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CLARA MOSCHINI

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Filere: gdo e industria devono affrontare shock endogeni insieme

Intervista esclusiva con Francesco Mutti, presidente Centromarca

“Come Centromarca siamo convinti che le complessità e le sfide del mercato dei beni di largo consumo richiedano una lettura condivisa delle dinamiche che attraversano l'intera filiera”. È con questo approccio dialogante che l’associazione che rappresenta le industrie di marca, per voce del suo presidente Francesco Mutti, si è rivolta alla grande distribuzione nella 35ma edizione degli Incontri IDM-GDO. organizzata il 21 ottobre scorso a Milano. È indubbio che la filiera del largo consumo si trova oggi a operare in uno scenario estremamente complesso, caratterizzato da fattori non prevedibili e difficilmente governabili a livello settoriale, quali la perdurante incertezza economica, la forte instabilità geopolitica e le rinnovate pressioni sui costi.

Presidente Mutti, nell’incontro del 21 ottobre si è parlato di consumi resilienti, ma quanto può durare?

Negli ultimi anni la nostra filiera ha tenuto e nei primi otto mesi del 2026 il largo consumo confezionato cresce del 2,5% a valore e del 2,2% a volumi (Circana). In un quinquennio segnato da crisi sistemiche, dalla pandemia allo shock energetico, l’industria di marca e la distribuzione hanno saputo fare da scudo al Paese. Lo hanno fatto continuando a investire, proteggendo il potere d'acquisto dei cittadini e assorbendo parte degli straordinari aumenti dei costi senza trasferirli integralmente sui prezzi finali. Dal 2019 ad agosto di quest’anno, il carrello della spesa è aumentato del 26,2% in Italia, contro il 32,5% dell'area euro. Sono numeri che testimoniano la capacità del nostro mercato di contenere le pressioni inflazionistiche più di quanto avvenuto in molti altri Paesi europei. Nello stesso periodo, le aziende del largo consumo hanno avuto una contrazione degli utili di circa l’8%, a dimostrazione che si è cercato non solo di contenere, ma si è sacrificata della marginalità. La crisi nella quale stiamo entrando oggi è più ridotta rispetto a quella del 2022, ma non meno preoccupante perché arriva su un sistema già logorato. La capacità delle aziende di contenere i costi ha dei limiti strutturali, quindi se le attuali condizioni dovessero persistere potrebbero alimentare nuove tensioni sui prezzi e frenare i consumi delle famiglie”.

Lei ha usato toni molto distensivi verso la grande distribuzione la quale però, anche per voce del presidente ADM Maniele Tasca, ha annunciato una revisione degli assortimenti rigorosa per ottimizzare le proprie marginalità.

I nostri clienti hanno sicuramente un buying power elevato. Ciò non toglie che sia un loro diritto esercitare politiche di revisione degli scaffali per sostituire prodotti desueti con altri in linea con le nuove tendenze oppure ridiscutere gli assortimenti di categorie con particolari criticità. Queste dinamiche rientrano nelle logiche negoziali, ma è di fronte a shock esogeni che dobbiamo rispondere in maniera unitaria.

Quali sono le azioni unitarie che potreste intraprendere oggi?

“In un contesto in cui la pressione sulla redditività rende difficile finanziare nuovi investimenti, come filiera abbiamo il dovere di lavorare al massimo sull’efficientamento, per esempio attraverso la digitalizzazione di tutti i documenti di trasporto e l’ottimizzazione della logistica. Possiamo inoltre porre delle istante congiunte alle istituzioni, pur nella consapevolezza che i budget del sistema Paese sono limitati, e rispondere insieme quando veniamo additati come responsabili dell’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari, al posto che rimpallarci le colpe, portando i dati che dimostrano che l’origine del problema è di sistema non di filiera. I problemi strutturali, come il costo dell’energia, vanno affrontati con una visione a lungo termine non solo italiana, ma europea per non cadere in una spirale di inviluppo che né Centromarca né la distribuzione potranno risolvere”.

I dati ci descrivono un consumatore infedele, un problema per le insegne ma anche per l’industria di marca, come conquistarlo?

“Occorre pensare a nuovi programmi e a nuove leve capaci non soltanto di fidelizzare i clienti alle proprie marche e alle proprie insegne, ma anche di intercettare nuovi bisogni, migliorare l'esperienza d'acquisto e sostenere la crescita complessiva del mercato. L’innovazione resta una leva di fidelizzazione e l’industria di marca è il motore dell’innovazione di prodotto generando un miglioramento della qualità del lavoro all’interno della filiera attraverso la valorizzazione delle competenze”.

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EFA News - European Food Agency
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