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Polo del Gusto (Illy), i progetti per il post Covid-19

Escusivo: Intervista con Riccardo Illy

Nelle attività al di fuori del caffè (che valgono circa il 10% dei ricavi consolidati del gruppo) fanno parte Domori (cioccolato), Mastrojanni (vino), Dammann Frères (tè), la partecipata Agrimontana (frutta candita e confetture) e Fgel (bar, gelaterie).

“La sinergia più importante alla quale stiamo pensando è di natura distributiva. Non a caso abbiamo scelto il nome Polo del Gusto: sarebbe una buona insegna per negozi plurimarca nei quali proporre tutti i brand. Abbiamo registrato il marchio, siamo pronti ad avviare la sperimentazione appena entrerà il nuovo partner finanziario”. Riccardo Illy parla della sua creatura, Polo del Gusto, la sub holding costituita a giugno 2019 per gestire in maniera coordinata tutte le attività al di fuori del caffè (che valgono circa il 10% dei ricavi consolidati del gruppo) di cui fanno parte Domori (cioccolato), Mastrojanni (vino), Dammann Frères (tè), la partecipata Agrimontana (frutta candita e confetture) e Fgel (bar, gelaterie). L'espansione subisce una battuta d'arresto per colpa dell'emergenza coronavirus, ma non si arresta la progettualità. 

“Se non ci fosse stato il problema del coronavirus, le aperture potevano iniziare dal 2021: a questo punto indicherei il 2022. Credo che Milano sia la città più adatta in Italia per partire", dice Riccardo Illy, presidente di Polo del Gusto. "All'estero punterei sui paesi dove siamo già presenti con l'attività manifatturiera ossia Francia e Gran Bretagna. Se il negozio plurimarca funzionerà bene, l'idea è di svilupparlo in città di medio piccola dimensione, aprendo nelle città più grandi negozi monomarca. Con Domori, per esempio, contiamo di sviluppare un flagship a Torino. Non escludo la possibilità di costituire una newco per gestire i negozi plurimarca. L'iniziativa comunque verrà sviluppata con il partner finanziario, quindi non c'entra il marchio Illy, il marchio sarebbe solo Polo del Gusto”. 

Ecco l'altro tema, il partner. “Il nostro progetto prevedeva la ricerca di un partner finanziario da fare entrare in minoranza, ma l'emergenza sanità ci ha indotto a rinviare questa cosa al 2021: il progetto non cambia, viene solo fatto slittare di un anno”, sottolinea Illy. Il nuovo socio serve prima di tutto a rafforzare le società poi a consentire di crescere nei mercati in cui l'azienda ha quote di mercato ancora limitate, a cominciare dall’Asia. Per fare un esempio, Domori, l'anno scorso, ha acquisito in Gran Bretagna il marchio Prestat, una delle più antiche aziende britanniche del cioccolato, fondata nel 1902, noto per essere fornitore della casa reale. “Il grosso del pagamento agli ex soci di Prestat, che adesso sono diventati amministratori per un periodo transitorio, avverrà nel 2022. Quindi l'entrata del partner ci aiuterà ad affrontare quell'impegno finanziario: il costo totale dell'operazione era di 6,5 milioni di euro, ne abbiamo versati 1,5 milioni, ne rimangono da pagare circa 5”. Nessun nome sul nuovo partner e nemmeno sull'advisor che dovrà aiutare Illy nella caccia. “L'advisor? Non l'abbiamo ancora trovato. Abbiamo alcune idee, alcune proposte che ci sono arrivate anche in forma diretta, anche  da parte di potenziali partner finanziari. Quasi tutti hanno già fatto operazioni in Italia”, dice Illy. 

All'orizzonte, invece, una serie di nuove acquisizioni. “Nel vitivinicolo, nel Barolo, in Piemonte, abbiamo alcune trattative in corso, una più avanzata e una più arretrata. La prima è stata bloccata dal virus, altrimenti avremmo già concluso” spiega il presidente. Secondo settore, i biscotti. “Perché si collega bene sia alle confetture, dove siamo già presenti con Agrimontana, nella quale siamo soci di minoranza visto che il controllo è della famiglia Bardini, e si sposa bene con il cioccolato. Abbiamo avuto contatti ma non c'è una trattativa concreta in questo momento. Italia, Francia e Gran Bretagna sono i paesi ai quali guardiamo. Anche per le caramelle ho qualche idea più che contatti, qualche brand abbastanza consolidato, nel quale vediamo opportunità di sviluppo, soprattutto estero”, aggiunge Illy. Il progetto completo prevede poi di quotare le singole società, “quando mature, cedendo la minoranza delle azioni, quindi tenendone il controllo. Con quella liquidità potremmo liquidare il partner finanziario, a cui dunque chiediamo un impegno almeno decennale”, prosegue Illy. 

Sulla pista di lancio per lo sbarco in Piazza Affari c'è Damman  Fréres, 207 dipendenti, export al 23% per un fatturato 2019 previsto a 36,6 milioni di euro, il 5% in più sul 2018. “È  la più matura, la più grande e anche quella che ha i conti più in ordine. Se riteniamo 50 milioni di euro di fatturato adeguati per la quotazione, questa potrebbe avvenire anche fra quatto o cinque anni. Alcuni operatori finanziari dicono però che la soglia dei 100 milioni è indispensabile per avere una massa critica sul mercato finanziario che sia adeguata. Questo lo vedremo anche col partner finanziario”, aggiunge Illy.

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