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Il vino naturale? È una "Bodega chacra"

Treinta y Dos 2025, prodotto in Patagonia e distributo da Velier, ha già conquistato i 100 punti di James Suckling

Si chiama Treinta y Dos 2025 e ha già conquistato i 100 punti di James Suckling critico americano di vini e sigari e redattore senior e capo dell'ufficio europeo di Wine Spectator. Ebbene Suckling ha, di fatto, battezzato come meglio non si può Bodega Chacra, il progetto patagonico di Piero Incisa della Rocchetta che si conferma tra le eccellenze mondiali del vino naturale. 

Nel 2004, Piero Incisa della Rocchetta ha deciso di scommettere tutto su un pezzo di terra dimenticato: Mainqué, lungo le sponde del Río Negro della Patagonia argentina. La produzione resta volutamente limitata, poco più di 9.000 bottiglie numerate, e l'uscita sul mercato è prevista non prima dell'inizio del 2027: in Italia, i vini di Bodega Chacra sono distribuiti da Triple A, la selezione di Velier dedicata ai piccoli produttori naturali.

Per capire da dove nasce questa scommessa bisogna però tornare indietro di un anno. È il 2003, Piero è a New York e durante una degustazione alla cieca assaggia un Pinot Noir che lo convince di trovarsi davanti a un grande vino di Borgogna: sbaglia solo di dodicimila chilometri. Il vino arriva infatti dalla Patagonia argentina, dalla valle del Río Negro. La scoperta è così sorprendente da spingerlo a partire per Mainqué, dove si imbatte in un vigneto a piede franco piantato nel 1932. Il proprietario, un friulano trapiantato in Argentina, non vuole però venderglielo. Piero non si arrende e alla fine riesce a ottenerlo, ma in affitto.

Il dettaglio più curioso è che Piero non arriva in Patagonia con un grande progetto già in testa: arriva perché vuole capire da dove viene quel vino che, a New York, aveva scambiato per Borgogna. Quello che trova a Mainqué è quasi l'opposto dell'idea tradizionale di un grande terroir: un paesaggio arido, vecchie vigne, rese bassissime e un luogo ancora lontano dai riflettori del vino internazionale. Proprio lì, però, Piero intuisce che potrebbe esserci qualcosa di speciale. Quella che era iniziata come una degustazione alla cieca si trasforma così in una scommessa personale, destinata a diventare Bodega Chacra. 

Oggi Bodega Chacra conta circa 40 ettari di vigne vecchie a piede franco, coltivate a chardonnay, pinot noir e malbec, secondo i principi dell'agricoltura biologica e biodinamica fin dalla prima vendemmia. Le fermentazioni sono spontanee, senza filtrazioni né chiarifiche. Ogni bottiglia nasce da migliaia di piccole decisioni prese in vigna. È un approccio che nel 2016 ha attratto anche Jean-Marc Roulot, tra i vigneron più stimati di Meursault, entrato in società con Piero per dare vita al progetto Chardonnay dell'azienda. 

La storia dell'arrivo di Jean-Marc Roulot a Chacra ha, tra l'altro, un retroscena quasi da commedia. Piero aveva una tale ammirazione per Roulot da sentirsi quasi in imbarazzo all'idea di accettare il suo aiuto. Per tre anni lasciò quindi cadere la proposta del produttore borgognone di andare in Patagonia a lavorare sullo Chardonnay. Poi, una sera, durante un evento, Piero incontrò l'esperto di terroir Pedro Parra, che gli chiese, senza troppi giri di parole, se fosse davvero lui «l'idiota» che non voleva farsi aiutare da Jean-Marc. Quella stessa notte Piero scrisse a Roulot. Oggi i due sono soci nel progetto Chardonnay di Chacra, che non è soltanto più una cantina, ma quasi un piccolo ecosistema. 

Nell'azienda vivono pecore, capre, galline, anatre, maiali e cavalli, ci sono arnie per le api e viene prodotto compost organico. Piero Incisa ha, inoltre, piantato oltre 35.000 pioppi per proteggere le vigne dai fortissimi venti patagonici, drenare l'acqua del terreno e creare una sorta di barriera naturale. In altre parole, mentre fuori c'è una delle regioni più estreme del mondo per fare agricoltura, dentro Chacra si è cercato di costruire un sistema il più possibile vivo e autosufficiente. 

A portare nel nome la storia dell’azienda è un nuovo vino che nasce proprio da quel primo appezzamento preso in affitto: Treinta y Dos 2025, a cui James Suckling, tra i critici enologici più influenti al mondo, oggi alla guida della propria piattaforma jamessuckling.com, ha assegnato 100 punti nel report di marzo 2026, descrivendolo come un vino "ethereal, superfine" dal finale croccante, con note di fragola essiccata, lavanda, lillà e un accenno di grafite. Il riconoscimento colloca Treinta y Dos tra i soli tre vini argentini a raggiungere il punteggio massimo nella selezione di quel mese. 

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