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Pandoro Gate. Chiara Ferragni prosciolta dalle accuse penali

Vicenda chiusa anche per il collaboratore Fabio Damato e l'imprenditore Francesco Cannillo (Cerealitalia)

"Non doversi procedere per estinzione del reato". La sentenza di oggi del Tribunale di Milano ha prosciolto dall'accusa di truffa aggravata Chiara Ferragni, assieme con uno dei suoi più stretti collaboratori all'epoca e un imprenditore: al termine del processo in cui è stata giudicata con rito abbreviato, la nota influencer è stata assolta, anche se tecnicamente si tratta di un proscioglimento.

Si è chiusa così la vicenda giudiziaria con al centro i casi del Pandoro Pink Christmas della Balocco e delle uova di Pasqua Dolci Preziosi di Cerealitalia, e i presunti messaggi ingannevoli pubblicati sul web per promuoverne la vendita, secondo l'ipotesi dell'accusa, lasciando intendere che parte del ricavato sarebbe andato a finanziare iniziative di beneficenza. 

Il giudice della terza sezione penale, Ilio Mannucci Pacini, ha ritenuto di non riconoscere l'aggravante della minorata difesa dei consumatori o utenti online. Così il reato contestato a lei e ai suoi coimputati - l'allora suo braccio destro, Fabio Damato, e il presidente di Cerealitalia, Francesco Cannillo - è stato riqualificato in truffa semplice cancellata, però, dalla revoca della querela presentata alla fine del 2023 dal Codacons. 

Alla revoca si è giunti dopo un accordo con cui l'imprenditrice digitale, che aveva già chiuso il fronte amministrativo versando risarcimenti e donazioni per circa 3,4 milioni di euro, ha staccato un assegno di 200 mila euro e ha partecipato, mettendo a disposizione la sua immagine, ad una iniziativa solidale.

Il giudice non ha riconosciuto l'aggravante perchè il Codacons e l'Associazione Utenti Servizi Radiotelevisivi circa un anno fa avevano ritirato la querela in seguito a un accordo risarcitorio con la influencer, e ha disposto il proscioglimento per estinzione del reato riqualificato in truffa semplice.

Per lei l'aggiunto Eugenio Fusco e il pm Cristian Barilli  avevano chiesto una condanna a un anno e 8 mesi senza attenuanti. Stando alle indagini del Nucleo di Polizia economico finanziaria della Guardia di Finanza, tra il 2021e il 2022 Ferragni avrebbe ingannato follower e consumatori ottenendo presunti ingiusti profitti - in relazione a quelle vendite dei due prodotti, il cui prezzo non comprendeva la beneficenza pubblicizzata - per circa 2,2 milioni di euro.

 "E' andata bene. Siamo tutti commossi, ringrazio tutti, i miei avvocati e i miei follower", sono state le sue parole a caldo subito dopo la lettura del dispositivo.

red - 56729

EFA News - European Food Agency
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