Non riceve alcun finanziamento pubblico
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CLARA MOSCHINI

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L'agrifoodtech guarda oltre la pandemia

Convegno a Milano dell'Osservatorio Food Sustainability, School of Management del Politecnico

Filiera corta e nuovi packaging. Sono questi i principali driver dell'innovazione in campo agroalimentare venuti fuori durante la gestione dell’emergenza Covid-19 secondo la ricerca dell’Osservatorio Food Sustainability della School of Management del Politecnico di Milano, presentata oggi al convegno online “La sostenibilità vien innovando! Informazione e circolarità, Chiavi di volta per una filiera più sostenibile e inclusiva”. Sono 1.158 le startup internazionali dell’agroalimentare nate tra il 2015 e il 2019 che perseguono obiettivi di sostenibilità economica, sociale e ambientale, il 39% in più di quelle rilevate nel 2018 e il 24% delle 4.909 startup agrifood complessive. Di queste, il 39% ha ricevuto almeno un finanziamento, per un totale di 2,3 miliardi di dollari raccolti, pari in media a 5,2 milioni di dollari a startup. I Paesi con la più alta concentrazione di startup agrifood sostenibili sono Svezia (20, di cui il 50% sostenibili), Olanda (49, di cui il 39% sostenibili) e Finlandia (27, di cui il 37% sostenibili). L’Italia, con 53 startup agrifood di cui solo 7 sostenibili (il 13%), presenta un mercato ancora limitato, che raccoglie appena 300 mila dollari di finanziamenti, pari allo 0,01% del totale. Intanto, comunque, i progetti vengono lanciati anche da noi. 

Come quello a Milano, inaugurato a gennaio 2019 nel quartiere Isola: un Hub di Quartiere contro lo Spreco Alimentare, un progetto nato da un protocollo d’intesa tra Politecnico di Milano, Comune di Milano Food Policy, Assolombarda Confindustria Milano, Monza e Brianza, Lodi, in sinergia con il programma QuBì, la ricetta contro la povertà infantile, coordinato dalla Fondazione Cariplo per ridurre lo spreco di cibo e l’insicurezza alimentare nell’area urbana di Milano. Nel primo anno di attività sono state recuperate oltre 120 tonnellate di eccedenze alimentari per quasi 500 mila euro ed è stato recuperato quasi un terzo delle eccedenze generate dai partecipanti della gdo e ristorazione collettiva. A febbraio 2020 risultavano servite 24 associazioni non-profit, in grado di raggiungere 1.307 famiglie (1.488 bambini e 2.478 adulti). 

“Era stata pianificata l’apertura di un secondo hub nel Municipio 3 di Milano, quando è iniziata l’emergenza sanitaria - spiega Giulia Bartezzaghi, direttore dell’Osservatorio Food Sustainability - Le attività dell’hub sono state sospese temporaneamente ma il modello operativo e organizzativo è stato esteso a un sistema di distribuzioni di pacchi alimentari, coordinato dal Comune di Milano, basato su 10 hub temporanei che hanno permesso di consegnare oltre 60 tonnellate di cibo a settimana a 5 mila famiglie, per un totale di 16 mila persone raggiunte”. 

Intanto le startup hi-tech, anche in Italia, lavorano alle due nuove frontiere, quella della filiera corta e quella del packaging. La prima, la cosiddetta short food supply chain, è basata sulla vicinanza geografica fra operatori e fra produttore e consumatore finale, ma anche su una relazione diretta fra produttori, trasformatori e consumatori. “Le short food supply chain permettono di rispondere ad alcune sfide della sostenibilità, come lo sviluppo delle aree rurali, il supporto ai piccoli produttori, la necessità dei consumatori di poter verificare sicurezza, qualità e sostenibilità delle produzioni” sottolinea Federico Caniato, responsabile scientifico dell’Osservatorio Food Sustainability. 

Poi c'è la sostenibilità del food packaging. Le nuove tecnologie consentono al packaging di comunicare diverse informazioni agli operatori della filiera e ai consumatori finali. “Soluzioni smart come i tag RFID e i sensori possono facilitare una gestione ottimizzata del cibo nei diversi stadi, evitando lo spreco e migliorando tracciabilità, anticontraffazione, conservazione degli alimenti e monitoraggio delle temperature. Facilita, poi, la comunicazione al consumatore delle date critiche e delle altre informazioni in etichetta”, spiega Barbara Del Curto, responsabile scientifico dell’Osservatorio Food Sustainability. Anche in Italia si diffondono imballaggi che utilizzano nuove tecnologie per il recupero e il riciclo dei materiali: come i circular inputs, basati sull’uso di materiali riciclati o bio o la cui produzione sfrutta energia da fonti rinnovabili; o le soluzioni resource recovery, che trasformano e valorizzano le risorse giunte a fine vita, o ancora le soluzioni lifecycle extension, che prolungano la vita utile dei prodotti alimentari e degli imballaggi e, infine, il modello product as a service, che consente al consumatore di utilizzare risorse messe a disposizione da terzi senza essere proprietario del prodotto.

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