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Dalla Cop17 l'allarme desertificazione

A rischio 4 ettari su 10 delle terre emerse: dall'agritech nuove risposte

Fino al 40% delle terre emerse del pianeta è oggi colpito da desertificazione e degrado del suolo, con conseguenze dirette su produzione alimentare, disponibilità d'acqua ed equilibri geopolitici: è la stima più aggiornata diffusa dalle Nazioni Unite, che fotografa un'emergenza silenziosa quanto quella climatica ma ancora poco raccontata. Il dato arriva con la chiusura, a Ulaanbaatar in Mongolia, della diciassettesima Conferenza delle Parti (Cop17) della Convenzione delle Nazioni Unite per la Lotta alla Desertificazione (Unccd), il summit che dal 17 agosto ha riunito delegati di 197 Paesi attorno al tema "Restoring Land. Restoring Hope". 

"Il messaggio che arriva dalla Mongolia è chiaro : - dichiara Roberto Mancini, ceo di Diagram, azienda agritech di CDP Equity , Trilantic Europe e BF International - Senza un salto tecnologico nella gestione dei suoli, gli impegni finanziari internazionali rischiano di non bastare a invertire la tendenza. I dati che arrivano da Ulaanbaatar raccontano una corsa contro il tempo: quando il degrado di un suolo diventa visibile a occhio nudo, come accade nelle aree ai margini del Gobi, il danno è già avanzato e i costi di recupero si moltiplicano". 

In una situazione come questa, sottolinea Mancini, spicca il ruolo dell'agritech: intercettare i segnali deboli, la perdita di sostanza organica, la compattazione progressiva, lo stress idrico, molto prima che si trasformino in un problema irreversibile. "Non parliamo di fantascienza - aggiunge Mancini - Parliamo di sensoristica di precisione, telerilevamento satellitare e modelli predittivi già disponibili, che però restano ancora troppo poco diffusi tra le aziende agricole, soprattutto quelle di piccola e media dimensione". 

Il caso della Mongolia, Paese ospitante, rende plasticamente l'urgenza del fenomeno: quasi il 77% del suo territorio è già classificato come degradato secondo l'Unccd, una quota che l'Atlante nazionale della desertificazione mongolo aggiorna addirittura all'81,9% nei dati diffusi nel 2026. Non a caso, al centro della Cop17 è stata annunciata la piena operatività del Partenariato globale di Riyadh per la resilienza alla siccità, che mette a disposizione 12 miliardi di dollari in sette anni per 74 Paesi vulnerabili: una cifra significativa ma ancora lontana dai 2.600 miliardi di dollari che, secondo le stime discusse in conferenza, sarebbero necessari entro il 2030 per ripristinare i terreni degradati a livello mondiale.

Fronte europeo

Se l'avanzata del deserto è il volto più visibile del fenomeno, in Europa il degrado dei suoli assume forme meno spettacolari ma non meno preoccupanti. Il rapporto "State of Soils in Europe 2024", realizzato dal Joint Research Centre (Jrc) della Commissione Ue insieme all'Agenzia Europea dell'Ambiente, certifica che almeno il 63% delle superfici dell'Unione è interessato da degrado, causato in primo luogo da perdita di carbonio organico, erosione e compattazione del suolo, oltre a inquinamento e salinizzazione. Altre elaborazioni basate su dati Ocse-Fao indicano che tra il 60% e il 70% dei suoli Ue non può considerarsi "sano", e che oltre l'80% mostra segnali di degrado significativo, compattazione compresa. 

La compattazione, ovvero la perdita di porosità del terreno dovuta al passaggio ripetuto di mezzi pesanti e a pratiche agronomiche intensive, riduce la capacità del suolo di assorbire acqua e ossigeno, con effetti diretti sulle rese agricole e sulla capacità dei terreni di resistere a siccità e alluvioni improvvise, fenomeni sempre più frequenti anche sul territorio europeo. Per questo, dal 2025 è entrata in vigore la Soil Monitoring Law dell'Ue, la direttiva che punta a portare tutti i suoli europei in buone condizioni entro il 2050 attraverso sistemi di monitoraggio strutturati su indicatori fisici, chimici e biologici. 

La tecnologia può prevenire il degrado

In questo scenario, Diagram Group ribadisce il ruolo dell'agritech come leva concreta di prevenzione, non solo di monitoraggio a posteriori. "Con l'entrata in vigore della Soil Monitoring Law europea - continua Mancini - il monitoraggio dei suoli non è più solo una buona pratica: sta diventando un requisito strutturale. Le imprese agricole che sapranno dotarsi per tempo di strumenti digitali di analisi e gestione del suolo non solo eviteranno sanzioni o inefficienze, ma trasformeranno un obbligo normativo in un vantaggio competitivo, preservando la produttività dei propri terreni per le generazioni future. È questa la scommessa su cui Diagram sta investendo". Mancini sottolinea, infine, come "la lotta alla desertificazione richieda un cambio di paradigma che unisca politiche pubbliche, investimenti e innovazione tecnologica". 

La conferenza di Ulaanbaatar, che si è svolta in concomitanza con l'Anno Internazionale dei Pascoli e dei Pastori (Iyrp 2026), ha rimesso al centro dell'agenda globale ecosistemi da cui dipendono i mezzi di sussistenza di circa 500 milioni di persone nel mondo. 

Fc - 62644

EFA News - European Food Agency
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