Non riceve alcun finanziamento pubblico
Direttore responsabile:
CLARA MOSCHINI

Facebook Twitter Youtube Instagram LinkedIn

Grano proteico sempre più raro, costi crescono a due cifre

A fronte dei prezzi del duro in calo, Sgambaro sceglie di investire sulla qualità della filiera italiana

"La campagna del grano 2026 si chiude con un raccolto abbondante, ma con una disponibilità molto limitata di grano ad alto contenuto proteico. Per questo il nostro pastificio continua a investire sulla qualità, sostenendo un costo della materia prima superiore di circa il 10% pur di garantire una pasta ottenuta da grani con oltre il 15% di proteine." È questa la fotografia tracciata da Pierantonio Sgambaro, presidente dell’omonimo pastificio, che ribadisce la strategia di privilegiare la qualità della filiera italiana anche in un contesto di mercato complesso.

La raccolta 2026 si è infatti conclusa con rese superiori alla media nelle principali aree cerealicole italiane, dal Sud al Centro Italia, e con un grano dal peso specifico elevato. Le abbondanti precipitazioni unite alle alte rese produttive hanno però inciso sul contenuto proteico, che mediamente si attesta intorno al 12%, mentre partite con un tenore proteico superiore al 15% - quello cercato da Sgambaro per produrre pasta di alta qualità - rappresentano oggi una vera rarità.

È proprio questa scarsità a determinare un divario di prezzo sul mercato. Se il grano duro "base" quota circa 270 euro a tonnellata, quello con caratteristiche qualitative superiori può raggiungere i 320 euro a tonnellata. Un differenziale che Sgambaro sceglie di assorbire pur di continuare a offrire una pasta ottenuta da materie prime selezionate, senza abbassare i propri standard qualitativi.

"Per noi la qualità non è negoziabile, è un impegno che abbiamo assunto nei confronti dei consumatori e della nostra filiera", dichiara Sgambaro. "Continuiamo a garantire una pasta ottenuta da grani con un elevato contenuto di proteine, anche quando questa materia prima è sempre più rara e più costosa”.

Il calo delle quotazioni del grano duro apre, inoltre, una riflessione sulle prossime campagne. Prezzi così bassi rischiano di comprimere la redditività degli agricoltori e di scoraggiare le semine della prossima stagione, con possibili ripercussioni sulla disponibilità di materia prima di qualità negli anni futuri.

"Le dinamiche di questa campagna confermano quanto sia importante riconoscere il valore della qualità lungo tutta la filiera. Anche in un mercato che premia poco la materia prima, abbiamo scelto di non abbassare i nostri standard perché crediamo che la fiducia dei consumatori si costruisca con continuità e coerenza. Solo valorizzando il lavoro degli agricoltori e la qualità del grano italiano possiamo garantire competitività e sostenibilità", conclude Sgambaro.

lml - 61898

EFA News - European Food Agency
Simili