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Nutrizione: primo gradino per costruire la salute del suino

Se ne parlerà alla Giornata della Suinicoltura (Verona, 14 ottobre 2026)

Trevisi (Università di Bologna): “Una dieta equilibrata aumenta la resilienza dell’animale e può contribuire a ridurre il ricorso al farmaco”.

Per mantenere il suino in salute, la nutrizione è uno dei primi strumenti a disposizione dell’allevatore. La corretta gestione della dieta può infatti contribuire a sostenere la resilienza dell’animale e a ridurre le condizioni che possono favorire l’insorgenza della malattia.

È questo uno dei messaggi che Paolo Trevisi, docente presso il Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agroalimentari dell’Università di Bologna, porterà alla Giornata della Suinicoltura, in programma il 14 ottobre alla Camera di Commercio di Verona.

“I nutrienti presenti nel mangime possono contribuire in maniera importante a migliorare la resistenza alle malattie", spiega Trevisi, "anche attraverso l’impiego di composti bioattivi in grado di sostenere la salute dell’animale. Per ottenere questo risultato, però, la dieta deve essere equilibrata, digeribile e costruita su materie prime di qualità, evitando di sottoporre l’organismo del suino a un eccessivo carico metabolico. Un’attenzione che riguarda anche le nuove materie prime e i cosiddetti ingredienti circolari, che possono offrire opportunità interessanti ma devono essere valutati con attenzione”.

Tra gli aspetti da controllare non manca l’eventuale presenza di micotossine, perché anche a livelli contenuti possono contribuire a mantenere uno stato infiammatorio, indebolendo l’organismo rendendolo quindi più vulnerabile.

“Il mangime è il primo gradino per assicurare un buon stato di salute del suino", sottolinea ancora Trevisi. "Quando la dieta è sbilanciata possono crearsi condizioni difficili da correggere successivamente, anche in presenza di problemi sanitari subclinici”.

Il futuro passa quindi anche dalla capacità di superare formule standard e avvicinarsi alla nutrizione di precisione, calibrando sempre meglio la razione sulle reali esigenze dell’animale.

“Ogni suino può rispondere in modo diverso alla razione", osserva Paolo Trevisi. "Per questo dobbiamo ridurre sempre di più la distanza tra ciò che prevediamo dalla dieta e la risposta effettiva dell’animale. Si tratta di un approccio particolarmente importante soprattutto nelle fasi di crescita più delicate come lo svezzamento, quando una razione ben studiata può contribuire a sostenere salute, benessere e performance”.

La ricerca scientifica è quindi chiamata a confrontarsi con la disponibilità e le caratteristiche delle materie prime, anche alla luce dei cambiamenti climatici e della necessità di aumentare le produzioni proteiche europee. Nuove colture, come il sorgo, e sottoprodotti dell’industria agroalimentare rappresentano opportunità da esplorare, ma richiedono una conoscenza sempre più approfondita della loro composizione e digeribilità.

Nutrizione e farmaco sono quindi parte di una strategia integrata per la salute del suino. “Una corretta formulazione della razione non sostituisce il farmaco quando questo è necessario, ma può contribuire a ridurre il rischio sanitario e ad aumentare la resilienza dell’animale. È quindi uno degli elementi di una strategia più ampia che comprende anche biosicurezza, gestione dell’allevamento, qualità delle materie prime e uso appropriato degli additivi. Quando il suino ha bisogno dell’antibiotico, l’antibiotico va utilizzato", conclude Trevisi. "L’obiettivo è però fare in modo che il suo impiego sia realmente necessario, partendo da una formulazione nutrizionale equilibrata che non sottoponga l’organismo a stress”.

La strada, dunque, è quella di una nutrizione sempre più precisa e personalizzata, capace di valorizzare la qualità delle materie prime e di sostenere la salute dell’animale. Perché la riduzione del ricorso al farmaco non dipende da una sola soluzione, ma da un insieme di interventi, e la nutrizione è uno dei primi tasselli da cui partire.

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EFA News - European Food Agency
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