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Dollaro in rimonta?

Analisi Robeco su scenari possibili tra guerra ed elezioni di midterm

È la valuta più scambiata al mondo, che sostiene gran parte del commercio globale, e il suo recente indebolimento è stato molto favorevole per i mercati al di fuori degli Stati Uniti. Parliamo del dollaro, ovviamente, al centro di un tourbillon innescato dai recenti eventi geopolitici. Per capire meglio cosa sta accadendo ci affidiamo al commento di Peter van der Welle, strategist di Robeco, società di gestione del risparmio nata in Olanda nel 1929: oggi, con oltre 197 miliardi di dollari di asset under managemt, fa parte di Orix corporation cui è stata venduta nel 2013 da Rabobank (che l'aveva acquisita nel 2001).

Molti investitori, sottolinea l'esperto nel suo report, ritengono che la recente rimonta del dollaro sia il tallone d’Achille per i mercati emergenti e le materie prime, e il rally potrebbe ancora proseguire. Un dollaro in calo è positivo per i mercati azionari non statunitensi, come si è visto con la ripresa delle azioni europee e asiatiche nel 2025. Inoltre, dato che le materie prime sono vendute in dollari, qualsiasi paese che esporti prodotti, dal petrolio alla soia, ottiene un incasso maggiore nella propria valuta locale se il biglietto verde si deprezza. 

Dall’inizio dell’azione militare statunitense contro l’Iran, il 28 febbraio, il dollaro è tornato a rafforzarsi, registrando un rialzo dell’1,5% nei giorni fino al 5 marzo. Questo rimbalzo del dollaro è destinato a durare? si chiede l'esperto. Ebbene, spiega van der Welle, "la valuta più scambiata al mondo è ancora sopravvalutata del 12% secondo la nostra metrica di valutazione preferita, ovvero lo scostamento rispetto al trend della parità del potere d’acquisto (PPA) relativo. Siamo convinti che il dollaro resti interessato da una fase ribassista di lungo periodo (iniziata nel 2022), ma sappiamo che i rally in controtendenza sono comuni". 

Nelle passate fasi ribassiste del dollaro si sono registrati tre di questi rally in controtendenza, in cui il biglietto verde si è apprezzato di almeno il 5% rispetto alle altre valute per una media di tre mesi, con un rendimento medio dell’8,2% ogni volta. 

Un altro rally in controtendenza

"A nostro giudizio - sottolinea l'analista - l’azione militare contro l’Iran potrebbe creare le condizioni per un altro rialzo in controtendenza, che manderebbe all’aria i 'rally generalizzati' osservati in Europa, in Asia e nei mercati delle materie prime. In primo luogo, il posizionamento e le dinamiche dei flussi favoriscono un rimbalzo del dollaro sullo sfondo delle elevate tensioni in Medio Oriente. Alla vigilia del conflitto, gli asset manager avevano posizioni sottopesate storicamente ampie sul dollaro: il rovescio della medaglia è che avevano posizioni sovrappesate, estremamente ampie, sulle azioni dei mercati emergenti. Ciò espone gli investitori al rischio di trovarsi in una posizione vulnerabile". 

"Quanto più a lungo dureranno le tensioni in Medio Oriente, tanto maggiore sarà la corsa alla liquidità - sottolinea l'esperto - Questa situazione favorisce il dollaro, che è coinvolto nell’89% delle transazioni valutarie a livello globale. Abbiamo riscontrato che l’indice del dollaro ponderato per l’interscambio tende a rafforzarsi nei 3-6 mesi successivi ai grandi eventi geopolitici". 

In secondo luogo, si legge nel report di Robeco, "mentre le bombe cadevano sull’Iran in una prova di egemonia statunitense, il dollaro ha ripreso a salire". In questo frangente, si è ripristinata la sua correlazione positiva con l’indice di volatilità VIX, vistosamente assente all’indomani del cosiddetto 'Giorno della liberazione' dichiarato dal presidente Trump lo scorso anno ad aprile, quando è cominicata l'imposizione dei dazi (leggi notizia EFA News) "Pertanto - dice l'esperto - il dollaro sta ritrovando parte del suo fascino perduto di bene rifugio". 

Stati Uniti vs Europa 

Il terzo motivo di un rialzo del dollaro è "più tecnico" e attiene ai differenziali di interesse rispetto all’euro, la seconda valuta più scambiata al mondo. Attualmente il tasso di riferimento statunitense fissato dalla Fed è compreso tra il 3,5% e il 3,75%, con la prospettiva di ulteriori tagli dei tassi nel 2026, mentre il tasso della BCE è compreso tra il 2,15% e il 2,40% e non si prevede che scenda ulteriormente. "Ciò - sottolinea Robeco - favorisce gli afflussi verso il dollaro, soprattutto se la guerra in Medio Oriente dovesse spingere al rialzo i prezzi dell’energia, e quindi l’inflazione, rendendo ancora meno probabile un taglio dei tassi da parte della BCE". 

"Bisogna tener conto, inoltre - si legge ancora nel report - dei differenziali di crescita del PIL tra Stati Uniti ed Eurozona. Di recente, il dollaro è sceso molto di più di quanto giustificato dalla differenza tra i dati sulla produzione industriale statunitense e tedesca. Dal momento che l’Europa è più vulnerabile a uno shock petrolifero, essendo un importatore netto mentre gli USA sono un esportatore netto di energia, i differenziali di crescita potrebbero premiare ulteriormente il dollaro". 

Non dimentichiamo le elezioni di metà mandato 

C’è, infine, la "vecchia cara motivazione politica", rappresentata dalle elezioni di metà mandato previste a novembre, che sono sempre interpretate come un referendum sulla popolarità del presidente in carica. Durante la seconda presidenza Trump, l’andamento del dollaro ha replicato con notevole precisione quello registrato durante il primo mandato del tycoon, dal 2017 al 2021. Se da qui in poi il corso degli eventi dovesse ricalcare nuovamente il copione della prima amministrazione Trump, potremmo essere molto vicini a un rafforzamento del dollaro.

Fc - 58264

EFA News - European Food Agency
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