Innovazione/2. Benefici positivi per la maggioranza degli agricoltori
Più critica la situazione per quanto riguarda il controllo delle malattie delle colture
Secondo il recente sondaggio dell'Istat (leggi notizia EFA News), la maggior parte degli agricoltori italiani giudica positivamente i benefici dell’innovazione soprattutto per quanto attiene l’ottimizzazione della produzione (82,2%), la gestione dei mezzi di produzione (72,5%) e la riduzione dei costi operativi (63,6%). Meno delineata è invece l’opinione sul controllo delle malattie delle colture e sulla gestione delle risorse idriche in cui circa la metà degli operatori considera questi effetti poco o del tutto irrilevanti.
Scendendo nel dettaglio territoriale, la maggior parte delle aziende del Centro-Nord valuta l’impatto delle innovazioni sulla gestione delle risorse idriche di scarsa o nulla rilevanza (62,3%), mentre nel Mezzogiorno per oltre la metà delle strutture (53%) tale innovazione è giudicata positivamente.
La localizzazione delle aziende sembra quindi incidere sugli effetti attesi nell’adozione di alcune innovazioni. Il controllo delle malattie delle colture è valutato positivamente dal 65,2% delle aziende del Sud, mentre nel Centro-Nord tale quota non supera il 50%. La gestione dei mezzi di produzione è relativamente meno avvertita nelle zone insulari (il 26,8% la ritiene poco rilevante).
Le ricadute sull’ottimizzazione della produzione sono le innovazioni che raccolgono i maggiori consensi in tutte le ripartizioni territoriali considerate (con un picco dell’85,7% nel Nord-est), mentre la riduzione dei costi operativi è accolta con favore soprattutto dalle aziende del Mezzogiorno.
Le trasformazioni indotte dal processo innovativo si accompagnano spesso con un complesso insieme di esigenze organizzative e professionali. A livello nazionale, poco più della metà delle aziende innovatrici (50,2%) ha ritenuto necessario potenziare le competenze tecniche della propria forza lavoro. Se si guarda al dettaglio territoriale, il fabbisogno formativo risulta più sentito tra le aree del Mezzogiorno (con quote superiori al 60%) e quelle del Centro (54,5%).
Accanto all’aggiornamento delle competenze interne, per il 22,7% delle aziende innovatrici è necessario acquisire nuove figure professionali specializzate per gestire processi produttivi più avanzati e complessi. Questa esigenza è stata dichiarata, soprattutto, dalle aziende del Sud (38%) e delle Isole (27,6%). Decisamente più basse le quote tra le aziende del Nord-ovest (15,1%) e del Nord-est (16,7%).
La capacità delle aziende di gestire il cambiamento tecnologico e organizzativo costituisce un ulteriore fattore discriminante. Tra gli operatori che negli ultimi cinque anni hanno messo in atto processi innovativi, il 12% ha segnalato una resistenza interna. Anche in questo caso si osservano differenze territoriali: la resistenza è più diffusa tra le aziende del Sud (23,1%) e delle Isole (15,1%), mentre è più contenuta tra quelle del Nord-ovest (9,5%) e quasi residuale tra quelle del Nord-est (6,6%).
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EFA News - European Food Agency