Caviar, l'eccellenza Made in Italy che non ti aspetti
Intervista esclusiva con Giada Giaveri
Dagli anni ’70 Caviar Giaveri alleva gli storioni e trasforma il caviale totalmente nei suoi possedimenti ittici a San Bartolomeo di Breda (TV). Oggi l’azienda è condotta da Jenny, Giada e Joys Giaveri che continuano la tradizione di famiglia a fianco del padre Rodolfo. La loro ultima invenzione son o i fiocchi di caviale. Un’idea innovativa nata nel solco della tradizione come spiega Giada Giaveri in questa intervista esclusiva a EFA News.
Avete da poco lanciato i fiocchi di caviale. Come sono stati accolti?
Il riscontro dopo il lancio dei Fiocchi di caviale è stato positivo. Si tratta di un prodotto estremamente innovativo che nasce da un processo di lavorazione meticoloso. Non è un semplice sostituto, ma vero e proprio caviale che viene sottoposto a un processo di essiccazione lenta, il metodo è studiato per preservare l’integrità del prodotto. Il motivo principale del loro ottimo riscontro sul mercato è la loro versatilità. I fiocchi aprono nuove strade in cucina grazie alla facilità d’uso, infatti possono essere spolverati direttamente sul piatto finito come un tocco prezioso. Sono perfetti per guarnire primi piatti caldi, tartare, uova, salmone o burro montato. Hanno inoltre una gestione più semplice rispetto al prodotto fresco, rendendoli ideali sia per lo chef professionista che per l’appassionato a casa. La loro caratteristica è quella di aggiungere una nota sapida ed elegante senza coprire i sapori delicati. Proponiamo due modi diversi per utilizzarli, uno classico e uno più audace.
Quanto vi aspettate che possano contribuire al fatturato?
I fiocchi di caviale rappresentano un prodotto strategico in aggiunta alla nostra linea stabile, ma non sono destinati a diventarne la voce principale. I fiocchi sono un plus prezioso che arricchisce il nostro catalogo, permettendoci di diversificare l’offerta senza distogliere l’attenzione dal nostro prodotto principe. I fiocchi nascono per affiancare i classici, non per sostituirli. Ci aspettiamo che i fiocchi possano aprire porte che il prodotto fresco fatica a varcare, come il settore della mixology di alto livello, la vendita al dettaglio specializzata o l’uso quotidiano in cucina domestica.
Come sta andando il 2026 in termini di ricavi?
In termini di ricavi, l’inizio del 2026 riflette l’andamento tipico del settore dell’alta gastronomia post-festività. Gennaio e febbraio sono mesi in cui il mercato si assesta e la domanda si normalizza dopo l’intensità delle celebrazioni di dicembre. Nonostante ciò il trend generale rimane decisamente positivo e il mercato globale del caviale sta confermando una crescita solida, segno che il consumo di lusso sta diventando sempre più destagionalizzato.
La maggior parte dei vostri ricavi sono legati alle esportazioni. Quali sono i vostri mercati di elezione?
America e Canada sono punti fermi dell’export per noi, ma siamo molto contenti del lavoro fatto anche in Asia, soprattutto in Thailandia dove il brand sta crescendo bene e siamo stati riconfermati come fornitori ufficiali della first e business class della Thai Airways.
Avete in programma di “aggredire” nuove aree geografiche?
La nostra visione per il futuro è di respiro globale: l’obiettivo è rendere il brand sempre più capillare nel mondo, muovendoci con una duplice anima, quella di produttori d’eccellenza e quella di attenti osservatori dei nuovi trend di consumo. Non vogliamo solo ‘essere presenti’ ma vogliamo esserlo in modo diffuso. Questo significa presidiare non solo le grandi capitali del lusso, ma entrare nei circuiti dei migliori ristoranti, boutique gastronomiche e hotel di charme in modo capillare. La nostra strategia segue l’evoluzione del consumatore moderno cioè la trasparenza e la filiera. Il cliente oggi vuole conoscere il produttore e noi possiamo garantire quella fiducia e quel racconto del prodotto che oggi sono fondamentali.
