Food for Innocenzi?
L'autrice del docufilm contro gli allevamenti, alla ribalta per un "conflitto d'interessi" che non le fa onore
A oltre due anni dalla presentazione del documentario "Food for profit" a firma Gulia Innocenzi e Pablo D'Ambrosi, torna alla ribalta l'opera della giornalista di Report. Per intenderci, è la stessa che ha sparato ad alzo zero sui polli biologici di Fileni che, secondo il servizio, avrebbero molto poco di bio, salvo poi un anno dopo, innestare la retromarcia riconoscendo la correttezza dell'azienda marchigiana, confermando che tutto ciò che Fileni ha dichiarato "bio" è davvero "bio"(leggi notizia EFA News). Ebbene adesso viene fuori un possibile "conflitto di interessi" che colpirebbe proprio la reporter.
In breve, come riporta oggi Il Giornale, tra i finanziatori del documentario "Food for profit" (tradotto suona: Cibo a scopo di lucro) firmato dalla giornalista Innocenzi e presentato in anteprima mondiale nella sede del Parlamento europeo, tra i figurerebbe con 5.000 euro anche un privato olandese: si tratta di Michel Van Deursen membro, tra l'altro, della giuria dell'Eic, l'European innovation council istituito nell'ambito del programma UE Horizon Europe che vanta un budget da 10,1 miliardi di euro. Proprio la giuria dell'Eic è deputata a "selezionare" i progetti europei per sostenere le innovazioni rivoluzionarie attraverso finanziamenti alle singole aziende tramite sovvenzione ie investimenti in UE.
Per chi non l'avesse visto (ma basta andare su Wikipedia e si legge la sinossi della trama) nel documentario vengono mostrati i presunti legami tra l'industria della carne, le lobby e il potere politico: al centro ci sono i miliardi di euro di fondi pubblici che l’Europa destina agli allevamenti intensivi, che - questa la tesi del film - maltrattatterebbero gli animali, inquinerebbero l’ambiente e rappresenterebbero un pericolo per future pandemie.
Il documentario è stato proiettato per la prima volta al Parlamento europeo a Bruxelles il 22 febbraio 2024 per volere degli eurodeputati Ignazio Corrao (Italia), Tilly Metz (Lussemburgo) e Francisco Guerreiro (Portogallo) e poi presentato in diverse sedi istituzionali, dal parlamento italiano ai consigli regionali. A partire dal 14 marzo dello stesso anno, il film è stato distribuito nei cinema italiani e poi esportato (a partire dal 6 giugno 2024) anche in Spagna. Il 5 maggio 2024 è stato oggetto di una puntata di Report su Rai 3.
Ebbene, ora viene fuori che tra i finanziatori del docufilm, oltre a varie ong ci sarebbe questo socio privato, ossia Van Deursen, imprenditore attivo nel settore: sua è, infatti, Capital V Foundation, venture capitalist che finanzia startup o aziende vicine alla filosofia di pensiero che vede negli allevamenti intensivi uno dei disastri in atto nella moderna società dei consumi. "Ci impegneremo - scriva Van Deursen - a difendere i diritti degli animali esercitando pressioni sui funzionari governativi e sui responsabili politici affinchè creino leggi che proteggono gli animali e promuovano il veganismo".
Questa liaison (decisamente dangereuse, checché ne pensi Innocenzi) tra l'autrice del docufilm che punta il dito sugli allevamenti intensivi e una società privata che vede in questi allevamenti uno dei "mali" della società, desta da più parti più d'una perplessità. Giulia Innocenzi bolla la cosa con un laconico: "è una questione vecchia", visto che il caso è già stato oggetto di 2 interrogazioni parlamentari e che è stato risolto, a quanto dice. Senza calcolare troppo che il suo docufilm è stato visto da oltre 2 milioni di spettatori tra prima puntata e replica: spettatori che hanno raggiunto quote ancora più folte calcolando che è stato proiettato in diversi cinema e che è tuttora fruibile su RaiPlay. Non solo: quando "Food For Profit" è uscito in dvd, pochi mesi dopo, a detta della stessa Innocenzi sul suo profilo Facebook, era già il documentario più venduto su Amazon, risultando "23simo fra tutti i film più venduti in Italia sulla piattaforma, dopo i tanti Dune, i classici Indiana Jones e The Truman show e cartoni della Disney!".
Tornando a bomba, adesso Innocenzi sottolinea che "di conflitti d'interessi è pieno il mondo". Sarà, ma non è una buona ragione. Perchè rimane aperta, per il telespettatore comune, ignaro di tanti fatti e fattacci lobbistici, la questione se sia lecito (ed eventualmente fino a che punto) o meglio ancora, se sia "corretto" farsi pagare, anche se in parte, un'opera filmica che accusa qualche settore da chi quel settore combatte.
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EFA News - European Food Agency