Donne e birra: stereotipi e discriminazioni nella filiera
Il 24,5% delle lavoratrici del settore si dichiara vittima di sessismo, mobbing o molestie
Tutti i dati del sondaggio promosso dall’Associazione Le Donne della Birra, con il contributo di AssoBirra.
Donne preparate, altamente qualificate e presenti in ruoli chiave lungo tutta la filiera, ma ancora costrette, in molti casi, a confrontarsi con stereotipi, difficoltà nel vedere riconosciuta la propria professionalità e comportamenti sessisti. È questa la fotografia che emerge dalla prima indagine nazionale dedicata alle donne che operano nel settore birrario italiano, promossa dall’Associazione Le Donne della Birra col patrocinio della Consigliera di Parità della Regione Lombardia e con il supporto alla raccolta dati di Adhor, AssoBirra e Unionbirrai.
Il sondaggio ha coinvolto 212 donne, per un totale di oltre 4.500 risposte, e restituisce per la prima volta un quadro articolato della presenza femminile nella filiera della birra. Le partecipanti operano in tutta Italia e rappresentano realtà professionali molto diverse: dai birrifici artigianali ai grandi gruppi industriali, dalle aziende di distribuzione ai pubblici esercizi. Le aree maggiormente rappresentate sono produzione, commerciale e vendite, eventi e somministrazione, ma non man-cano ruoli specialistici nei settori marketing, risorse umane, finanza e procurement.Il profilo che emerge è quello di una presenza femminile tutt’altro che marginale: le rispondenti sono prevalentemente comprese tra i 35 e i 54 anni, presentano un livello di istruzione elevato e vantano spesso una significativa esperienza professionale. Una parte consistente ha inoltre investito in una formazione specifica attraverso corsi per mastri birrai, sommelier della birra, degustatrici, analisi sensoriale e spillatura.
Proprio la formazione tecnica rappresenta uno degli elementi trasversali emersi dall’indagine. Per molte professioniste, infatti, acquisire competenze specialistiche è un passaggio fondamentale per ottenere credibilità e rispetto in un ambiente ancora fortemente caratterizzato da una presenza maschile.Ma è sul fronte delle barriere di genere che emergono le criticità più significative. Circa una donna su due non dichiara di aver incontrato difficoltà legate al genere, mentre il 40% segnala invece ostacoli specifici. Il problema principale non sembra essere la mancanza di competenza, quanto piuttosto la difficoltà nel vedere riconosciuta la propria autorevolezza professionale.
Diverse intervistate riferiscono di dover dimostrare più dei colleghi uomini il proprio valore per essere prese sul serio, in particolare nei rapporti con clienti e fornitori. Persistono inoltre stereotipi legati alla forza fisica necessaria per lavorare in produzione e alla maternità, ancora percepita in alcuni casi come un possibile ostacolo alla continuità professionale e alla crescita di carriera.
L’indagine ha affrontato anche il tema dell’inclusività degli ambienti di lavoro. Il 55% delle intervi-state considera il proprio contesto professionale inclusivo, ma una quota significativa racconta esperienze di sessismo, sminuimento professionale e molestie.Il 24,5% dichiara di aver subito personalmente episodi di questo tipo, mentre il 12,7% afferma di aver assistito a situazioni analoghe. In alcuni casi, le conseguenze delle denunce sono state particolarmente pesanti, arrivando a episodi di mobbing.Il quadro, tuttavia, mostra anche segnali di evoluzione. Nelle aziende di maggiori dimensioni si registra una crescente attenzione alla prevenzione delle molestie e all’organizzazione di ambienti di lavoro più inclusivi. Tra gli strumenti indicati compare anche la Certificazione della parità di genere Uni/PdR 125:2022, che può contribuire a strutturare politiche aziendali orientate all’equità.
EFA News - European Food Agency