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L'export made in Italy compie 100 anni e cresce ancora

Rapporto Ice: l'export nel 1926 rappresentava il 12% del pil, oggi vale il 32,2%

Nel 1926 le esportazioni di beni e servizi valevano circa il 12% del pil italiano, nel 2025 quel rapporto è quasi triplicato e ha raggiunto il 32,2%. È quanto emerge dal 40° Rapporto ICE "L’Italia nell’economia internazionale" presentato a Roma alla Camera dei Deputati in occasione della celebrazione del Centenario dell’Agenzia. 

A distanza di cento anni, le nuove rotte dell'internazionalizzazione stanno producendo risultati concreti: dopo la sostanziale stabilità del valore delle esportazioni nel 2023 e la lieve flessione del 2024, nel 2025 l'export di merci è tornato a crescere del 3,3%, raggiungendo 643 miliardi di euro: 163 miliardi in più rispetto al 2019. La dinamica è risultata superiore a quella media dell'Unione Europea e delle sue principali economie, consentendo all'Italia di diventare il quinto esportatore mondiale di merci contendendo al Giappone la quarta posizione.

Il Rapporto rappresenta uno dei principali strumenti di informazione e analisi sul posizionamento del sistema produttivo italiano nei mercati esteri. L’edizione 2025-2026 analizza un quadro internazionale caratterizzato da elevata instabilità geopolitica, dal rafforzamento di misure tariffarie e protezionistiche e dalla riconfigurazione delle catene globali del valore. Su oltre 120 mila imprese esportatrici attive nel 2023, quasi 82 mila hanno mantenuto una presenza continuativa all'estero nel biennio successivo e circa 51 mila esportano senza interruzioni dal 2017, rappresentando il nucleo più solido del sistema esportatore nazionale.

“Se dobbiamo fare un bilancio di questi 100 anni credo che si debbano guardare i numeri, anche se i numeri non sempre rappresentano la qualità di quello che noi abbiamo esportato - sottolinea Matteo Zoppas, presidente dell’ICE -  É stato un orgoglio riuscire a rappresentare questo istituto così importante, noi siamo quell’infrastruttura che riesce a portare all’estero le imprese, gli imprenditori e i prodotti, siamo una specie di porta di ingresso per loro”.

Secondo Zoppas, in questi 100 anni “si è sviluppata e consolidata una infrastruttura che è un fertilizzante per la crescita delle nostre esportazioni. Ci siamo dedicati soprattutto sulle piccole e medie imprese, però vedere che nel 1926 si esportava il 12% e nel 2026 siamo al 30%, fa capire quanto è stata importante la crescita e quando hanno guardato fuori dai confini i nostri imprenditori per riuscire a consolidare una posizione di primato”.

Secondo il presidente Ice, la presenza di dinamiche favorevoli in diverse regioni extra UE (America settentrionale +6,8%, Medio Oriente +7,2%, Asia centrale +6%) conferma l'importanza della diversificazione in una fase in cui la domanda europea resta disomogenea e aumentano i rischi connessi alla concentrazione su singoli mercati. Nonostante le recenti crisi, le esportazioni italiane sono cresciute in valore del 3,2% nel primo quadrimestre del 2026.

Nel 2025, il commercio internazionale ha continuato a crescere in un contesto profondamente diverso rispetto alle fasi di più intensa integrazione dei mercati:. Le tensioni geopolitiche e commerciali incidono in misura crescente sulla direzione degli scambi e degli investimenti, mentre il ricorso a dazi, sussidi e altre misure di politica industriale accresce l'incertezza e favorisce una riorganizzazione delle relazioni economiche lungo direttrici anche geopolitiche. La nuova politica tariffaria degli Stati Uniti costituisce uno dei principali fattori di discontinuità del 2025 e accentua i rischi di frammentazione dell'economia mondiale.

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EFA News - European Food Agency
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