Inflazione/2. C'è chi dice "ni"
Non tutte le associazioni dei consunatori sono d'accordo sull'allarme prezzi
Codacons: +496 euro annui per famiglia. Confcommercio, dato 2025 "desta poche preoccupazioni"; Confesercenti, "moderato"; Federdistribuzione, "stabile"
Si allunga la lista delle associazioni dei consumatori che dicono la loro, perlopiù negativa, sugli ultimi dati Isiat relativi all'inflazione 2025 attestata al 1,2% secondo le stime Istat (leggi notizia EFA News).
Codacons
"I dati sull’inflazione diffusi dall’Istat confermano, purtroppo, gli allarmi lanciati dal Codacons circa i rincari di Natale che si sono abbattuti sulle famiglie italiane". Lo afferma in un comunicato l’associazione dei consumatori, commentando i numeri forniti dall’istituto di statistica. "A dicembre - sostiene il Codacons - il tasso medio di inflazione si attesta al +1,2%, portando la media del 2025 al +1,5%, equivalente ad una maggiore spesa da +496 euro annui per la famiglia 'tipo', +685 euro per un nucleo con due figli".
"Se però - prosegue il comunicato - si analizza l’andamento dei listini nei vari comparti, si scopre che una raffica di rincari si è abbattuta sul Natale degli italiani: tra gli incrementi di prezzo maggiore il Codacons segnala il caso dei voli nazionali, saliti a dicembre del +15,1% su anno e addirittura del +41,9% sul mese precedente, +30% i prezzi dei voli internazionali. I pacchetti vacanza rincarano del +12,1% sul mese precedente, mentre tra le strutture ricettive si registrano aumenti annui del +6,1% per villaggi vacanza, ostelli e campeggi, +4,6% per b&b, case vacanza e simili. Male anche il settore alimentare, con la carne bovina rincarata su base annua del +8,2%, il pesce del +4%, i frutti di mare del +6%. Segnano a dicembre un +6% i prezzi di formaggi e latticini, +8,5% le uova, +5,1% frutta secca e noci, +9,5% il cioccolato, +18% il caffè, +20,3% il cacao in polvere".
Confcommercio
Non è dello stesso avviso allarmistico Confcommercio. Commentando i dati sull'inflazione di dicembre, il direttore dell'Ufficio Studi, Mariano Bella, sottolinea che "il moderato incremento registrato dall’inflazione nel mese di dicembre, dopo un trimestre di riduzioni congiunturali dei prezzi al consumo, è un dato in linea con gli andamenti storici specifici dell’ultimo mese dell’anno, periodo su cui pesano gli effetti di alcuni aumenti stagionali. In termini prospettici il dato desta poche preoccupazioni anche in considerazione del permanere dell’inflazione di fondo su valori contenuti e dell’eredità nulla lasciata all’anno che è appena iniziato".
"Va anche sottolineato - ha detto Bella - come l’inflazione nel nostro paese si confermi, sia a dicembre che nel complesso del 2025, tra le più contenute all’interno dell’euro area. In questo contesto, almeno fino alla fine del terzo trimestre del 2025, la bassa inflazione, pur favorendo importanti recuperi del potere d’acquisto delle famiglie, non ha prodotto effetti significativi sulle decisioni di spesa. La propensione al risparmio si è, infatti, collocata nel terzo trimestre del 2025 su livelli storicamente molto elevati".
Secondo Bella, infine, "la ripresa della domanda per consumi è un elemento cruciale per rendere possibile una crescita prossima all’1% nel 2026. In quest’ottica, la piena consapevolezza di dinamiche inflazionistiche contenute e l’effetto delle misure di detassazione stabilite dalla manovra appena approvata, rappresenterebbero, secondo le nostre stime, importanti elementi per il recupero della fiducia e per dare un po’ di slancio ai consumi, fenomeno che si sarebbe verificato a partire dallo scorso mese di novembre, con un importante consolidamento in occasione degli acquisti di dicembre".
