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Riciclo nel settore pesca: chiave per ripulire i nostri mari

Il Parlamento di bruxelles esorta l'Ue a ridurre i rifiuti, soprattutto di plastica

Il Parlamento europeo ha dichiarato che l'aumento del riciclo nel settore della pesca e la riduzione sostanziale dell'uso della plastica rappresentano la chiave per ripulire i nostri mari. In una risoluzione non legislativa adottata giovedì 25 marzo con 646 voti favorevoli, 3 contrari e 39 astensioni, i deputati sottolineano che i rifiuti marini, e soprattutto la micro e nano plastica, "costituiscono una grave minaccia per molte specie di fauna marina", così come per i pescatori e i consumatori. Un consumatore medio di molluschi del Mediterraneo ingerisce in media 11.000 pezzi di plastica all'anno e, a causa dell'inquinamento marino, viene stimata una perdita di entrate nel settore della pesca tra l'1 e il 5%. I rifiuti della pesca e dell'acquacoltura rappresentano il 27% dei rifiuti marini. Pertanto, il Parlamento ha esortato l'Ue ad accelerare lo sviluppo di un'economia circolare in questo settore, eliminando gradualmente gli imballaggi in polistirolo espanso e migliorando i canali di raccolta e riciclaggio dei rifiuti marini. Inoltre, è fondamentale la ricerca sui materiali sostenibili e i nuovi design per gli attrezzi da pesca.

Solo l'1,5% degli attrezzi da pesca vengono riciclati in Ue e molti altri attrezzi sono abbandonati, persi, o buttati in mare, dove "rimangono intatti per mesi o addirittura anni". Queste cosiddette reti fantasma "hanno un impatto indiscriminato su tutta la fauna marina, compresi gli stock ittici". Per affrontare questo problema, i deputati hanno chiesto alla Commissione e ai paesi Ue di adottare le linee guida volontarie dell'organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura per la marcatura degli attrezzi da pesca. Il Parlamento ha chiesto infine un piano d'azione Ue per ridurre sostanzialmente l'uso della plastica e per affrontare l'inquinamento di fiumi, corsi d'acqua e coste, sottolineando come l'80% dei rifiuti marini arrivi via terra e che venga effettuata una maggiore ricerca sull'impatto dei rifiuti marini e della micro e nano plastica sulle risorse ittiche.

La relatrice Catherine Chabaud, ha dichiarato: “I rifiuti marini sono una questione trasversale che deve essere affrontata in modo olistico. La lotta contro i rifiuti marini non inizia in mare, ma deve coinvolgere una visione a monte che comprende l'intero ciclo di vita di un prodotto. Ogni rifiuto che finisce in mare è un prodotto uscito dal ciclo dell'economia circolare. Per combattere l'inquinamento marino, dobbiamo continuare a promuovere modelli di business virtuosi e integrare nuovi settori come la pesca e l'acquacoltura in questi sforzi globali. Non c'è pesca sostenibile senza un oceano sano". Solo l'1% della plastica presente nell'oceano si trova a galleggiare in superficie, mentre la maggior parte di essa finisce nelle profondità marine. Nella risoluzione viene specificato che ogni giorno 730 tonnellate di rifiuti vengono scaricati direttamente nel Mediterraneo mentre ogni anno ulteriori 11.200 tonnellate di plastica scaricate nell'ambiente finiscono nel Mediterraneo. 

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EFA News - European Food Agency
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