Orcia Doc: Riserva 2020 Cenerentola in anteprima
Dieci annate in dialogo con moda, design, musica e storia
L'ultima presentazione dell'Orcia Doc Riserva 2020 Cenerentola è stata trasformata in un vero laboratorio intorno al concetto “il vino è cultura”. Lunedì 23 marzo, alla Fattoria del Colle di Trequanda, Donatella Cinelli Colombini , in collaborazione con la figlia Violante Gardini Cinelli Colombini, ha presentato l'Orcia Doc Riserva 2020 Cenerentola con un format inedito che mette il vino in relazione con la civiltà del tempo in cui nasce. Non una semplice degustazione verticale, ma un racconto in dieci tappe dove annate, immagini, musica, design, moda, avvenimenti storici e costumi si intrecciano per offrire una chiave di lettura mai tentata prima, più ampia e più memorabile.
Protagonista della degustazione sono dieci annate di Orcia Doc Cenerentola (2001, 2004, 2006, 2007, 2008, 2013, 2016, 2017, 2018 e la nuova Riserva 2020). La guida dell'assaggio è affidata a Ilaria Lorini, prima donna incoronata Miglior Sommelier d'Italia Ais nel 2025 e portavoce di vini che nascono nelle prime cantine italiane con un organico interamente femminile. Un appuntamento che punta a rimettere il vino dentro la cultura contemporanea, e non soltanto dentro la tecnica di cantina. "Vogliamo mostrare come anche il vino, proprio come la musica o la moda, cambia il suo modo di esprimersi nel tempo", spiega Donatella Cinelli Colombini. "Lo spartito può essere lo stesso, così come l'uva e il terroir, ma ogni epoca porta con sé una sensibilità diversa. Per questo il vino non è soltanto coltura: è cultura". Il cuore dell'evento sta proprio qui: far capire che ogni annata non parla solo di clima, vendemmia e maturazione, ma anche del gusto, dei desideri e dei valori del momento storico in cui è nata.
Il parallelismo più evidente è quello tra vino e moda. All'inizio dei Duemila dominavano l'impatto, l'ostentazione, il gusto per la forza visibile: nel vino significava concentrazione, legno, potenza; nella moda, logo, lusso dichiarato, effetto immediato. Poi è arrivata la ricerca della misura. Dopo la crisi economica del 2008, anche nel vino il baricentro si è spostato: meno costruzione, più equilibrio; meno protagonismo della cantina, più centralità della vigna. Negli anni successivi si sono fatti strada identità, autenticità, sostenibilità, riconoscibilità. In altre parole: dal vino che vuole impressionare al vino che vuole raccontare.
È dentro questa traiettoria che Cenerentola trova la sua forza narrativa. Nato nel 2001 dall'unione di Sangiovese e Foglia Tonda, è il frutto di una ricerca lunga e controcorrente su un vitigno autoctono quasi scomparso. Dopo anni di sperimentazioni in vigna, in vendemmia e nell'affinamento, Cenerentola raggiunge i primi successi internazionali con l'annata 2013; nel 2015 confronta la corona in etichetta e, da allora, il vino consolida il proprio posizionamento come una delle espressioni più originali dell'Orcia e della nuova enologia italiana che fa del rispetto della natura, dell'artigianalità e del rispetto dei luoghi i suoi punti di forza.
Nel 2019 Donatella Cinelli Colombini ha concluso persino i produttori di Foglia Tonda in un forum dedicato, contribuendo alla riscoperta di quello che oggi è considerato uno dei vitigni autoctoni più interessanti della Toscana. La presentazione del 23 marzo ruota attorno alla novità più attesa: l'Orcia Doc Riserva 2020 Cenerentola, prodotta in sole 200 bottiglie magnum numerate. L'annata nasce da una stagione complessa, segnata da gelata primaverile, estate torrida e piogge settembrine che hanno favorito il recupero delle viti. Il risultato è un vino ottenuto da acini piccoli e ricchi di sostanza, con Sangiovese e Foglia Tonda vinificati separatamente e maturati per 12 mesi in tonneaux da 5 ettolitri di rovere francese e in piccole botti. Le 200 magnum sono confezionate in astucci bianchi con scritte in oro, in omaggio alla fiaba da cui il vino prende il nome. Accanto alla novità del prodotto, c'è anche la forza del contesto.
La Doc Orcia, nata nel 2000 in un territorio collinare fra Brunello e Vino Nobile di Montepulciano, esprime un paesaggio antico e integro, riconosciuto dall'Unesco, dove la vite non è soltanto produzione ma parte viva del paesaggio e della sua continuità. In questo scenario Cenerentola rappresenta una scelta precisa: dare voce a un territorio recente come denominazione, ma antichissimo per cultura, paesaggio e identità.
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