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CLARA MOSCHINI

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La castanicoltura dell’Appennino bolognese riparte dai giovani

Corsi di formazione per sostenere la montagna e offrire lavoro alle nuove generazioni

Il castagno ha garantito per secoli la sopravvivenza e l’equilibrio ambientale dell’Appennino, ma il recente abbandono della montagna ha avuto sempre di più un impatto negativo sui castagni, portando a situazioni di dissesto idrogeologico e alla perdita delle attività territoriali legate alla castanicoltura.

Oggi, attraverso la formazione e l’innovazione si può arrivare a una gestione corretta delle aree interne: è questo l’obiettivo dell’Accademia Nazionale di Agricoltura, della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna e della Fondazione del Monte di Bologna, che insieme hanno dato vita a due attività formative per i mesi di ottobre e novembre 2026, indirizzate agli studenti che abbiano conseguito il diploma di scuola secondaria e laureati triennali e magistrali dell’Università di Bologna. L'iniziativa è stata presentata ieri a Bologna.

Il progetto mira a favorire opportunità di lavoro giovanile in montagna, in particolare per la gestione forestale della castanicoltura, ed è diviso nei due corsi “Addetto alla gestione di un castagneto con specifiche competenze in potatura ed innesto” e “Gestione del castagneto da frutto e da legno”.

Il prof. Federico Magnani, presidente Accademia Nazionale di Agricoltura, ha sottolineato: “La castanicoltura è una risorsa importante per i nostri territori, che dopo anni di abbandono è ora oggetto di un rinnovato interesse da parte dei mercati e della Regione, ed è essenziale formare giovani che possano coniugare tradizione e innovazione, mettendo a frutto anche le eccellenze dell’Alma Mater. Il ruolo dell’Accademia Nazionale di Agricoltura è di stimolare e facilitare, coinvolgendo sulle richieste del territorio le migliori energie, in una logica di sistema.”

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EFA News - European Food Agency
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