Avete avuto impatti negativi della telenovela dei dazi di Trump?
La questione dei dazi legati all’amministrazione Trump è stata una delle sfide più discusse dell’ultimo anno. Nel mondo del lusso, e in particolare in quello del caviale, l’impatto è stato percepito ma non è stato paralizzante. Il caviale è un bene ad altissimo valore aggiunto. Chi acquista un prodotto di questo livello tende a essere meno sensibile a variazioni di prezzo contenute rispetto al consumatore di beni di massa, inoltre come produttori, abbiamo la capacità di assorbire parte di questi costi o di ottimizzare la logistica per limitare l’aggravio sul prezzo finale, proteggendo così il posizionamento del brand. Sebbene i dazi rappresentino un freno burocratico e un costo aggiuntivo, il settore del lusso ha dimostrato una resilienza notevole e il trend positivo del 2026 conferma che il desiderio per il prodotto autentico supera le barriere protezionistiche.
In Italia il consumo di caviale è ancora molto legato alle festività. Come pensate di poter invertire questa tendenza?
Da noi, storicamente, il caviale è stato percepito come il “re del cenone” un’eccellenza riservata quasi esclusivamente a Natale e Capodanno. Tuttavia, è una tendenza che riscontriamo spesso anche all’estero, e la nostra sfida degli ultimi anni è proprio quella di scardinare questa stagionalità lavorando per rendere il caviale un piacere da godersi tutto l’anno. Il cuore della nostra strategia in Italia è la nostra rete di ottimi agenti. Non sono semplici venditori, ma veri ambasciatori del gusto che lavorano quotidianamente con la ristorazione e le boutique specializzate. Il loro compito è educare il settore Horeca a inserire il caviale nei menù stagionali (primaverili o estivi), dimostrando che la sua freschezza si sposa benissimo con la cucina mediterranea di ogni stagione. Parallelamente anche il nostro canale e-commerce gioca un ruolo fondamentale per la capillarità. L’online ci permette di comunicare direttamente con il cliente, suggerendo occasioni di consumo diverse, come un aperitivo raffinato in terrazza o un regalo per un’occasione speciale. Per destagionalizzare il consumo, abbiamo puntato molto anche sul concetto di lifestyle, creando nuove gift box eleganti non legate a motivi natalizi, perfette per compleanni, anniversari o ringraziamenti aziendali durante tutto l’anno. Vogliamo che il caviale smetta di essere un ‘evento’ e diventi un ‘ingrediente’ di lusso quotidiano, capace di nobilitare un piatto di pasta o una tartare anche in pieno agosto.
Avete il “parco storioni” più vario del mondo: oltre 15 ettari di allevamento protetti e controllati. Avete in programma di ampliarlo?
Il nostro parco storioni è un ecosistema unico al mondo, ma la nostra strategia per il futuro non si basa sulla semplice espansione quantitativa. Il nostro obiettivo primario è mantenere intatta la qualità d’eccellenza che ci contraddistingue. Ampliare gli spazi senza una pianificazione rigorosa rischierebbe di innescare dinamiche di sovrapproduzione, che sono nemiche della qualità artigianale. Per noi, ogni storione ha bisogno del suo tempo e del suo spazio vitale. Lo storione richiede anni (spesso oltre un decennio) per arrivare a maturazione. Forzare questo processo significherebbe compromettere la consistenza e il sapore delle uova. Più che all’ampliamento dei confini fisici, puntiamo all’ottimizzazione sostenibile dell’esistente. Utilizziamo sistemi di monitoraggio avanzati per garantire che l’acqua mantenga parametri di purezza e temperatura perfetti, simulando l’habitat naturale in modo ancora più preciso. Il rispetto per l’ambiente si concretizza, anche, in altri tipi di scelte strutturali precise. Abbiamo investito in un impianto fotovoltaico per l’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili, contribuendo a ridurre l’impatto climatico. Preferiamo essere ‘custodi’ di un parco d’eccellenza piuttosto che ‘fabbricanti’ di volumi. Il caviale deve restare un prodotto raro e prezioso, frutto di un equilibrio perfetto tra uomo e natura.
EFA News - European Food Agency