Enoturismo: giro d'affari mondiale vicino ai 40 mln euro
Europa detiene oltre metà del fatturato con Francia, Italia e Spagna tra i leader
In un momento storico segnato dal rallentamento dei consumi di vino a livello globale, l’enoturismo emerge come una delle leve più dinamiche e promettenti per il futuro del comparto vitivinicolo italiano. Non solo un’attività accessoria, ma un vero e proprio asset strategico capace di generare valore economico, rafforzare il legame con i territori e intercettare nuove forme di domanda turistica.
È quanto emerge da “Quando il vino incontra il turismo. Numeri e modelli delle cantine italiane” – a cura di Roberta Garibaldi, docente all’Università degli Studi di Bergamo e presidente di Aite-Associazione Italiana Turismo Enogastronomico, in collaborazione con Srm Centro Studi e Ricerche collegato al Gruppo Intesa Sanpaolo – seconda parte del rapporto realizzato per Fine #WineTourism Marketplace Italy. Lo studio è stato presentato oggi a Hospitality - Il Salone dell’Accoglienza, manifestazione internazionale leader in Italia dedicata al settore HoReCa, organizzata da Riva del Garda Fierecongressi, in corso di svolgimento al quartiere fieristico di Riva del Garda.
Il report analizza in profondità l’organizzazione, le performance economiche e le prospettive dell’enoturismo nel nostro Paese, mettendo a confronto l’esperienza italiana con i principali benchmark internazionali. A livello mondiale, l’enoturismo vale oggi 46,5 miliardi di dollari (pari a circa 39,1 miliardi di euro al cambio attuale) e rappresenta uno dei segmenti più dinamici del turismo esperienziale. L’Europa detiene oltre la metà del mercato (51%), con Francia, Italia e Spagna come Paesi leader. Le prospettive di crescita sono particolarmente favorevoli: le stime indicano un incremento medio annuo del 12,9%, segno di un interesse crescente da parte dei viaggiatori per esperienze autentiche, legate al territorio, alla cultura produttiva e alla sostenibilità. (fonte: Grand View Research, 2024).
Questo trend positivo si sviluppa in controtendenza rispetto all’andamento dei consumi globali di vino, che nel 2023 hanno toccato il livello più basso dal 1961. In questo contesto, l’enoturismo assume un ruolo chiave: consente alle cantine di diversificare le entrate, aumentare le vendite dirette e instaurare una relazione più profonda con il consumatore finale.
Analizzando i dati sulle visite in cantina, appaiono chiare le prospettive di ulteriore sviluppo dell’economia fondata sull’enoturismo in Italia. Il pubblico è composto in larga parte da turisti nazionali, che rappresentano il 55% dei visitatori e salgono al 62% se si considerano anche i residenti e i visitatori di prossimità, componente più ridotta ma al tempo stesso strategica per la fidelizzazione e le vendite dirette. Gli stranieri si fermano al 32%, una quota inferiore rispetto ad altri contesti europei e internazionali. E la composizione del pubblico risulta sorprendentemente simile tra piccole e grandi aziende, a indicare che la limitata internazionalizzazione è una caratteristica strutturale dell’intero comparto.
Inoltre, c’è un grande potenziale di sviluppo per le stagioni “fredde” e in particolare per l’autunno, meno valorizzato in Italia rispetto a Paesi come la Francia, dove rappresenta il periodo di massima affluenza. A oggi, primavera ed estate, messe insieme, rappresentano il 68% delle visite. Inoltre, l’apertura al pubblico tende ancora a escludere i giorni più “caldi” per numero di visite. Le cantine italiane in occasione di festività nazionali tendono a non prestare servizio. Questo dipende spesso dalle dimensioni aziendali, perché le realtà più grandi garantiscono una maggiore regolarità di apertura, grazie a una struttura organizzativa più solida.
EFA News - European Food Agency