Confesercenti
Sulla stessa lunghezza d'onda di Confcommercio, non allarmistica, chiamiamola così, anche Confesercenti che, nel suo comunicato, parla di livello inflazionistico tutto sommato "moderato" nel 2025. Un livello che nel complesso, sottolinea la nota, "si accompagna a una dinamica di fondo sostanzialmente stabile, ma preoccupa la distribuzione degli aumenti, che si concentrano su spese essenziali e ricorrenti, dagli alimentari ai servizi legati alla mobilità, con effetti immediati sulla percezione del caro-vita".
"Nel corso dell’anno appena concluso - aggiunge Confesercenti - la dinamica dei prezzi è infatti più sostenuta proprio per alcune voci essenziali. I prodotti alimentari e le bevande analcoliche aumentano in media del +2,9% (dal +2,4% del 2024); le spese sanitarie +1,5%, in linea con l’anno precedente. Pesa, inoltre, la componente energetica regolamentata, tornata in positivo (+16,2%) dopo il -0,2% del 2024, contribuendo a mantenere alta l’attenzione su bollette e tariffe".
"In generale, nel 2025 - prosegue la nota - i prodotti ad alta frequenza segnano un incremento medio del +2%; soprattutto accelera la media frequenza, che sale a +1,6% dopo il +0,2% del 2024. La bassa frequenza, invece, resta molto più contenuta (+0,2%). La pressione non riguarda dunque solo il carrello di tutti i giorni, ma si estende a una fascia di spese ricorrenti che le famiglie comprimono poco e rinviano con difficoltà, dalle tariffe e utenze ad alcune voci di cura e assistenza".
"Il quadro di fine anno è coerente con questa lettura - dice Confesercenti - A dicembre 2025 l’indice generale è stimato in aumento dello 0,2% su novembre e dell’1,2% su base annua (da +1,1% di novembre). La lieve accelerazione tendenziale è dovuta soprattutto al rialzo dei servizi relativi ai trasporti (da +0,9% a +2,6%) e al rafforzamento dei prezzi dei beni alimentari, sia non lavorati (da +1,1% a +2,3%) sia lavorati (da +2,1% a +2,6%)".
“Quando gli aumenti si concentrano sulle spese essenziali e si allargano alle uscite ricorrenti, la conseguenza è una maggiore prudenza: si rinvia la spesa discrezionale e la domanda interna fatica a riprendere slancio - commenta Confesercenti - In una fase in cui i consumi restano sotto i livelli necessari a una ripartenza robusta, questa dinamica può continuare a raffreddare la dinamica delle famiglie. Il rischio è che le previsioni del DEF possano rivelarsi ottimistiche. Il rientro dell’inflazione degli ultimi due anni, inoltre, è stato favorito anche dal venir meno di alcune spinte straordinarie, a partire dalla normalizzazione dell’energia. Non deve, però, essere preso per acquisito: oggi le condizioni di fondo stanno cambiando: il tema dei costi torna centrale e, in un contesto internazionale più competitivo e aggressivo sui prezzi, diventa decisivo contenere i costi di produzione e recuperare efficienza, riducendo il rischio che eventuali tensioni si scarichino sui listini”.
Federdistribuzione
Inflazione "sostanzialmente stabile" anche per la Distribuzione Moderna che conferma il sostegno al potere d’acquisto. "I dati diffusi dall’Istat relativi alle stime preliminari sui prezzi al consumo del mese di dicembre - spiega la nota di Federdistribuzione - evidenziano un indice generale di inflazione stabile con +1,2% su base annua e un carrello della spesa che segna su base tendenziale un +2,2%. I dati provvisori del mese di dicembre rilevano una dinamica caratterizzata dalla sostanziale stabilizzazione dell’inflazione".
"Si conferma - conclude la nota - l’importante impegno delle imprese del retail moderno per contenere i prezzi al consumo e sostenere il potere d’acquisto delle famiglie, garantendo un’offerta di qualità e accessibile per tutti. Un impegno che prosegue con l’obiettivo di stimolare una ripresa dei consumi, che restano deboli anche per gli effetti del perdurare di un clima di forte incertezza, auspicando che anche le imprese della produzione e della trasformazione agiscano per sostenere la domanda interna laddove ci fossero spazi di intervento di riduzione dei prezzi di fornitura".
EFA News - European Food Agency