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Ambiente, la verità sull'impatto degli allevamenti bovini

Giornata di studio dell'Accademia dei Georgofili: "Troppe fake confondono l’opinione pubblica"

“Vorremmo che fossero le informazioni scientifiche a guidare l’opinione pubblica. Non le notizie fuorvianti o, peggio ancora, le fake news”. È stata questa l’introduzione di Bruno Ronchi, dell’Università di Viterbo, alla web conference che si è tenuta questa mattina sulla sostenibilità ambientale della produzione di carne bovina organizzata dalla prestigiosa Accademia dei Georgofili. “Fra le produzioni zootecniche la carne bovina sta subendo da diversi anni un duro attacco mediatico perché accusata di scarsa sostenibilità ambientale, fonte di alcune patologie e incurante del benessere animale – ha sottolineato nel suo intervento Giuseppe Pulina dell’Università di Sassari – Molte però di queste convinzioni sono false, quelle che ormai tutti abbiamo imparato a conoscere come fake news; false narrazioni che somigliano a notizie, costruite scientificamente per trarre in inganno il lettore, che si possono declinare in disinformation e misinformation. Affermare che mangiare carne provoca il cancro è una misinformation che si può smontare affermando la verità, e cioè che l’Oms tramite la Iarc ha analizzato il rischio di sviluppare un solo tipo di cancro sui 156 riconosciuti, quello al colon-retto, relativamente a un consumo eccessivo di carne: il risultato ha evidenziato che il rischio assoluto è inferiore all’1%, quindi è trascurabile”.

Non vi è alcun dubbio che le produzioni zootecniche, e quelle bovine in particolare, abbiano un impatto ambientale, “ma occorre anche ricordare che l’inquinamento atmosferico – ha sottolineato Mauro Antongiovanni dell’Università di Firenze – è causato per il 37% dal riscaldamento domestico e commerciale, mentre gli allevamenti e le colture ad esso collegate contribuiscono in una percentuale di circa il 17% che sicuramente si può migliorare, riducendola, con formulazioni alimentari in grado di diminuire le emissioni, scegliendo alimenti alternativi,  adottando una gestione più attenta dei liquami e applicando una maggiore cura del benessere animale. Aspetti su cui peraltro si sta lavorando da tempo con risultati scientifici certi e riconosciuti”.

Il panel ha visto anche gli interventi di Giacomo Pirlo del Crea, del prof. Stefano Schiavon dell'università di Padova, del prof. Marcello Mele, dell'università di Pisa, e di Luigi Cremonini, imprenditore e membro onorario dell'Accademia.

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