Non riceve alcun finanziamento pubblico
Direttore responsabile:
CLARA MOSCHINI

Facebook Twitter Youtube Instagram LinkedIn

Acquacoltura, il caldo colpisce duro

L'associazione piscicoltori chiede interventi per superare l'emergenza

Le temperature estreme e la crisi idrica dell'estate stanno colpendo duramente l'acquacoltura italiana. Sebbene il settore abbia resistito con tenacia alla siccità, precisa l’API, l’Associazione Piscicoltori Italiani, le attuali perdite di produzione hanno raggiunto livelli critici: serve subito un intervento pubblico strutturale. Particolarmente colpite sono le piccole e medie imprese del comparto, tra cui gli impianti di troticoltura e storionicoltura. La trota è il pesce più allevato in Italia, che è anche il secondo Paese al mondo nella produzione di caviale da storione. 

Oltre al deficit idrico, il rischio è anche sanitario: il surriscaldamento delle acque e il conseguente crollo dei livelli di ossigeno disciolto rischiano infatti di compromettere il sistema immunitario dei pesci. Per tentare di salvare le biomasse, spiega l’API, gli allevatori sono stati costretti a ridurre al minimo l'alimentazione, bloccando così la crescita e la produzione, e ad affrontare costi ingenti per l'ossigenazione artificiale. Hanno dovuto inoltre adottare pratiche di riduzione forzata degli stock, con inevitabili e pesanti ripercussioni sulla futura programmazione produttiva e sui mercati.

L'acquacoltura italiana ha comunque attivato tempestive strategie di mitigazione per tutelare benessere, sanità animale e sicurezza alimentare.  “Le imprese, infatti - spiega il direttore dell’API Andrea Fabris - stanno investendo in sistemi per la riduzione del fabbisogno idrico. Questo sforzo tecnologico è accompagnato da un approccio circolare, basato su mangimi sostenibili e sull'ottimizzazione dell'impronta idrica e carbonica, e da un rigoroso monitoraggio scientifico delle vasche garantito dall'uso di indicatori di benessere e specifiche valutazioni diagnostiche”.

Gli sforzi rischiano tuttavia di essere vanificati da una governance della risorsa idrica che penalizza l’acquacoltura, ma "senza acqua, il pesce non vive”. Per far fronte all’emergenza, l’associazione chiede interventi per la tenuta del comparto, che rappresenta un fiore all’occhiello del settore primario italiano: urgenti sono il riconoscimento dell'allevamento ittico come priorità di derivazione, subito dopo l'uso potabile, per garantire la sopravvivenza degli animali, e la possibilità, in fase di emergenza, di ottenere deroghe tempestive per le PMI ittiche, al pari dei grandi consorzi irrigui agricoli o delle centrali idroelettriche.

L’API chiede inoltre di superare la frammentazione degli otto Piani di Bacino e dei Piani Regionali di Tutela delle Acque per evitare sperequazioni territoriali, stabilendo protocolli chiari per affrontare la siccità. Analogamente è importante tenere alta l’attenzione sugli scarichi e le pratiche a monte durante i periodi di secca, per evitare che l'inquinamento danneggi le produzioni ittiche a valle.

Fc - 62761

EFA News - European Food Agency
Simili