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CLARA MOSCHINI

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Anche la Francia alle prese con la sugar tax

Il governo vuole estenderla anche agli alimenti trasformati ad alto contenuto di zucchero

Tutto il mondo è paese. Non c'è solo l'Italia alle prese con l'annosa questione della sugar tax, invisa agli industriali del mondo beverage. Anche la Francia, infatti, si trova nella situazione di affrontare critiche dopo che il governo francese ha proposto un piano per estendere la tassa sullo zucchero, attualmente applicata alle bevande analcoliche zuccherate,  La misura, nelle intenzioni del legislatore, vorrebbe migliorare la salute pubblica in tutto il Paese.

Nel bilancio per il 2027, il governo francese ha evidenziato come gli alimenti trasformati industrialmente contenenti additivi - spesso definiti alimenti ultra-trasformati (UPF) – contribuiscano in modo significativo all'eccessivo consumo di zucchero. Da qui la proposta che prevede l'estensione del prelievo fiscale sullo zucchero nell'ambito delle misure per contrastare le cause alla base di malattie croniche legate a diete ricche di zuccheri, come il diabete e le patologie cardiovascolari. L'estensione proposta si baserebbe su un sistema a scaglioni in funzione del contenuto di zucchero. Il governo ha dichiarato di voler tutelare "gli alimenti di alta qualità prodotti dai nostri agricoltori, così come i prodotti artigianali". Il documento di bilancio rileva che in Francia il 40% degli adulti e l'80% dei bambini consuma una quantità eccessiva di zucchero, mentre il consumo di alimenti trasformati è aumentato del 170% dagli anni '80 a oggi.

"Ridurre l'eccessivo consumo di zucchero è una priorità fondamentale per la salute pubblica – sottolinea Paul Boivin, direttore generale di Fédération des Entrepreneurs de Boulangerie (FEB), la federaione di categoria nazionale che rappresenta fornai e pasticceri - I produttori di articoli da forno e di pasticceria hanno la responsabilità di contribuire a questo obiettivo, e noi accettiamo tale responsabilità. Tuttavia, la FEB si oppone all'estensione della tassa proposta. Riteniamo che il governo dovrebbe riconoscere e sostenere l'impegno collettivo per la riduzione dello zucchero già intrapreso dalla nostra federazione in collaborazione con le istituzioni. Da oltre un anno, il nostro settore collabora con il ministero della Salute e il ministero dell'Agricoltura alla definizione di un accordo volontario riguardante la pasticceria industriale e i prodotti di viennoiserie".

Boivin ribadisce che è stato presentato un accordo volontario da parte dei membri della FEB, volto a ridurre il contenuto medio di zucchero della loro offerta di prodotti di almeno il 5% entro il 2031. L'obiettivo è una "riduzione effettiva dello zucchero", senza ricorrere a sostituti o additivi per compensare. Tuttavia, Boivin sostiene che tassare i prodotti senza riconoscere gli sforzi di riformulazione già intrapresi dalle aziende "invii un messaggio contraddittorio". Secondo il rappresentante dei panificatori “una tassa da sola non garantisce un miglioramento duraturo delle abitudini alimentari. È disonesto sostenere il contrario nel tentativo di giustificare una tassa mascherata".

Boivin ha inoltre espresso preoccupazione per la capacità di investimento delle piccole e medie imprese, chiamate ad affrontare costi aggiuntivi che si sommano a quelli per lo sviluppo delle ricette, le prove di produzione e i test sui prodotti. “La tassa – dice - creerebbe inoltre una disparità di trattamento tra prodotti preconfezionati e prodotti venduti sfusi. Prodotti comparabili con lo stesso contenuto di zucchero potrebbero essere trattati in modo diverso semplicemente a causa delle modalità di confezionamento e vendita. Non ravvisiamo alcuna giustificazione di salute pubblica per una tale disparità di trattamento”. La qualità del prodotto può risentire notevolmente della riformulazione volta a ridurre lo zucchero, dato il ruolo funzionale che quest'ultimo svolge oltre alla semplice dolcificazione. “Il rischio – sostiene Boivin - è che l'imposta assorba risorse necessarie per realizzare tali cambiamenti. Le aziende potrebbero dover assorbire i costi riducendo i margini o trasferirne una parte sui consumatori”.

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EFA News - European Food Agency
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