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Campari, continua l'iter per il trasferimento in Olanda

Nonostante la congiuntura legata al Covid-19

Il cda assume iniziative per prevenire comportamenti opportunistici che potrebbero rendere l’operazione antieconomica per la società. Nuova assemblea straordinaria entro il 30 giugno.

A seguito di quanto comunicato il 18 febbraio 2020, nonostante il contesto generale macroeconomico e i mercati finanziari siano soggetti agli effetti negativi connessi alla pandemia del coronavirus, il consiglio di amministrazione di Davide Campari-Milano Spa ha confermato il proprio forte impegno a perseguire il completamento dell’operazione di trasferimento della sede legale dall’Italia all’Olanda che sarà sottoposta all’approvazione dell’assemblea straordinaria degli azionisti convocata per il 27 marzo 2020. 

Il cda ha assunto iniziative per neutralizzare i possibili impatti negativi derivanti dall'eventuale esercizio del diritto di recesso da parte degli azionisti che non approvassero l’operazione. Poiché, a seguito della congiuntura legata al coronavirus, il prezzo corrente delle azioni Campari è attualmente inferiore in misura rilevante rispetto al prezzo di recesso di €8,376, "alcuni investitori potrebbero essere indotti a esercitare il proprio diritto di recesso al solo fine di trarre un vantaggio opportunistico dalle attuali condizioni di mercato", si legge nella nota diffusa dall'azienda. "Inoltre, a prescindere dal numero complessivo dei recessi che saranno effettivamente esercitati, è comunque probabile che il relativo costo a carico della società risulterà significativamente superiore rispetto a quanto non fosse ragionevolmente prevedibile. Di conseguenza, il consiglio di amministrazione ha ritenuto che, se è nell’interesse della società il completamento dell’operazione, è altresì nell’interesse della società dare agli azionisti il diritto ex post di revocarla una volta che l’ammontare dell’esborso atteso in relazione ai diritti di recesso effettivamente esercitati sarà noto". 

Ciò anche per l'ipotesi in cui l’ammontare effettivo dei recessi dovesse essere al di sotto dell’esborso massimo pagabile dalla società, ovvero €150 milioni, importo il cui mancato superamento è condizione sospensiva dell’operazione e che va ad aggiungersi agli €76,5 milioni quale controvalore delle azioni che, prima della pandemia, l’azionista di controllo Lagfin Sca, Société en Commandite par Actions, si era impegnato a comprare dagli azionisti che avessero esercitato il recesso. A tal fine il consiglio di amministrazione ha deliberato di convocare un’ulteriore assemblea straordinaria degli azionisti entro il 30 giugno 2020 per approvare, nel caso in cui gli azionisti lo ritenessero opportuno alla luce dell’ammontare effettivo dei recessi, la revoca della delibera dell’assemblea straordinaria del 27 marzo che approvi l’operazione, evitando così il pagamento del prezzo di liquidazione agli azionisti che abbiano esercitato il diritto di recesso, le cui relative azioni saranno comunque bloccate dall’esercizio del recesso e sino alla nuova assemblea straordinaria (nel caso in cui revocasse l'operazione) o per 180 giorni (nel caso l'operazione non fosse cancellata e la procedura di recesso fosse completata). 

Anche nel caso in cui l’operazione non fosse revocata dalla nuova assemblea straordinaria, "il pagamento del prezzo di liquidazione agli azionisti che abbiano esercitato il recesso è condizionato al perfezionamento dell’operazione che, a sua volta, è condizionata al verificarsi di talune condizioni sospensive (tra cui il fatto che l’esborso massimo che la società dovrà eventualmente sostenere per le azioni oggetto di recesso non superi €150 milioni)", continua la nota. Il comunicato ricorda agli azionisti che l'esercizio del diritto di recesso è irrevocabile e le azioni in relazione alle quali sia stato esercitato sono bloccate (e pertanto non cedibili né negoziabili) nel periodo compreso tra la data di esercizio del diritto stesso e il completamento della procedura di recesso, o la revoca da parte della nuova assemblea straordinaria. Il cda auspica che gli azionisti "supportino l’operazione nell’interesse della società ed esprimano il proprio voto esclusivamente sul merito della stessa e senza fare alcun affidamento sul pagamento del prezzo di recesso". 

Qualora l'operazione non potesse essere completata per qualsiasi motivo, il cda ha disposto che venga nuovamente sottoposta al voto degli azionisti non appena le condizioni di mercato e il prezzo delle azioni si siano stabilizzati.

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