Eurozona, stop alla crescita
A marzo l'indice manifattureiro Hcob S&P Global in discesa
A fine primo trimestre, l’economia del settore privato dell’eurozona ha segnalato un’espansione più lenta. È questa la lettura che emerge dai dati raccolti nell’ultima indagine S&P Global PMI. L’indice ha registrato la crescita più debole dell’attività degli ultimi nove mesi: per la prima volta da luglio 2025, le condizioni della domanda sono peggiorate, il che fa eco al nuovo crollo dei nuovi ordini ricevuti dal terziario. Un altro importante elemento da segnalare è la pressione dei costi sostenuti dalle aziende, molto più elevata rispetto a febbraio 2026 e con un tasso di inflazione balzato al record da febbraio 2023.
L’Indice S&P Global PMI della Produzione Composita dell’Eurozona scende da 51.9 di febbraio a 50.7 di marzo, valore minimo in nove mesi. Questa lettura, sottolinea S&P Global, "mostra l’indebolimento dell’espansione economica dell’eurozona, che segna un valore molto inferiore alla media storica di 52.4".
Il motivo della più lenta espansione di marzo va trovato nel settore terziario, quello che include le attività economiche che producono o foirniscono servizi, come commercio, trasporti, turismo, sanità, istruzione, finanza e banche. L’Indice S&P Global PMI sull’Attività Economica del Terziario dell’Eurozona ha segnalato a marzo solo un tasso di crescita marginale, scendendo a 50.2 da 51.9 di febbraio. Questo valore è il più debole del settore da maggio dello scorso anno.
La Spagna è stata il paese che a marzo ha indicato la crescita più veloce, registrando un rialzo accelerato. A seguirla subito dopo è l’Irlanda, anche se a un tasso di espansione rallentato ai minimi in sei mesi. A fine primo trimestre, la maggiore economia dell’eurozona, cioè la Germania, ha continuato a segnalare un’attività in crescita, anche se ad un tasso sceso al valore più debole inun anno. Allo stesso tempo, Francia e Italia hanno registrato contrazioni.
"Dopo un periodo di forte miglioramento della domanda iniziato la scorsa estate - spiega il comunicato di S&P Global - a marzo si assiste ad un declino in tutta l’eurozona. Il nuovo calo dei volumi di vendita si lega alla riduzione degli ordini ricevuti dalle aziende dei servizi. Anche se il tasso di contrazione è stato di nuovo lieve, la quantità di nuovi ordini esteri di marzo (che includono i commercio intra-eurozona) ha indicato un peggioramento".
A marzo, l’occupazione del settore privato si è lievemente ridotta, dopo due mesi rimasti quasi invariati. Anche se minima, la riduzione dei posti di lavoro è stata la più elevata in 13 mesi, soprattutto dovuta ai maggiori tagli di personale registrati nell’industria. Il maggior calo occupazionale è coinciso con l’indebolimento delle previsioni future.
Interessanti a marzo sono i movimenti dei dati PMI sui prezzi: l’inflazione dei costi è accelerata molto e ha segnato ilvalore più alto in poco più di tre anni. Il settore manifatturiero ha, invece, riportato un aggressivo rialzo delle pressioni dei prezzi di acquisto, il cui indice è salito di quasi 11 punti da febbraio, incremento mensile record. Anche nel terziariole spese sostenute dalle aziende hanno indicato un forte incremento.
Seguono subito dopo i prezzi di vendita, anche se qui l’aumento inflazionistico è stato molto meno vincolante, con numeri solo marginalmente più alti rispetto a febbraio. Nonostante tutto, a marzo si assiste al più elevato incremento dei prezzi di beni e servizi dell’eurozona dafebbraio 2024.
"L’Indice PMI di marzo ci ha segnalato che l’economiadell’eurozona è già stata colpita dagli effetti della guerra in MedioOriente - spiega Chris Williamson, chief business economist presso S&P Global Market Intelligence - Gli incoraggianti segnali di crescita visti a inizio anno sono stati debellati dall’impennata dei prezzi energetici, dallo strangolamento della catena distributiva, dalla volatilità dei mercati finanziari e dal nuovo calo della domanda. Il conseguente forte rialzo dei prezzi innalza nel breve termine lo sgradito spettro della stagflazione, o peggio. I livelli di crescita quasi stagnanti di marzo hanno trascinato in basso l’espansione del PIL del primo trimestre che ha registrato 0.2%. E, per il secondo trimestre, preoccupa di più il chiaro profilarsi di un rischio di contrazione economica a meno che il conflitto non veda una rapida risoluzione, e comunque anche in quel caso ne vedremo probabilmente i dannosi effetti sui mercati economici nei prossimi mesi.
"A marzo, e per la prima volta da luglio - aggiunge Williamson - il flusso dei nuovi ordini ha segnato una contrazione, sebbene la stretta ai consumi dovuta all’aumento del costo della vita sia probabilmente solo all’inizio. Le diffuse notizie di blocchi degli approvvigionamenti, causati dal conflitto, aumentano il rischio di un ulteriore limitazione alla crescita e di un incremento della pressione dei prezzi. L’aumento dei prezzi innalza anche la prospettiva di un’impennata dei tassi di interesse, con un aggressivo capovolgimento della politica economica della Banca Centrale Europea, finalizzata a prevenire il radicamento delle pressioniinflazionistiche di breve termine.
"Da qui - conclude l'epserto - l’ottimismo sulle prospettive future è crollato e, dopo aver già colpito l’occupazione, smorzerà anche gli investimenti. In questo contesto, è probabile che molte proiezioni economiche per il 2026 saranno revisionate al ribasso o potrebbero addirittura mettere in conto una contrazione del PIL per il prossimo trimestre".
EFA News - European Food Agency