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CLARA MOSCHINI

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Manager in pista: le aziende consumer rivedono i portafogli

PwC, nel 2026 attese più operazione di M&A: f&b in pole position

Stanno rivedendo i loro portafogli le aziende consumer, cioè le multinazionali che producono e vendono beni di uso quotidiano direttamente (come ad esempio Unilever, Nestlé, PepsiCo) o tramite l'e-commerce (coma AliBaba, Amazon, eBay, per citarne alcune). L’obiettivo è quello di "dismettere brand e business che mancano di scala o non rientrano più nelle priorità strategiche, per aumentare gli investimenti sui brand in crescita o che permettono di acquisire un chiaro vantaggio competitivo". Lo sottolinea l'ultimo Outlook 2026 di PwC Global in titolato "PwC Global & Italian M&A trends Consumer Markets". 

Di fatto, a livello globale, il mercato globale M&A mostra volumi stabili e un aumento dei valori del +32%, raggiungendo 380 miliardi di dollari, grazie a 10 mega-deal USA (transazioni con valore superiore a $5 miliardi) che sono raddoppiati rispetto ai 5 del 2024. I volumi sono invece in calo dell’1%.

Nel 2025 Europa, Medio Oriente e Africa (EMEA) hanno rappresentato il 44% dei volumi e hanno visto la crescita più alta nell'attività di deal, con un aumento del 10% anno su anno. Al contrario, i volumi sono stati piatti in Asia Pacifico e sono diminuiti del 21% nelle Americhe. 

In controtendenza rispetto al trend a livello mondiale (volumi in leggero calo e aumento solo a valore), le operazioni M&A italiane annunciate nel 2025, sono in aumento sia a volumi (416 operazioni annunciate, +17%) che a valore (+38,1%, $9,4 miliardi includendo anche le operazioni estere con investitore italiano). Le operazioni chiuse sono tuttavia in calo (c. 350, -2%) per una concentrazione di operazioni annunciate nel secondo semestre dell’anno che non si sono ancora chiuse (-5% primo semestre, +44% secondo semestre), trend in linea con quello a livello mondiale.

Nel settore food & beverage, New Princes, nata dall’integrazione tra Newlat Food e Princes Group nel 2024, ha acquisito, oltre a Carrefour Italia, anche Diageo Operations Italy e il ramo d’azienda di Heinz Italia dedicato ai prodotti per l’infanzia e agli alimenti speciali, che comprende i marchi Plasmon, Nipiol, BiAglut, Aproten e Dieterba. Il Gruppo Campari ha inoltre annunciato di aver raggiunto un accordo per la cessione di Amaro Averna e del Mirto di Sardegna Zedda Piras a Illva Saronno Holding. Il gruppo Ferrero, oltre a WK Kellogg Co, ha rilevato gli snack proteici a marchio Power Crunch da Bio-Nutritional Research Group.

M&A in crescita

"Nel 2026 - sottolinea PwC nel report - vediamo un mercato M&A in crescita, favorito da un contesto macroeconomico più stabile, una maggiore fiducia, la prospettiva di ulteriori riduzioni dei tassi di interesse e un clima regolatorio meno teso". In questo scenario emergono nuove opportunità: take-private su aziende quotate sottovalutate e carve-out di business non core da gruppi industriali per attività di revisione del portafoglio.

"I ceo - spiega Emanuela Pettenò, partner consumer markets leader, PwC Italy - privilegiano brand globali e piattaforme scalabili capaci di operare efficientemente sui mercati internazionali, grazie a modelli operativi più snelli. Spin-off e carve-out di grandi corporate accelereranno nel 2026, attirando operatori strategici, private equity e investitori specializzati in distressed M&A. 

Lo spin-off della divisione Ice Cream di Unilever e le cessioni mirate di brand come Averna e Zedda Piras da parte di Campari, secondo il report, sono esempi emblematici di questa tendenza. Procter & Gamble, Reckitt, Coty e altre stanno seguendo la stessa strada, cedendo brand locali minori, nicchie o intere categorie non più prioritarie. Pur essendo spesso di scala ridotta rispetto ai mega-deal, queste dismissioni sono complessivamente rilevanti e consentono alle aziende di semplificare la gestione del portafoglio, posizionandosi su opportunità a maggiore crescita e margine più elevato.

I settori tenuti d'occhio dai manager

I principali settori sotto la lente dei manager per possibili acquisizioni o fusioni vedono in pole position settori legati all'agroalimentare in senso ampio:

