Non riceve alcun finanziamento pubblico
Direttore responsabile:
CLARA MOSCHINI

Facebook Twitter Youtube Instagram LinkedIn

Il manifatturiero italiano chiude l'anno negativamente

L'indice Hcob Pmi cala a dicembre 2025 peggioramento elevato per i beni di consumo

Il settore manifatturiero italiano conclude l’anno in contrazione. Calo della produzione e dei nuovi ordini, maggiori tagli nel livello occupazionale e dell’attività di acquisto, pressione sui costi in ritirata, permettendo alle aziende di offrire lievi sconti. È questa, schematicamente, la situazione del settore manifatturiero italiano così come è stata delineata oggi da S&P Global. 

Attestandosi, a dicembre a 47.9, l'Indice HCOB PMI (Purchasing Managers' Index) sul Settore Manifatturiero Italiano è tornato in territorio di contrazione. In calo rispetto al 50.6 di novembre, l’ultimo dato rilevato è stato coerente con una moderata contrazione delle condizioni manifatturiere italiane e anche la più forte dal marzo dello scorso anno.

Il settore manifatturiero italiano, spiega il report, non essendo riuscito a ripetere la crescita di novembre, ha chiuso l'anno negativamente. Sebbene tutti e cinque i componenti PMI (automotive, chimico/farmaceutico, alimentare e bevande, meccanica/metalmeccanica, elettronica/high-tech e moda/tessile) abbiano conferito influenze direzionali negative, i contributi forniti dalla produzione e dai nuovi ordini sono stati i più rilevanti. 

Dei tre sottosettori manifatturieri monitorati (beni di consumo come. alimentari e tessili, beni strumentali come macchinari e beni intermedi), quello dei beni di consumo ha segnalato il peggioramento più elevato, mentre gli altri due hanno riportato contrazioni solo lievi.

La componente PMI che pesa maggiormente sul dato principale, ossia i nuovi ordini, dopo la crescita di novembre, è tornata a contrarsi a dicembre. "L'aumento dell’incertezza e delle difficoltà in alcuni settori, in particolare acciaio e automobilistico, ha contribuito alla crisi" sottolinea il report. Anche la riduzione degli ordini esteri ha contribuito all’indebolimento della prestazione di vendita. Il tasso di contrazione delle vendite estere è stato tuttavia moderato rispetto a quelli registrati all'inizio dell'anno.

Le decisioni di produzione delle aziende manifatturiere in Italia sono state collegate ai nuovi ordini, provocando un calo di questo indice ricaduto in contrazione, al tasso più rapido degli ultimi nove mesi e complessivamente solido. Nonostante questo calo, a dicembre le aziende si sono mostrate leggermente più sicure in riguardo alle aspettative annuali perla produzione. Gli investimenti nei lanci di nuovi prodotti e i piani per entrare in nuovi mercati esteri sono stati tra i motivi di ottimismo.

Le aziende manifatturiere italiane hanno effettuato ulteriori tagli al numero di dipendenti, segnalando un intero trimestre di perdita di posti di lavoro. I dati raccolti hanno evidenziato che ciò è stato possibile attraverso la mancata sostituzione del personale dimissionario. 

Il volume degli ordini in fase di lavorazione è ancora una volta diminuito e a un ritmo rapido, poiché le aziende hanno riportato di avere sufficiente capacità per ridurre i loro ordini in fase di lavorazione. Poiché i requisiti di beni erano minori, le aziende hanno ridotto il loro livello di acquisto utilizzando spesso le scorte esistenti per sostenere eventuali esigenze di produzione. 

Sia le giacenze dei beni che la quantità di acquisti sono diminuiti a ritmi modesti nell'ultimo periodo dell'indagine. Tuttavia, problemi di disponibilità di scorte presso i fornitori, ritardi doganali e proteste dei sindacati dei trasporti hanno fatto sì che, seppure in misura minore rispetto a novembre, i tempi medi di consegna degli acquisti di beni si allungassero nuovamente.

La riduzione della domanda di beni ha alleviato alcune pressioni sui costi, con un tasso di inflazione più debole rispetto al record su tre anni di novembre. L’inflazione registrata a dicembre è risultata ancora forte, nonostante le segnalazioni di costi più elevati delle materie prime (acciaio, alluminio e legno). Infine, condizioni di domanda più deboli e pressioni sui costi più lievi hanno spinto le aziende ad abbassare a dicembre i propri prezzi di vendita, ad un tasso di sconto che però è risultato solo frazionale.

“L'anno si è concluso con un ritorno alla contrazione del manifatturiero italiano, con l’HCOB PMI Manifatturiero di dicembre sceso notevolmente a 47.9 rispetto al 50.6 di novembre - spiega Nils Müller, Junior Economist, presso Hamburg Commercial Bank - L'ultimo valore segna il maggiore deterioramento delle condizioni operative da marzo e pone bruscamente fine al breve scatto di crescita osservato a novembre. La crisi è stata dovuta principalmente a un nuovo calo della produzione e dei nuovi ordini, entrambi contratti al ritmo più rapido degli ultimi nove mesi".

"La debolezza - aggiunge Müller - è stata generale, con i produttori di beni di consumo che hanno registrato il calo più marcato, mentre le difficoltà nei settori dell'acciaio e automobilistico hanno fornito un evidente ostacolo. Anche gli ordini esteri sono diminuiti, ma ad un ritmo modesto rispetto ad inizio anno, confermando che la ripresa di novembre è stata di breve durata".

"Sul fronte dei costi - prosegue l'esperto - una domanda più debole ha contribuito ad alleviare le pressioni inflazionistiche, con la crescita dei prezzi dei beni in calo rispetto al massimo in tre anni di novembre. Questo ha permesso ai produttori di offrire lievi sconti con riduzioni dei prezzi minime". 

"Nonostante lo scenario difficile - conclude l'esperto - l’ottimismo è migliorato marginalmente, supportato dai piani per il lancio di nuovi prodotti e dall'espansione del mercato nel 2026. Nel complesso, i dati di dicembre confermano difficoltà continue per l'economia manifatturiera italiana, con una domanda interna ed esterna contenuta che probabilmente peserà sulle prestazioni a breve termine, anche se le aziende guardano al futuro con cauto ottimismo”.

Fc - 56442

EFA News - European Food Agency
Simili