usd 98 milioni nel 2017, una tendenza che si vuole invertire con la creazione di condizioni locali favorevoli attraverso l'installazione di una catena di valori che crei reddito.

ClaMos - 4998

EFA News - European Food Agency
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