  • food & beverages: rimangono categorie M&A top-tier, trainate da domanda resiliente, brand forti e cash flow stabili. Tuttavia, il panorama dell'industria è oggi affetto da 3 fattori decisivi che stanno impattando le strategie di M&A: “Growth fatigue”, fatica a crescere, incertezza sulla domanda futura, e progressivo shift della domanda verso “Convenience” e “Salutismo”. In questo contesto, gli operatori strategici si focalizzano su operazioni di: riposizionamento del portafoglio per esporlo maggiormente a trend di crescita (geografie emergenti, segmenti salutistici); aumento della scala per generare efficienze e creare players più forti e stabili per gestire i rischi sui mercati.
  • restaurant: il dealmaking dei ristoranti rimane selettivo, con attività focalizzata su brand consolidati e modelli esportabili all’estero e tramite franchising. In Cina, la competizione crescente da parte di player domestici in rapido movimento sta spingendo i brand di ristoranti occidentali a ripensare la loro presenza, favorendo sempre più partnership locali e uscite parziali. In Italia, dove la penetrazione delle catene (c.10%) è ampiamente inferiore rispetto a US (c. 60%) e UK (c.49%), ci sono ancora opportunità di M&A spinte dalle esigenze di consolidamento e dalla presenza di molte aziende in portafoglio di fondi di private equity, mature per una exit.
  • retail: l’M&A resta una leva strategica per rispondere alle pressioni dei fornitori, a un consumatore sempre più orientato alla convenienza e a costi operativi in aumento, rafforzando l’importanza della scala e dell’efficienza. Dopo anni in cui i grandi operatori della GDO italiana hanno perseguito acquisizioni e continue nuove aperture, le strategie si stanno spostando anche verso mercati contigui, in particolare il canale drugstore, beauty e pet food. Emblematica, in tal senso, la recente acquisizione da parte di Conad di General Srl, che include oltre 250 negozi a insegna Piumè. Nel Retail l'M&A rimane una leva per rispondere alla pressione sui margini, ad un consumatore sempre alla ricerca della convenienza e costi operativi in crescita, rafforzando l'importanza della scala e dell'efficienza operativa. Nel grocery, il consolidamento regionale delle catene di supermercati sta continuando poiché gli operatori cercano potere d'acquisto e leva sui costi. In parallelo, le piattaforme di food delivery si stanno consolidando poiché gli operatori sotto-scala lottano in un contesto strutturalmente a basso margine. Il quick commerce sta emergendo come un'area chiave di convergenza tra retail ed e-commerce. Secondo Fortune Business Insights, il segmento è previsto crescere a un CAGR stimato del 9% tra 2025 e 2032, rafforzando la sua rilevanza per le strategie M&A retail;
  • travel: crescono le operazioni tech-led, in particolare su soluzioni AI e che migliorano esperienza e personalizzazione;    
  • consumer health: l’invecchiamento della popolazione e l’attenzione al tema wellness spingono i mega-deal;  

Fanno gola altri settori come:

  • beauty: il comparto resta resiliente, con operazioni di fusione e acquisizione su marchi di nicchia e canali prestige e masstige;    
  • fashion: il settore rallenta in tutti i segmenti, mentre la fascia dell’accessible luxury mostra maggiore tenuta; i modelli retail si ristrutturano;    
  • gaming: il settore evolve con convergenze verso lottery, betting e trading cards.    

Outlook 2026

Secondo il report, il 2026 sarà un anno chiave per gli operatori strategici che intendono usare l'M&A per assicurarsi capabilities e rivedere i portafogli: chi si muoverà con decisione e approccio disciplinato, supportato da una pianificazione anticipata di attività di value creation e integrazione, riuscirà a catturare meglio le opportunità di mercato all’interno di uno scenario in evoluzione. 

Per i fondi, opportunità su take private, distressed M&A e alcuni settori in crescita (healthy/special food, beauty, ingredients, consumer health), stimolati anche dalle attese dismissioni di aziende in portafoglio di fondi.Il private equity mira ai brand Consumer quotati attraverso take-private. Una serie di operazioni andate a buon fine nel 2025 "evidenziano l'abbondante liquidità dei fondi di private equity", i costi di finanziamento ridotti e il crescente appeal per aziende Consumer sottovalutate con brand solidi. 

"Nel 2026 - spiega il report - prevediamo un'accelerazione di simili deal, approfittando di valutazioni ancora sotto pressione per i cambiamenti nelle abitudini dei consumatori e la disruption strutturale che sta attraversando il retail tradizionale.

Outlook Italia 2026  

"In Italia - sottolinea il report - l’attuale momento complesso che sta vivendo il fashion potrebbe favorire il delisting di brand in tensione finanziaria, mentre altre quotate consumer, specie nel beauty, appaiono sottovalutate rispetto al loro potenziale". 

Consumer markets

Nel 2025, le aziende consumer hanno accelerato l'M&A su scala (scale-driven), per aumentare efficienza e resilienza, in un contesto di continue pressioni sui costi e consumatori sempre più value-conscious.
L'acquisizione di Kellanova da parte di Mars, così come quella di Versace da parte del Gruppo Prada e di WK Kellogg Co da parte di Ferrero, sono esempi di ampliamento del portafoglio brand per crescere su mercati globali.

"Queste dinamiche - prosegue il report di PwC - persisteranno nel 2026, poiché le aziende cercano vantaggio competitivo e leva operativa attraverso operazioni di consolidamento in particolare in segmenti come grocery, beauty, farmacie, profumerie / personal care, petfood e servizi veterinari, caratterizzate da frammentazione e costi operativi crescenti"

L'M&A capability-driven è previsto aumentare man mano che retailer, piattaforme e brand sentono la necessità di rafforzare la tecnologia, la logistica o crescere in aree adiacenti come healthcare, media, elettronica per ampliare le capabilities operative e commerciali, conoscere meglio il cliente, efficientare il go-to-market garantendo affidabilità delle forniture e abilitando un digital commerce più efficiente.

Fc - 57813

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