Covid-19/2: il settore dell'horeca rischia il default
L'allarme lanciato da Italgrob
La situazione del canale Horeca, dopo tre mesi di serrata obbligata dei punti vendita, non sembra avere prospettive migliorative. Né tantomeno la tanto discussa fase 2, avviata il 18 maggio, con protocolli e stringenti vincoli sanitari potrà garantire un rapido ritorno alla normalità pre covid. Lo sostiene Italgrob, l'associazione che raccoglie i produttori e distributori del beverage, seconda la quale "la prospettiva di una ripresa dei punti vendita, fortemente invocata da più attori della filiera, rischia di diventare un palliativo: locali da rifornire ma che non hanno la liquidità per poter pagare la merce già consegnata ad inizio anno e quella attualmente necessaria; un consumatore timoroso che non tornerà presto ai consumi pre Covid; norme igienico -sanitarie doverose quanto assurde che limiteranno gli spazi dei ristoranti e renderanno ancora più difficile la ripresa e il lavoro degli operatori del settore".
Tra crediti da esigere, misure insufficienti del governo, cassa integrazione che non arriva il settore rischia il default.
“Italgrob– dichiara il Presidente di Italgrob Vincenzo Caso - si è mossa prontamente a tutela di tutto il movimento delle aziende di distribuzione, abbiamo fatto diversi appelli anche in collaborazione con primarie associazioni della filiera Horeca. Le nostre istanze sono state accolte in parte, come ad esempio far riaprire i locali – in sicurezza - dal 18 maggio e alcuni incentivi a fondo perduto. Resta comunque critica la questione legata al credito a causa del lockdown. In questo momento tutte le aziende di distribuzione vantano crediti che corrono il rischio di diventare inesigibili. I mancati guadagni del lockdown dei mesi di marzo, aprile e maggio rappresenterebbero per la categoria delle perdite irrecuperabili che metterebbero a rischio centinaia di aziende, che sono per la totalità a conduzione familiare. Per questo motivo abbiamo chiesto e ancora chiediamo insistentemente che venga concesso un credito di imposta sulle perdite sui crediti per recuperare tali somme”.
"È auspicabile - prosegue Caso - anche che le istituzioni valutino e accolgano le richieste degli operatori, che sono sul territorio e conoscono le reali problematiche. Accogliamo con positività l’aumento del plafond del credito d’imposta, come risulta dal nuovo decreto, per la sanificazione dei luoghi e degli strumenti di lavoro come da protocolli di sicurezza COVID-19, in quanto è a carico dei distributori provvedere alla sanificazione di tutti gli impianti alla spina di prodotti alcolici (birra e vino) e delle bevande, le frigo vetrine e tutte le attrezzature distribuite ai punta vendita in comodato d’uso. Resta ancora da sciogliere il nodo del valore della manodopera se fatta con manovalanza interna. Tutto ciò, per la sicurezza del punto vendita e del consumatore deve essere sanificato con prodotti speciali e specifici; infine, e lo richiediamo da molto tempo, deve essere rivista totalmente la Tari, soprattutto quella relativa ai magazzini di stoccaggio che non producono rifiuti ma con i loro metri quadri sono un fardello pesante per il bilancio aziendale. È il momento di rivederla”.
EFA News - European Food Agency