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CLARA MOSCHINI

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A Genova guerra commerciale sul nuovo stadio

Non è ancora nato ma già scatena la protesta di Civ e Confcommercio: temono una “bolla”

Non è nemmeno ancora nato, peggio non è nemmeno ancora in gestazione, e il nuovo stadio di calcio che dovrebbe sorgere (prima o poi) a Genova, scatena già le critiche dei commercianti. Sono Confcommercio e la Consulta dei CIV a dare fuoco alle polveri. In un comunicato "a nome degli imprenditori genovesi del commercio e dei pubblici esercizi", anche "alla luce delle recenti notizie stampa", le due organizzazioni "lanciano un allarme sul progetto di restyling dello stadio Luigi Ferraris di Genova". 

"I 10.000 metri quadrati previsti per attività commerciali e di somministrazione all'interno dell'impianto - spiegano le organizzazioni nella nota - non sono un'opportunità ma una minaccia diretta alla sopravvivenza del tessuto sociale ed economico del quartiere".

La polemica nasce anche dal fatto che un anno fa circa il sindaco Silvia Salis commentò: "Dal Comune noi possiamo controllare cosa avviene dentro lo stadio, perché sappiamo quale sarebbe l'impatto di far diventare lo stadio un gigantesco centro commerciale per tutto il commercio di Marassi e anche delle zone limitrofe". Un anno dopo, cioè pochi giorni fa, si è svolta la commissione specifica a Palazzo Tursi sede del Comune che ha analizzato nel dettaglio il progetto di restyling studiato dall'architetto Hembert Peñaranda per lo stadio di Genova. 

Una delle novità riguarda lo spostamento delle scale che nel progetto verrebbero portate all'esterno dell'impianto in modo da liberare oltre 10 mila metri quadrati destinati ad attività commerciali e tempo libero. L'obiettivo dichiarato è far vivere lo stadio sette giorni su sette alla settimana ma diecimila metri quadrati sono grandi circa quanto un campo da calcio e mezzo.

"A differenza di altre zone della città che hanno capitolato davanti all'avanzata della Grande Distribuzione - aggiunge la nota - Marassi ha rappresentato finora un caso di studio unico. Grazie allo stadio, si è infatti creata una 'bolla' di resilienza: un indotto che resta nel quartiere, basato su un legame identitario profondo tra tifosi e locali storici".

“Lo stadio a Marassi non è un corpo estraneo, è il cuore di un ecosistema - spiega Umberto Solferino, presidente della Consulta dei CIV di Confcommercio - La somministrazione qui non è solo consumo: è aggregazione sociale e fedeltà che dura da generazioni. Permettere 10.000 mq di offerta interna significa drenare questo flusso vitale, rompere il rapporto di vicinanza e identità e condannare le piccole imprese che finora hanno fatto da scudo contro la desertificazione commerciale”.

C’è forte scetticismo sulle rassicurazioni fornite dal Comune circa la natura delle nuove aperture. “Le promesse sui ‘negozi a tema’ le abbiamo già sentite per il Palasport e sappiamo come è finita: c’è dentro di tutto - sottolinea Ilaria Natoli, vice presidente Confcommercio Genova presidente del CIV via XX Settembre - Non esiste alcuna legge che ci tuteli una volta autorizzate le superfici. Senza vincoli scritti e invalicabili, il ‘tematismo sportivo’ è solo una maschera per l'ennesimo centro commerciale”.

“Siamo già circondati: il Mirto, l’ex Mercato di Corso Sardegna e nove supermercati in 500 metri - aggiunge Roberta Toscano, presidente del CIV di Marassi - Il quartiere ha già un’offerta di somministrazione sproporzionata rispetto alla domanda quotidiana. Se pizzerie, hamburgerie e paninoteche aprono dentro le mura dello stadio, i locali del quartiere, che pagano affitti e tasse tutto l'anno da moltissimi anni per garantire un presidio di sicurezza e luce nelle vie, rischieranno  la chiusura”.

“Come Confcommercio siamo pronti a portare avanti la nostra battaglia con forza - conclude Manuela Carena, membro di Giunta di Confcommercio Genova e presidente del CIV Colombo Galata - Non è un problema limitato a Marassi ma è una questione di visione di città: non accetteremo che si favoriscano i grandi investitori a scapito di chi vive e lavora sul territorio. Per lo stadio chiediamo garanzie blindate: niente alimentare, niente somministrazione selvaggia, solo articoli sportivi specializzati. E per la città chiediamo opere con una visione strategica, che non portino vantaggi a pochi per fare chiudere tanti e favorire la desertificazione”.

Fc - 60197

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