Giornata dell'uovo/2. Tutti i numeri del settore
Le uova rappresentano un terzo di tutto il fatturato delle carni avicole italiana
Nel 2025 in Italia sono state prodotte oltre 12,5 miliardi di uova, pari a circa 789,5 mila tonnellate: una media superiore a 34 milioni di uova al giorno. La produzione è sostenuta da una consistenza di circa 43,4 milioni di galline ovaiole. Nello stesso anno, il comparto delle uova ha raggiunto un valore stimato di 3,73 miliardi di euro, all’interno di un’avicoltura nazionale – carni e uova – che vale complessivamente circa 9,7 miliardi di euro.
La filiera avicola italiana coinvolge direttamente circa 64.000 addetti. A questa occupazione si affianca un indotto ampio e articolato: agricoltori, produttori di materie prime, mangimifici, trasportatori, veterinari, nutrizionisti, laboratori, fornitori di impianti e tecnologie, produttori di imballaggi, operatori logistici e servizi informatici.
Sono i numeri emersi oggi dall'incontro bolognese su "L'uovo è solo la punta dell'iceberg", promosso da Eurovo con Assoavi e MSD Animal Health (vedi articolo EFA News).
Una parte decisiva della qualità e dell’efficienza produttiva nasce prima ancora dell’allevamento nel comparto dei mangimi. Nel 2025 l’industria mangimistica italiana ha prodotto 15,628 milioni di tonnellate di mangimi, per un fatturato superiore a 10 miliardi di euro. Quasi il 40% della produzione nazionale è destinato all’avicoltura, equivalente a oltre 6 milioni di tonnellate.
Inoltre, negli allevamenti moderni la gestione quotidiana integra esperienza professionale e strumenti digitali. Sensori, sistemi di automazione e monitoraggio raccolgono informazioni su temperatura,umidità, ventilazione, qualità dell’aria, illuminazione, consumi di mangime e acqua e andamento della produzione. I dati supportano il lavoro di allevatori, veterinari e tecnici, aiutandoli a riconoscere tempestivamente eventuali anomalie e a intervenire in modo mirato.
Dall’allevamento al consumatore: selezione, controllo e tracciabilità
Quando l’uovo lascia l’allevamento, entra nei centri di selezione e confezionamento. Qui impianti ad alta automazione possono gestire centinaia di migliaia di uova all’ora. Lungo le linee, ogni uovo èsottoposto a controlli e classificazioni: i crack detector individuano fessurazioni del guscio, i sistemi ottici rilevano determinate anomalie interne, mentre dirt detector, sistemi di visione e leak detector verificano la superficie e intercettano eventuali perdite. Seguono pesatura, classificazione per categoria, marcatura, tracciabilità e confezionamento. Intorno alle macchine opera una rete di imprese e professionalità: progettazione, sensoristica, software, manutenzione, ricambi, imballaggi, cartone, etichette, inchiostri, pallet, energia, magazzini, trasporti, logistica, laboratori e controlli. Il valore della filiera non si esaurisce nei luoghi di produzione: si distribuisce lungo una catena di attività e competenze che coinvolge territori e imprese.
Sicurezza alimentare e approccio integrato
L’integrazione tra le diverse fasi consente di mantenere sotto controllo il percorso che va dalle materie prime al mangime, dall’allevamento alla selezione e al confezionamento, fino alla trasformazione e alla distribuzione. La prevenzione collega la salute degli animali, la sicurezza degli alimenti e la sostenibilità del sistemaproduttivo. È il punto di incontro con l’approccio One Health, che considera interconnesse la saluteanimale, quella umana e la salute degli ecosistemi.
Autosufficienza e capacità produttiva: un patrimonio da preservare
Secondo le elaborazioni ISMEA su dati ISTAT e BDN, nel 2025 il grado di autoapprovvigionamento nazionale di uova è indicato al 92%. Le importazioni di uova in guscio da consumo sono state paria 87,6 mila tonnellate, in aumento dell’82,6%. Il quadro descrive una produzione nazionale in grado di coprire gran parte del fabbisogno, in un contesto nel quale gli scambi europei e internazionali continuano ad avere un ruolo.
Pandemie, conflitti, crisi energetiche, tensioni sulle materie prime ed emergenze sanitarie hanno mostrato quanto le catene di approvvigionamento possano essere esposte a discontinuità. La capacità di produrre cibo sul territorio nazionale è quindi una componente della sicurezza degli approvvigionamenti. Questo non implica rinunciare agli scambi, ma mantenere una base produttiva e competenze in grado di contribuire alla disponibilità degli alimenti.
In definitiva, una filiera non si ricostruisce rapidamente se perde allevamenti, centri di selezione, imprese, infrastrutture e professionalità. La capacità produttiva è il risultato di investimenti e conoscenze accumulati nel tempo. Preservarla significa accompagnarne l’evoluzione, continuando a investire inbenessere animale, sicurezza, sostenibilità, innovazione e trasparenza.
EFA News - European Food Agency