L'IA per il futuro della filiera agroalimentare
Se ne è discusso all'Agrifood Insight Summit organizzato a Bologna da Quin
Piva (Conserve Italia): "Gli agricoltori stanno facendo quanto è nelle loro possibilità, ma avrebbero bisogno di condizioni e strumenti che rendano più semplice l’adozione delle nuove tecnologie".
Una sala gremita, soprattutto di rappresentanti della trasformazione e dell’industria alimentare, ha accolto ieri, 24 settembre, al BOOM di Osteria Grande in provincia di Bologna, l’Agrifood Insight Summit, promosso da Quin, società specializzata in consulenza e soluzioni per operations, supply chain e business performance management, e QGS, realtà del gruppo focalizzata sulla trasformazione digitale e sull’integrazione dei processi aziendali.
Al centro dell’incontro, processi, dati e intelligenza artificiale come strumenti per il futuro della filiera agroalimentare.
A fotografare la situazione è stato Francesco De Carolis, co-founder di FoodHub, che ha presentato alcuni dati sulla maturità digitale delle imprese agricole italiane.
Nel 2025 appena il 9% delle aziende agricole è risultato digitalmente maturo, mentre il 33% è in cammino e il 58% è ancora indietro. Anche la digitalizzazione delle superfici procede lentamente: soltanto il 10% dei terreni è oggi gestito attraverso strumenti digitali.
Numeri che diventano ancora più interessanti quando si guarda all’intelligenza artificiale. Nel 2025 l’AI è stata utilizzata dall’8% degli agricoltori, mentre nel comparto della trasformazione alimentare la quota arriva al 18%. Nelle aziende alimentari che già utilizzano l’AI, inoltre, prevalgono ancora applicazioni legate alla gestione, all’amministrazione, al marketing e all’elaborazione dei testi, mentre è ancora limitato l’impiego per l’analisi dei dati e i processi produttivi.
Accompagnare le aziende agricole nella transizione
Ma perché la digitalizzazione fatica a entrare nelle aziende agricole? Nel confronto con la platea, Daniele Piva, direttore della produzione agricola di Conserve Italia, ha portato l’esperienza di chi da oltre dieci anni lavora sull’innovazione tecnologica insieme agli agricoltori conferenti.
“È un processo estremamente difficile – ha spiegato – anche per una questione generazionale e per la diversa dimensione delle aziende. Le realtà più grandi, infatti, dispongono generalmente di maggiori risorse e di un assetto organizzativo che facilita l’introduzione delle nuove tecnologie, mentre per le aziende più piccole il percorso può essere più complesso. Conserve Italia ha creato un team interno dedicato all’innovazione, con il compito di accompagnare concretamente gli agricoltori, prendendoli per mano e mostrando loro quali opportunità possano derivare dagli strumenti digitali e dall’intelligenza artificiale. Un approccio pragmatico – ha sottolineato Piva – che porta l’azienda a privilegiare i progetti capaci di produrre un impatto concreto e misurabile, senza trascurare le numerose iniziative sviluppate in collaborazione con il mondo accademico”.
La transizione, però, si inserisce in un contesto tutt’altro che semplice. Anche il tema della sostenibilità, secondo Piva, va affrontato nelle sue diverse dimensioni: economica, ambientale e sociale. Le nuove richieste normative europee possono infatti rappresentare una sfida importante per la redditività delle imprese agricole, già chiamate a investire in innovazione in un momento storico caratterizzato da molte difficoltà.
“In questo quadro – ha osservato Piva – gli agricoltori stanno facendo quanto è nelle loro possibilità, ma avrebbero bisogno di condizioni e strumenti che rendano più semplice l’adozione delle nuove tecnologie. Allo stesso tempo, un atteggiamento sempre più aperto alla sperimentazione e all’innovazione può aiutare le aziende a cogliere le opportunità offerte dal cambiamento”.
Dalla filiera ai dati
Il tema è stato affrontato da prospettive diverse nel corso della giornata. Pietro Mauro, direttore di Fruitimprese, ha portato l’attenzione sulle dinamiche del comparto ortofrutticolo, mentre Raffaella Agazzani, responsabile finanza e controllo del Gruppo Bonifiche Ferraresi, ha dialogato con Germano Fogolin, Ceo di QGS, sul rapporto tra dati, controllo e processi decisionali.
Spazio anche alle esperienze concrete della filiera, con l’Agrifood Stories dedicato a Latteria Soresina e l’Agrifood Talk con Simone Zerbinati.
Nella tavola rotonda intitolata Radici incontra si è poi discusso del rapporto tra innovazione e produzione agricola con Daniele Piva, Patrick Gerlich, CEO di Bayer Crop Science Italia, e Marco Polastri, Southern Europe CBU Leader di CNH.
Il filo conduttore emerso dal confronto è che digitalizzazione e intelligenza artificiale non possono essere considerate semplicemente nuove tecnologie da acquistare, ma strumenti da collegare a problemi concreti, processi e decisioni.
Ed è forse proprio questo il passaggio decisivo per la filiera agroalimentare: non chiedersi soltanto quale tecnologia adottare, ma quale problema risolvere e quale valore concreto ottenere dall’innovazione.
EFA News - European Food Agency