Non riceve alcun finanziamento pubblico
Direttore responsabile:
CLARA MOSCHINI

Facebook Twitter Youtube Instagram LinkedIn

Libri. AI applicata alla zootecnia: utilissima ma...

Saggio di Andrea Rosati sulle trasformazioni nell'allevamento

In che misura l'attività zootecnica si evolve quando le decisioni vengono sempre più guidate da dati e algoritmi? A questa domanda così dirimente cerca di rispondere il libro "Allevare nell'età dell'IA. Animali, dati e senso" (Edagricole di Tecniche Nuove, 2026, pp. 208), a cura di Andrea Rosati, esperto zootecnico, docente alle Università di Bologna e Camerino, da oltre 20 anni guida la Federazione Europea di Zootecnia (Eaap) e l’Associazione Mondiale di Produzione Animale (Waap).

Il saggio offe una disamina dei pro e dei contro dell'intelligenza artificiale e degli algoritmi applicati alla zootecnia, con una particolare attenzione all'evoluzione dell'allevamento di precisione, con sensori, telecamere e sistemi di monitoraggio continuo. L'autore analizza anche il ruolo dei dati come nuova risorsa strategica dell'azienda zootecnica.

Secondo Rosati, l'intelligenza artificiale non va vista solo come uno strumento per automatizzare attività esistenti, ma come un elemento capace di trasformare l'organizzazione stessa degli allevamenti, il lavoro degli operatori e perfino il modo in cui viene prodotto e interpretato il sapere zootecnico.

L'esperto distingue tuttavia tra "conoscenza" e "senso", nella misura in cui l'intelligenza artificiale può elaborare informazioni e prescrizioni anche molto dettagliate ma non può dare un indirizzo etico all'attività. Gli algoritmi possono aiutare a decidere "come" allevare, ma sul "perché" e su quali valori adottare, il futuro della zootecnia non dipenderà soltanto dalla tecnologia, ma dall'equilibrio tra innovazione digitale, esperienza umana e responsabilità etica.

"L’intelligenza artificiale, in un contesto zootecnico come in altri, può essere vista come una biblioteca vivente e una capacità di calcolo di proporzioni inimmaginabili, capace di contenere e processare ogni dato mai registrato sulla genetica, sulla nutrizione o sulla salute animale", si legge nella nota editoriale. "Senza la capacità umana di discernere e attribuire un peso, morale o pratico che sia, alle scelte, la potenza dell’IA resterebbe una risorsa sterile, un motore potentissimo senza un pilota che sappia dove valga la pena dirigersi".

"L’introduzione dell’Intelligenza Artificiale nella zootecnia non è una semplice questione di aggiornamento tecnologico. È un processo di trasformazione culturale e organizzativa che ridefinisce ruoli, responsabilità e logiche operative", scrive Rosati, osservando come "ciò che fino a poco tempo fa era basato su esperienza diretta e routine fisse – come i controlli sanitari settimanali o le visite riproduttive mensili – deve oggi adattarsi a una logica dinamica, guidata da dati in tempo reale, reattività e previsione. Il lavoro dell’allevatore diventa quello di un 'data manager biologico': un professionista che osserva, interpreta e reagisce, non più in base al calendario, ma agli stimoli che emergono dai dati".

lml - 61475

EFA News - European Food Agency
Simili