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Interpellanza sui dati dei flussi commerciali latte e prodotti lattiero-caseari

Quando la possibilità di accedervi, stante la loro liberalizzazione?

Presentata dall'onorevole Raffaele Nevi (FI)

"I sottoscritti chiedono di interpellare il ministro delle Politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, il ministro della Salute, 

per sapere, premesso che:

il Consiglio di Stato, con la sentenza n. 1546 del 2019 pubblicata il 6 marzo 2019, ha liberalizzato l'accesso ai dati dei flussi commerciali del latte e dei prodotti lattiero-caseari oggetto di scambio intracomunitario e provenienti dall'estero, detenuti dal ministero della Salute;

la terza sezione del Consiglio di Stato ha accolto il ricorso di Coldiretti avente ad oggetto la 'Richiesta di accesso ai dati dei flussi commerciali del latte e dei prodotti lattiero-caseari oggetto di scambio intracomunitario e provenienti dall'estero', avanzata alla direzione generale della sanità animale del ministero della Salute e da questa respinta;

tale diniego era fondato sull'osservazione, accolta dal Tar Lazio, che «secondo l'articolo 5-bis, comma 2 del decreto legislativo n. 33 del 2013, sull'accesso civico agli atti detenuti dalla PA e secondo le linee-guida dell'Anac, l'Amministrazione doveva poter interpellare gli eventuali controinteressati onde venire a conoscenza degli eventuali motivi di pregiudizio recati dall'istanza'. Inoltre, il Tar aveva ritenuto sufficienti le informazioni ai consumatori contenute sulle etichette conformi al decreto del ministero delle Politiche agricole alimentari, forestali e del turismo del 9 dicembre 2016;

il Consiglio, ribaltando la decisione del Tar, ha riconosciuto la legittimazione della Coldiretti a proporre una domanda di accesso a tali documenti, posto che la completa informazione dei consumatori (oltre a costituire un diritto di questi ultimi, sancito dal codice del consumo) può favorire un corretto e regolato confronto concorrenziale. Secondo il Consiglio, neppure gli obblighi d'informazione in etichetta già presenti per legge, sono idonei a far venire meno l'interesse all'accesso, in quanto l'associazione persegue proprio la verifica della credibilità di quelle dichiarazioni riportate in etichetta. Né era opponibile il pregiudizio di terzi a seguito della diffusione di quei dati, se questo era sollevato in via generica e astratta;

la sentenza del Consiglio di Stato rende possibile per motivate ragioni chiedere al ministero della Salute da dove viene il latte impiegato in yogurt, latticini o formaggi di una determinata marca, ma l'affermazione di questo principio vale anche per il ministero delle Politiche agricole alimentari, forestali e del turismo e per la provenienza della frutta in succhi e marmellate o della carne impiegata nei salumi o dell'olio e del grano;

nel 2018 in Italia è scoppiato più di un allarme alimentare al giorno per un totale di ben 398 notifiche inviate all'Unione europea, tra le quali solo 70 (17 per cento) hanno riguardato prodotti con origine nazionale, mentre 194 provenivano da altri Paesi dell'Unione europea (49 per cento) e 134 da Paesi extracomunitari (34 per cento) oltre quattro prodotti su cinque pericolosi per la sicurezza alimentare arrivano dall'estero (83 per cento). I rischi di frodi con le notizie di reato nel settore agroalimentare hanno fatto registrare un balzo del 59 per cento negli oltre 54 mila controlli effettuati dall'Ispettorato centrale repressione frodi (Icqrf) nel 2018–:

se, dando piena attuazione ai princìpi sanciti dal pronunciamento del Consiglio di Stato, i ministri interpellati non ritengano opportuno adottare iniziative per definire, in tempi brevi, le modalità attraverso cui saranno rese disponibili le informazioni relative alla provenienza dei prodotti agroalimentari ai soggetti che dimostrino un legittimo interesse all'utilizzo di tali dati". (2-00310) 

Nevi, D'Ettore, Paolo Russo, Mugnai, Spena, Anna Lisa Baroni, Brunetta, Caon, Fasano, Sandra Savino

red - 7011

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