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Le tecnologie e il futuro dell'agroalimentare

Dialogo coi protagonisti dell'Agrifood Insight Summit

Interviste con Patrick Gerlich, amministratore delegato di Bayer Crop Science Italia, Germano Fogolin, CEO di QGS, e Filippo Busca, Sales Manager Agrifood di QGS.

Dati, intelligenza artificiale, interoperabilità e nuove competenze stanno entrando rapidamente nelle imprese agroalimentari. Ma la tecnologia, da sola, non basta: il vero salto di qualità arriva quando le informazioni sono affidabili, dialogano tra loro e diventano strumenti per prendere decisioni migliori. È il filo conduttore del confronto con Patrick Gerlich, amministratore delegato di Bayer Crop Science Italia, Germano Fogolin, CEO di QGS, e Filippo Busca, Sales Manager Agrifood di QGS, dopo l’Agrifood Insight Summit che si è svolto a Osteria Grande, provincia di Bologna, il 24 settembre scorso (vedi articolo di EFA News).

Oggi le imprese hanno a disposizione una quantità di dati e tecnologie senza precedenti. Qual è il cambiamento più concreto che possono produrre?

Patrick Gerlich, amministratore delegato di Bayer Crop Science Italia: “Oggi non esiste una singola tecnologia in grado di trasformare da sola l'agricoltura. Il vero cambiamento nasce dall'integrazione di genetica avanzata, soluzioni per la protezione delle colture, dati e strumenti digitali. Se però guardiamo all'impatto immediato nelle aziende agricole, la capacità di raccogliere e utilizzare i dati per prendere decisioni più consapevoli rappresenta uno dei fattori più concreti. L'innovazione produce valore quando aiuta l'agricoltore a prendere decisioni migliori nella pratica quotidiana”.

Germano Fogolin, Ceo di QGS: “Oggi il problema non è tanto la disponibilità del dato: le aziende ne producono e raccolgono quantità enormi. La vera sfida è riuscire a connettere informazioni che spesso risiedono in sistemi differenti, appartengono a funzioni diverse e provengono da punti distinti della filiera”.

Quindi la vera sfida non è raccogliere più dati, ma riuscire a farli dialogare?

Filippo Busca, Sales manager Agrifood di QGS: “L'interoperabilità è una delle principali sfide che la filiera agroalimentare deve affrontare nei prossimi anni. La digitalizzazione sta avanzando rapidamente in ogni fase del processo, dal campo alla produzione, fino alla distribuzione. Tuttavia, l'aumento delle soluzioni specialistiche porta con sé il rischio di creare nuovi silos informativi. Si producono più dati, ma non sempre questi dati dialogano tra loro. Per questo l'interoperabilità è diventata una priorità: senza una visione integrata della filiera è difficile cogliere appieno il valore generato dalla trasformazione digitale”.

Patrick Gerlich, amministratore delegato di Bayer Crop Science Italia: “Abbiamo fatto passi avanti importanti, ma siamo ancora all'inizio del percorso. Oggi disponiamo di una quantità di dati senza precedenti provenienti da macchine agricole, sensori, immagini satellitari, modelli meteorologici e attività in campo. La sfida non è raccogliere più dati, ma integrarli e trasformarli in informazioni affidabili e facilmente utilizzabili”.

In questo scenario, l'intelligenza artificiale quanto può accelerare il processo? E conta di più la quantità o la qualità dei dati?

Germano Fogolin, Ceo di QGS: “La prima sfida è raccogliere e rendere disponibili i dati in modo strutturato. Se volessimo usare una metafora legata al mondo food, direi che dobbiamo prima metterli tutti nello stesso "contenitore". Una volta fatto, però, emerge un aspetto ancora più importante: la qualità. L'intelligenza artificiale è in grado di elaborare enormi quantità di informazioni, quindi la quantità non rappresenta più il principale limite tecnologico. La vera differenza la fa l'affidabilità del dato. Se chi deve prendere una decisione percepisce che le informazioni utilizzate non sono corrette o coerenti, viene meno la fiducia nel sistema e il valore dell'intero processo decisionale si riduce drasticamente. Per questo motivo qualità, governance e tracciabilità del dato sono oggi gli elementi che determinano il successo di qualsiasi iniziativa di Data Analytics o Artificial Intelligence”.

Ma come si passa dalla tecnologia interessante allo strumento capace di generare un ritorno economico?

Germano Fogolin: “La differenza la fa l'approccio. L'intelligenza artificiale genera valore quando viene applicata a problemi concreti e misurabili, non quando rimane confinata a una sperimentazione tecnologica. Per questo motivo preferiamo partire da casi d'uso specifici e sviluppare rapidamente Proof of Concept che consentano di verificare risultati e benefici. Il ritorno economico diventa tangibile quando l'IA riduce tempi operativi, migliora la qualità delle decisioni e libera risorse da attività ripetitive, consentendo alle persone di concentrarsi su attività a maggior valore aggiunto”.

Dottor Gerlich, all'Agrifood Insight Summit lei ha sottolineato anche il ruolo dei dati e dell'IA nella gestione del cambiamento climatico. Quanto possono aiutare le aziende agricole?

“Possono aiutare molto, soprattutto sul fronte della prevenzione e della capacità di adattamento. Eventi climatici estremi, nuovi parassiti e una crescente imprevedibilità delle condizioni meteorologiche stanno cambiando profondamente il lavoro degli agricoltori. L'intelligenza artificiale e i modelli predittivi possono analizzare grandi quantità di dati provenienti da diverse fonti e fornire indicazioni utili per anticipare alcuni rischi, programmare meglio gli interventi in campo e reagire più rapidamente ai cambiamenti. Naturalmente non possono eliminare l'incertezza climatica, ma possono contribuire a gestirla meglio. In questo senso la tecnologia si propone di fornire agli agricoltori maggiori informazioni utili nella gestione dei rischi legati al clima. L'innovazione deve essere sostenibile, anche economicamente sostenibile per l'agricoltore”.

E proprio la sostenibilità economica sembra essere una condizione indispensabile per la diffusione dell'innovazione. “Credo che questa sia la sfida centrale dell'agricoltura contemporanea – conclude Gerlick - La sostenibilità può diventare duratura solo se è accompagnata dalla sostenibilità economica. Nessuna innovazione può diffondersi su larga scala se non genera un valore concreto per chi produce”.

Guardando ai prossimi cinque anni, quale cambiamento concreto vorreste vedere nelle imprese agroalimentari italiane?

Filippo Busca: “Credo che la risposta debba partire dalle persone prima ancora che dalla tecnologia. Nel settore agroalimentare stiamo osservando un progressivo ricambio generazionale, con giovani manager e imprenditori che portano una forte apertura verso l'innovazione e nuovi modelli di lavoro. Tra cinque anni mi piacerebbe vedere un settore capace di attrarre sempre più talenti, con una cultura dell'innovazione diffusa a tutti i livelli dell'organizzazione e con un utilizzo della tecnologia sempre più naturale e integrato nei processi quotidiani. A quel punto, probabilmente, non parleremo più di digitalizzazione o intelligenza artificiale come temi a sé stanti. Saranno semplicemente strumenti ordinari di lavoro, al servizio della competitività, della sostenibilità e della crescita delle imprese agroalimentari italiane”.

Galleria fotografica Filippo Busca, Sales manager Agrifood di QGS Germano Fogolin, Ceo di QGS
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EFA News - European Food Agency
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