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I consumi rallentano ma il carrello della spesa si fa più pesante

Le associazioni dei consumatori commentano gli ultimi dati Istat: 2025 anno disastroso

I consumi rallentano. Lo dicono i dati diffusi dall’Istat relativi alle vendite al dettaglio totali del mese di dicembre evidenziano a livello tendenziale una crescita a valore del +0,9% accompagnata da un leggero calo a volume del -0,2%. Nel comparto alimentare si registra un andamento a volumi negativo più marcato del -0,6%. L'allarme scatta da Federdistribuzione che sottolinea come anche i dati di dicembre diffusi dall'Istat (leggi notizia EFA News) confermino il 2025 come un anno nel quale i consumi hanno mostrato segnali di preoccupante fragilità, nonostante il rallentamento della dinamica inflattiva.

Federdistribuzione

"L’inflazione - spiega Federdistribuzione nel suo comunicato ufficiale - presenta una dinamica stabile, mentre il dato del carrello della spesa risente di alcune oscillazioni legate principalmente al rialzo dei prezzi dei beni alimentari non lavorati, determinato anche dagli effetti di condizioni climatiche avverse". 

"Il contesto - prosegue la nota - evidenzia un andamento debole dei consumi, con le imprese del retail moderno che continuano a essere impegnate a sostenere il potere d’acquisto delle famiglie attraverso iniziative promozionali e azioni sull’assortimento, soprattutto grazie all’offerta dei prodotti a Marca del Distributore che, garantendo qualità e convenienza, valorizzano al contempo le filiere di eccellenza del Made in Italy". 

"Continua, inoltre - dice ancora Federdistribuzione -  l’attenzione delle imprese del retail a contrastare ulteriori spinte agli aumenti, derivanti da incrementi ingiustificati dei listini dei prodotti di marca, richiamando anche i produttori industriali al senso di responsabilità per un impegno comune a contrastare le dinamiche negative sui consumi".

Codacons

Dura presa di posizione anche da parte del Codacons, che in una nota rileva: "al netto dell’inflazione, le vendite al dettaglio nel 2025 sono crollate in Italia per complessivi 5,1 miliardi di euro, con una contrazione dei volumi pari a -198 euro a famiglia". 

Visti questi dati, secondo il Codacons "il 2025 si conferma un anno disastroso sul fronte delle vendite. Rispetto all’anno precedente, infatti, si è registrata in volume una contrazione del -0,6%, con le famiglie che hanno tagliato gli acquisti soprattutto nel settore alimentare (-0,8%), comparto caratterizzato da una forte crescita dei prezzi al dettaglio confermata dai dati sul valore delle vendite, +2% sul 2024".

"Proprio i forti rincari che nel 2025 hanno investito alcune voci di spesa, hanno costretto le famiglie a ridurre gli acquisti, portando a tagli che, al netto dell’inflazione, valgono 5,1 miliardi di euro - calcola il Codacons - In sostanza gli italiani nell’anno appena concluso hanno speso di più per acquistare sempre meno, con il carrello della spesa più vuoto complessivamente del -0,6%, ma più caro del +0,8%".

Unc, Unione nazionale consumatori

Unione nazionale consumatori sottolinea come “l’inflazione annua in calo da +1,2 di dicembre a +1% di gennaio è solo una magra consolazione, per non dire un’illusione ottica, dato che quello che conta è il fatto che l’inflazione mensile raddoppia, passando da +0,2 di dicembre a +0,4% - afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori - Per non parlare dei prodotti alimentari e delle bevande analcoliche che su base congiunturale decollano, passando dal +01% di dicembre a +1% di gennaio, 10 volte tanto, un balzo astronomico a dir poco allarmante”.

“L’inflazione all’1%, se per una coppia con due figli significa un aumento complessivo del costo della vita pari a 371 euro su base annua, per i soli prodotti alimentari e le bevande analcoliche la stangata è pari a 241 euro, mentre per il carrello della spesa è di 253 euro” conclude Dona.

In pratica, sottolinea Unc, secondo i dati Istat, rispetto al 2024 una coppia con 2 figli ha acquistato 74 euro in meno di cibo a prezzi del 2024, mentre le spese non alimentari sono diminuite di 137 euro, per un totale di 211 euro. Una famiglia media ha speso 51 euro in meno per gli alimentari e 94 euro per i non alimentari, per una cifra complessiva di 145 euro, mentre per una coppia con un figlio sono 65 euro in meno per mangiare, 190 euro in totale. 

"Dati allarmanti - spiega Dona - che dovrebbero preoccupare il Governo che farebbe bene a intervenire, riducendo ad esempio le imposte sulle spese obbligate, come le bollette di luce e gas, varando il famoso decreto che è sparito della circolazione e che non vorremmo contenesse zero stanziamenti per la riduzione degli oneri di sistema a carico delle famiglie".

Assoutenti

"I dati Istat sulle vendite al dettaglio dimostrano in modo inequivocabile come gli italiani, per difendersi dal caro-prezzi, abbiano modificato profondamente le proprie abitudini di spesa". Lo afferma Assoutenti, che lancia l’allarme sulle vendite alimentari in Italia.

"Quantitativamente - sottolinea Assoutenti - il carrello alimentare delle famiglie è stato più vuoto nel 2025 del -0,8%, equivalente ad un taglio di spesa da complessivi 1,3 miliardi di euro. Nonostante ciò, la spesa per cibi e bevande ha subito in valore una abnorme crescita pari al +2%, a causa dei rincari che hanno interessato il comparto".

“Dai numeri dell’Istat arriva un messaggio evidente - commenta il presidente Gabriele Melluso - l’impossibilità di reperire sul mercato prodotti di qualità ad un prezzo giusto ha portato gli italiani a modificare profondamente le proprie abitudini, non solo tagliando la quantità di cibi e bevande in tavola, ma dirottando gli acquisti presso i discount alimentari, esercizi che nel 2025 registrano la più forte crescita delle vendite, +3,2% su anno. Un segnale che dimostra anche come la qualità degli alimenti non sia più una priorità delle famiglie, che mettono il prezzo come elemento prioritario per orientare le proprie scelte d’acquisto”. 

Fc - 57275

EFA News - European Food Agency
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