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Giornata dell'uovo. La filiera italiana vale 3,7 mld

Eurovo e Assoavi offrono una riflessione sul comparto

Dodici miliardi e mezzo di uova prodotte ogni anno in Italia, oltre 34 milioni al giorno e un valore complessivo di circa 3,73 miliardi di euro. Numeri che raccontano la dimensione di una filiera strategica per l’agroalimentare nazionale, ma che rappresentano soltanto una parte della sua complessità. È questo il messaggio al centro dell’evento “L’uovo è solo la punta dell’iceberg”, promosso da Gruppo Eurovo insieme ad Assoavi e Msd Animal Health e ospitato oggi al Cinema Lumière di Bologna, in vista della Giornata Mondiale dell’Uovo 2026 che si celebra il prossimo 9 ottobre.

Un appuntamento che ha riunito istituzioni - a partire dal sottosegretario di Stato al ministero dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste Patrizio Giacomo La Pietra - allevatori, industria, ricerca, sanità animale e distribuzione per approfondire le trasformazioni e le prospettive di un comparto che coinvolge competenze, investimenti e professionalità lungo l’intera catena produttiva.

Nel corso dell’iniziativa, il Gruppo Eurovo ha assunto un ruolo attivo nel confronto, portando all’attenzione dei partecipanti una visione industriale che guarda all’intera filiera e alla necessità di valorizzarne il contributo. Attraverso gli interventi dei propri esperti, il Gruppo ha illustrato le attività che ne caratterizzano ogni fase: dalla preparazione dei mangimi alla gestione e alla cura degli allevamenti, dal controllo della qualità al benessere animale, fino alla selezione e al confezionamento delle uova, alla sgusciatura e alla pastorizzazione. Un’esperienza che si inserisce nel confronto sulle sfide del settore, sempre più interconnesse e tali da richiedere una collaborazione strutturata tra operatori economici e istituzioni.

I lavori hanno approfondito innanzitutto l'evoluzione dei modelli produttivi, con particolare attenzione al benessere animale, alla biosicurezza, alla nutrizione di precisione e alle applicazioni delle biotecnologie. Temi che testimoniano come, dietro un prodotto apparentemente semplice, si sviluppi un sistema produttivo ad alta intensità di competenze e tecnologia, nel quale prevenzione, controllo e innovazione sono elementi essenziali per garantire qualità e sicurezza. Gli approfondimenti hanno riguardato anche gli impieghi meno conosciuti dell’uovo e le prospettive di valorizzazione dei suoi componenti nutrizionali.

Ampio spazio è stato dedicato anche alle condizioni necessarie per assicurare un futuro sostenibile alla categoria. Nel confronto con i rappresentanti istituzionali sono emerse questioni centrali per il comparto: la tutela della redditività degli allevatori, il sostegno agli investimenti tecnologici, l'aggiornamento del quadro normativo sulle attività agricole connesse e la reciprocità delle regole rispetto alle importazioni dai Paesi terzi. Tra le trasformazioni più significative, anche il progressivo sviluppo delle tecnologie di sessaggio in ovo, che possono contribuire al miglioramento del benessere animale, ma richiedono investimenti e condizioni economiche adeguate per essere estese lungo la filiera.

Il confronto si è quindi spostato sul rapporto tra prodotto, consumatori e mercato. Il contributo dello chef Davide Oldani ha riportato al centro il valore nutrizionale, culturale e gastronomico dell'uovo, mentre i dati Ismea sul mercato, insieme alle prospettive della Grande Distribuzione e del Fuori Casa, hanno offerto uno spaccato sull'evoluzione di produzione, prezzi, consumi e nuove esigenze delle famiglie e degli operatori professionali. Un quadro che conferma quanto la capacità di creare valore dipenda anche dal dialogo tra tutti gli anelli della catena, fino al consumatore finale.

“Come Eurovo, crediamo che il valore dell'uovo non possa essere separato dal lavoro e dalle competenze di tutte le persone e le imprese che contribuiscono a produrlo, trasformarlo e portarlo sulle tavole. Per questo riteniamo importante che la filiera abbia una voce riconoscibile e autorevole nel dialogo con le istituzioni e con il mercato. Le sfide che abbiamo davanti, dalla biosicurezza al benessere animale, dall'innovazione alla sostenibilità economica, non possono essere affrontate individualmente: serve una visione condivisa, capace di riconoscere gli investimenti necessari e distribuire il valore lungo tutta la catena. Eurovo, forte della propria esperienza industriale e della propria storia familiare, vuole contribuire a questo percorso facendosi interprete delle esigenze e delle prospettive dell'intero comparto”, ha commentato Silvia Lionello, direttore Organizzazione e Servizi Generali di Gruppo Eurovo.

Un impegno che trova riscontro anche nei risultati del Gruppo. Il Bilancio di Sostenibilità 2025 racconta una realtà con oltre 75 anni di storia, una presenza operativa in sette Paesi europei, più di 5.000 clienti in oltre 40 Paesi e ricavi pari a 1,538 miliardi di euro. Il 92% del valore economico generato è stato distribuito agli stakeholder. Sul fronte della qualità e della sicurezza alimentare, Eurovo effettua oltre 10 milioni di analisi sui prodotti finiti ogni anno; sul fronte della biosicurezza, nel 2025 ha dedicato 80.000 ore di attività alla propria squadra interna specializzata. Nello stesso anno, i pulcini acquistati provenienti da sessaggio in ovo sono aumentati del 18% rispetto al 2024, mentre gli impianti fotovoltaici del Gruppo hanno generato 4.411 MWh di energia elettrica.

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EFA News - European Food Agency
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