Turismo sotto attacco: la guerra fa malissimo al travel
Settore hospitality e crociere in rosso pesante in Borsa sulle tensioni per il conflitto Usa-Iran
Le prime stime sugli effetti che il conflitto Usa-Iran sta avendo sui mercato non sono, com'è ovvio, per niente rassicuranti. Soprattutto per il settore travel, al momento quello che sembra il più colpito dalle vendite in borsa stante la precarietà (e pericolosità) del suo ruolo. A far male sono prima di tutto le prospettive del settore, visto che, come spiega Assoviaggi Confesercenti in una nota, "il conflitto in Iran ha causato nel week end appena trascorso la più grande interruzione del trasporto aereo degli ultimi anni, mettendo sotto attacco anche il turismo organizzato"..
Secondo i dati del Centro Studi Turistici di Firenze per Assoviaggi, considerando le reazioni immediate del mercato e ipotizzando una soluzione rapida del conflitto in corso, nei prossimi 30 giorni il turismo organizzato potrebbe perdere altre circa 3.500 prenotazioni tra pacchetti e servizi, per oltre 6,4 milioni di euro di mancati introiti. La perdita deriverebbe sia da rinunce al viaggio su prodotti già acquistati, sia da proposte all inclusive già programmate verso le destinazioni a maggior rischio sicurezza che potrebbero restare invendute.
Ogni anno verso i Paesi indirettamente coinvolti nelle azioni militari - ossia Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Giordania, Arabia Saudita e, in misura minore, Oman - viaggiano oltre 610mila italiani e circa 60mila di loro si avvalgono dei servizi di Tour Operator e Agenzie di Viaggio. Con l’intensificarsi delle azioni militari, l’intera area ha subito un’improvvisa escalation con un impatto immediato sulla sicurezza e sulla logistica dei viaggi, a partire dalla chiusura degli spazi aerei e dalle conseguenti cancellazioni di numerosi voli.
Nei prossimi giorni, spiega Assoviaggi, "sarà più chiaro se si andrà verso una mediazione o un’ulteriore intensificazione del conflitto". In ogni caso, secondo gli esperti, "le scelte di viaggio degli italiani verso l’area sono destinate a rallentare".
Sul versante dell’incoming, dai cinque Paesi coinvolti dagli effetti iniziali del conflitto si registrano mediamente oltre 170mila arrivi annui e più di 2,5 milioni di pernottamenti: un elemento che segnala un possibile impatto anche sui flussi verso l’Italia, oltre che sulle partenze.
In questo contesto, Assoviaggi Confesercenti "chiede che si valuti rapidamente l’attivazione di misure di sostegno per le imprese del turismo organizzato, a partire da strumenti di liquidità per gestire l’ondata di annullamenti e riprotezioni, da interventi che evitino di scaricare integralmente su Tour Operator e Agenzie i costi straordinari legati a cancellazioni e riprogrammazioni, così da ridurre l’incertezza operativa nelle fasi di crisi".
Allarme dati globali turismo
Nel frattempo arriva anche qualche dato più generale, per nulla confortante. L'escalation militare tra Stati Uniti, Israele e Iran ha travolto il comparto globale dei viaggi, che nella sola giornata di ieri, lunedì 2 marzo 2026, ha visto andare in fumo ben 22,6 miliardi di dollari di valore di mercato. È quanto calcolato dagli analisti di Reuters secondo cui la chiusura degli spazi aerei e degli hub strategici del Medio Oriente ha innescato una crisi che gli analisti definiscono il test più duro per l'aviazione civile dai tempi della pandemia di covid-19.
Negli ultimi tre giorni sono stati cancellati almeno 4.000 voli in tutto il mondo: gli scali di Dubai e Doha, centri nevralgici per il traffico internazionale, sono rimasti chiusi per la terza giornata consecutiva, lasciando decine di migliaia di passeggeri bloccati.
Panico in Borsa
Il panico ha colpito duramente anche le borse, come al solito accade in questi casi: i tioli di settore sono tutti in ambasce e viaggiano in territorio negativo da ieri. A Wall Street, American Airlines ieri ha perso il 6% e oggi lascia sul ,terreno il 3,2%; anche United Airlines ha registrato ieri perdite superiori al 6% e oggi sta quasi bissando con un calo del 5,2%.
In Europa, il colosso tedesco delle agenzie di viaggio TUI è crollato ieri del 9,6% e oggi perde il 3,6%, seguito da Lufthansa e IAG che ieri hanno archiviato la seduta con cali superiori al 5% e oggi continuano a viaggiare in rosso: Lufthansa perde il 6%, Iag quasi il 7%. Anche i giganti del turismo come Accor e Carnival se la stanno vendendo brutta. Accor, che ieri ha registrato perdite arrivate a toccare -10%, oggi scende del 4,5%, Carnival che ieri ha lsaciato sul terreno il 6,1% oggi perde un altro 6%, Norwegian cruise Line ieri ha perso il 9% oggi perde il 7,2%, Royal Caribbean group ieri ha perso il 2,8% oggi scende del 4%.
Secondo l'agenzia di rating Bernstein tra i vari titoli Accor e Ihg, InterContinental Hotels Group (oggi -1,9%) sono quelli più direttamente colpiti dalla chiusura degli aeroporti di Dubai e Dhabi e dalle conseguenti cancellazioni di voli. "Accor è la più esposta in questo caso - sostengono gli analisti - con il 10% circa delle sue camere in Medio Oriente che generano un ricavo per camera disponibile molto più alto rispetto al suo portafoglio più ampio grazie a un mix di categorie superiori". Gli analisti si riferiscono alla distribuzione delle proprietà alberghiere tra diversi livelli di qualità e prezzo all’interno di un portafoglio specifico, mercato o pipeline di sviluppo.
EFA News - European Food Agency