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CLARA MOSCHINI

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I Nas di Messina sventano una truffa ai contributi Pac

Sequestro di 454 mila euro nei confronti di 4 imprenditori agricoli nel messinese

Il reparto Carabinieri Tutela agroalimentare di Messina, su decreto emesso dal gip del Tribunale di Catania su richiesta della Procura europea, ufficio dei procuratori delegati per Sicilia e Calabria, con sede a Palermo, operando nell’ambito dell’indagine denominata “Grazing Code” (Codice di pascolo) ha disposto il sequestro preventivo di oltre 454 mila euro nei confronti di 4 imprenditori agricoli operanti nella provincia di Messina. 

L’operazione ha consentito allo Stato di congelare somme ritenute indebitamente percepite e si inserisce nell’azione di contrasto alle frodi ai danni dei bilanci nazionale ed europeo.

I quattro sono indagati per una presunta truffa aggravata finalizzata all’ottenimento illecito di contributi pubblici destinati al settore agricolo. Il sequestro riguarda denaro, disponibilità finanziarie, beni e 203 titoli di pagamento (i cosiddetti "diritti all’aiuto"), ritenuti profitto illecito dei reati contestati, per un valore complessivo di 454.493,66 euro con l’obiettivo di impedire che gli indagati possano sottrarre o dissipare i fondi ottenuti illecitamente.

Secondo gli investigatori, i contributi sarebbero stati ottenuti attraverso dichiarazioni non corrispondenti alla reale attività svolta, con riferimento ai requisiti richiesti per accedere ai fondi della Politica agricola comune (Pac), erogati dall’Agea. 

Sempre secondo gli investigatori, gli imprenditori avevano dichiarato di svolgere attività di pascolamento su terreni esterni alle proprie aziende, ossia su terreni concessi dall’Azienda Speciale Silvo Pastorale di Troina, in provincia di Enna, sostenendo di aver movimentato il bestiame su quelle superfici: in realtà gli animali sono sempre rimasti nelle aziende degli imprenditori indagati. Non sarebbe, cioè, mai stato attivato il cosiddetto “codice pascolo”, un passaggio obbligatorio che consente alle autorità sanitarie di verificare la reale movimentazione degli animali e la loro presenza sui terreni dichiarati.

L’omissione del codice pascolo, di fatto, ha impedito ai veterinari di verificare la reale movimentazione, eludendo di fatto i controlli previsti dalla normativa europea e nazionale. Se fosse stato attivato correttamente il ‘codice pascolo’, i veterinari avrebbero potuto controllare la reale movimentazione del bestiame e impedire l’illecito”.

La mancata applicazione di questa procedura ha fatto emergere una truffa ai danni dei fondi destinati all’agricoltura europea e nazionale. In sostanza, la mancata attivazione del codice avrebbe consentito agli indagati di eludere i controlli veterinari dell’Asp, basandosi esclusivamente su autodichiarazioni, in violazione delle norme europee e nazionali che regolano l’erogazione dei contributi agricoli. La normativa prevede, infatti, che il requisito del pascolamento possa essere dimostrato solo attraverso la registrazione della movimentazione degli animali nella banca dati veterinaria nazionale e l’attivazione del relativo codice, che fa scattare i controlli sanitari obbligatori.





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