Andriani (healthy food) a tutto campo
Esclusivo. Parla di dg Daniele Camicia
Intesa Sanpaolo ha recentemente erogato con un finanziamento da 20 milioni di euro a sostegno delle strategie di crescita internazionale di Andriani Società Benefit, leader nel settore dell’innovazione ed healthy food che sta guidando la transizione alimentare integrando tradizione agricola, scienze nutrizionali e responsabilità sociale verso tutti gli stakeholder (vedi articolo EFA News). Daniele Camicia, dg di Andriani, in questa intervista esclusiva spiega come verranno utilizzate queste risorse.
La linea di credito andrà a supportare il vostro sviluppo. Avete in programma di crescere per linee esterne?
La linea di credito concessa da Intesa Sanpaolo è finalizzata a sostenere il percorso di crescita industriale del gruppo, accompagnando il completamento di parte degli investimenti produttivi e lo sviluppo nei mercati internazionali. Il focus del gruppo resta la crescita organica, attraverso l’aumento della capacità produttiva, l’innovazione, l’ingresso in nuovi segmenti e la sostenibilità. La crescita per linee esterne, anche se non prevista da piano industriale non è esclusa, ma la priorità attuale è consolidare un modello industriale solido, scalabile e replicabile nei mercati chiave.
Nel caso, può tracciare un identikit del vostro target ideale?
Non avendo oggi un piano strutturato di crescita per linee esterne, non definiamo un target in senso tradizionale. Eventuali opportunità vengono valutate con un approccio selettivo, senza fare riferimento a un profilo rigido e predefinito. In linea generale, l’attenzione del gruppo si colloca all’interno del mondo dell’healthy food, lungo l’intera filiera: dagli ingredienti ai prodotti finiti, fino alle lavorazioni e alle competenze industriali specialistiche. Un elemento centrale resta la coerenza valoriale: realtà che condividano mission, vision e purpose, oltre a un comune modo di interpretare l’industria, con un forte focus su innovazione, qualità e sostenibilità. Infine, qualsiasi valutazione dovrebbe portare un valore industriale concreto, in termini di competenze distintive e know-how, a supporto di un modello industriale solido, scalabile e orientato al lungo periodo.
Studiate nuove fabbriche all'estero dopo quella aperta in Ontario?
L’investimento in Canada, con l’apertura di un nuovo stabilimento produttivo a London, Ontario, rappresenta un passaggio strategico fondamentale, segnando l’evoluzione di Andriani da impresa italiana a gruppo multinazionale. Questo modello è potenzialmente replicabile quando sono presenti materie prime locali di qualità e la possibilità di sviluppare filiere sostenibili sul territorio, condizione necessaria per valutare nuove opportunità di business all’estero. Ogni Paese ha caratteristiche uniche e differenti esigenze di consumo e la nostra strategia è entrare solo dove possiamo rispondere realmente alle necessità e aspettative dei consumatori locali, mantenendo saldi i nostri valori quali sostenibilità, biodiversità e innovazione.
Quanta parte di vostri ricavi vengono fatti in Nord America?
Attualmente il Nord America rappresenta circa il 25% del fatturato, con ricavi superiori ai 30 milioni di euro. Con l’avvio del nuovo stabilimento canadese, prevediamo di far crescere questa quota fino a 55–60 milioni di euro entro il 2028, rafforzando la presenza diretta sui mercati statunitense e canadese e consolidando la supply chain locale.
Come stimate di chiudere l'anno a livello di ricavi e di utile?
Nel 2025 Andriani si è confermata una delle realtà più dinamiche del panorama alimentare internazionale, con un fatturato consolidato di circa 130 milioni di euro e una crescita annua del 10%. Il marchio Felicia, con un incremento del 25%, ha ulteriormente rafforzato la nostra capacità di coniugare qualità, ricerca e sostenibilità industriale.
Il vostro ufficio a New York vi consente di mitigare l'effetto dazi?
La presenza diretta negli Stati Uniti, insieme al nuovo investimento produttivo in Canada, consente ad Andriani di presidiare in maniera più efficace il mercato nordamericano, riducendo la dipendenza dall’export dall’Italia e mitigando l’impatto di dazi e barriere commerciali. Produrre localmente ci permette di essere più vicini a clienti e fornitori, reagire con maggiore flessibilità ai cambiamenti del contesto geopolitico e commerciale e garantire una distribuzione efficiente e sostenibile dei nostri prodotti.
Come state vivendo la turbolenza legata all'incertezza daziaria?
Il tema dei dazi è una variabile con cui il settore agroalimentare convive da tempo, ma Andriani ha recentemente ricevuto conferma dal U.S. Department of Commerce: l’azienda è stata esclusa dalla revisione amministrativa relativa all’applicazione di eventuali dazi antidumping sulle importazioni di pasta dall’Italia per il periodo 2023–2024. Questa decisione di rescission conferma che per Andriani non è previsto alcun dazio antidumping né misure associate alla revisione in corso.
L'attenzione per il cibo sano è destinata a contagiare tutti gli Usa o rimarrà un tema solo per chi vive sulle due coste?
Negli Stati Uniti, il mercato della pasta sta attraversando una fase di trasformazione: i volumi complessivi restano stabili, ma la domanda evolve e genera un incremento del valore unitario grazie alla crescita dei segmenti premium. A trainare questo cambiamento è il segmento healthy, spinto da consumatori sempre più attenti a prodotti in grado di coniugare benefici nutrizionali e piacere alimentare. Crescono in particolare le paste ad alto contenuto proteico, segmento caratterizzato da un forte dinamismo competitivo, e il gluten free di nuova generazione, che non si limita a rispondere a esigenze specifiche ma punta a garantire un profilo nutrizionale più ricco e un’esperienza sensoriale più appagante. Se inizialmente la domanda era più concentrata sulle due coste, oggi l’interesse per uno stile alimentare sano e sostenibile si sta diffondendo progressivamente anche nel resto del Paese, ampliando il potenziale di mercato. In questo scenario, il mercato presenta un’importante opportunità di sviluppo per i brand capaci di innovare e differenziarsi, valorizzando tanto i benefici funzionali quanto quelli sensoriali.
Quali sono i mercati esteri che vi danno maggiore soddisfazione dei 50 in cui siete presenti?
Oltre al citato Nord America, attualmente i mercati esteri che ci stanno dando le le migliori risposte in termini di consumo sono Germania, Regno Unito e Spagna, che rappresentano oggi le aree più consolidate per il nostro business. Parallelamente, la nostra strategia di sviluppo internazionale guarda con grande attenzione all’Europa, dove vediamo ancora ampi margini di crescita. In particolare, stiamo investendo per rafforzare ulteriormente la nostra presenza in Francia, nell’area Benelux e nei Paesi Nordici, mercati che riteniamo molto promettenti sia per affinità con il nostro posizionamento sia per il potenziale di domanda. L’obiettivo è consolidare i risultati ottenuti e, allo stesso tempo, costruire una crescita sostenibile e strutturata nel medio-lungo periodo.
Avete in programma di entrare in nuovi mercati?
Stiamo valutando un’espansione del brand Felicia nei principali mercati europei – Germania, Francia e Regno Unito – e in aree extra UE come Middle East e Sud-Est Asiatico. L’ingresso avverrà solo nei Paesi in cui possiamo rispondere efficacemente alle esigenze dei consumatori locali, senza mai compromettere i nostri valori chiave: sostenibilità, biodiversità e innovazione. Questi principi garantiscono una qualità distintiva e riconoscibile a livello globale.
EFA News - European Food Agency