In Siria scoppia (anche) la guerra dell'alcol
A Damasco proibita la vendita di alcolici in bar e ristoranti: la popolazione si ribella
Come non bastassero già i problemi della guarra in Siria ci si mettono pure quelli dell'alcol. La scorsa settimana, infatti, il governatore di Damasco, capitale della Siria ha emanato un'ordinanza in cui ha vietato la vendita di bevande alcoliche in ristoranti e bar di tutta la città: ai commercianti è stato concesso un periodo di tre mesi per adeguarsi alla nuova normativa- E le autorità hanno dichiarato, non lasciando via di scampo, che la decisione è stata presa "su richiesta della comunità locale".
Apriti cielo. Nei giorni scorsi migliaia di manifestanti si sono riversati nelle strade di Damasco per protestare contro quello che viene definito, un "tentativo" di limitare la vendita e il consumo di alcol. A guardare meglio l'ordinanza, infatti, ci si accorge che più che un tentativo è una vera e propria risoluzione.
Oltre a quanto già detto, la nuova normativa contempla un'esenzione ai negozi in tre quartieri a maggioranza cristiana, consentendo loro di vendere alcolici in bottiglie sigillate da asporto. I negozi, tuttavia, non sono autorizzati a servire alcolici sul posto: per poter servire alcolici da asporto, inoltre, devono essere posizionati ad almeno 75 metri di distanza da moschee e scuole e a 20 metri da stazioni di polizia e uffici governativi.
Che la cosa non sia di secondaria importanza per i cittadini e nemmeno per le autorità al comando della nazione è confermato dal fatto che durante una manifestazione di domenica scorsa a Damasco, forze di sicurezza pesantemente armate hanno circondato e sorvegliato i manifestanti: la manifestazione si è svolta senza incidenti.
"Non si tratta di voler bere alcolici o meno, si tratta di libertà personale - hanno detto alcuni manifestanti - Siamo venuti qui per difendere un'idea". Lo sceneggiatore televisivo Rami Koussa, 37 anni, ha dichiarato alle agenzie internazionali che "questo tipo di decisione non sarà tollerata".
Le proteste riflettono i crescenti timori che le autorità islamiste possano ulteriormente limitare le libertà personali, dopo aver decretato l'obbligo di costumi da bagno "modesti" sulle spiagge pubbliche di tutto il paese e aver vietato il trucco alle dipendenti del settore pubblico nella provincia di Latakia.
Il presidente Ahmed al-Sharaa, ex ribelle islamista che ora guida il governo provvisorio del paese devastato dalla guerra, non si è espresso pubblicamente sul dibattito relativo all'alcol. Finora ha agito con cautela nell'imporre restrizioni sociali ma la sua amministrazione si trova ad affrontare crescenti pressioni da parte degli integralisti affinché imponga valori islamici più conservatori.
La Siria è stata, inoltre, scossa da diversi episodi di violenza settaria mortale, nonostante le promesse di al-Sharaa di unire il paese, rispettare il pluralismo e proteggere le minoranze.
Tra le forti critiche, le autorità di Damasco hanno rilasciato una dichiarazione in cui si scusavano con la popolazione cristiana della città "per qualsiasi malinteso o interpretazione errata della decisione". Hanno, inoltre, chiarito che gli hotel saranno esentati dalle restrizioni sulla vendita di alcolici. "Questa decisione non interferisce con le libertà personali dei cittadini - si legge nella dichiarazione - La regolamentazione della vendita di alcolici esiste in tutti i paesi, con differenze nelle modalità di applicazione e controllo".
EFA News - European Food Agency