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Legumi: coltivazione sostenibile

Un ettaro può trattenere fino a 200 kg di azoto, abbattendo l’emissione di Co2 ed evitando l’utilizzo di concimi azotati

Si è svolto in modalità online, mercoledì 20 ottobre, il sesto incontro del ciclo 2021 de “I Mercoledì dell’Archiginnasio. L’Odissea del cibo dal campo alla tavola” dedicato ai legumi, a cura dell'accademia nazionale dell'agricoltura. I relatori dell’incontro sono stati il prof. Paolo Parisini, già associato di produzioni animali università di Bologna e imprenditore agricolo, la prof.ssa Cristina Angeloni, associato di biochimica università di Camerino, il dott. Maurizio Campiverdi, delegato onorario Bologna San Luca A.I.C. e il dott. Paolo Ranalli, già direttore dipartimento trasformazione e valorizzazione prodotti agroindustriali Crea. 

 “A livello mondiale, le colture di leguminose occupano 81,8 milioni di ettari con una produzione globale di 74,7 milioni di tonnellate e una produttività media di 913 kg/ha. I fagioli secchi contribuiscono per il 34% alla produzione globale di legumi, seguiti da ceci (18%), piselli (14%), fagiolo dall'occhio (7%), lenticchie (6%) e fave (5%). I legumi", ha esordito il prof. Paolo Parisini, "sono l’alimento base della dieta di diverse popolazioni nel mondo, soprattutto per il loro alto valore nutritivo e il basso costo e forniscono nutrienti essenziali, tra cui proteine, carboidrati a basso indice glicemico, fibre alimentari, minerali e vitamine. Non tutti sanno che l’elevato contenuto di proteine è legato alla loro peculiare capacità di fissare l'azoto dall'atmosfera attraverso l'azione di batteri simbionti del genere Rhizobium che vivono sulle loro radici”.

Ha proseguito Angeloni: "Diversi studi hanno evidenziato un’associazione tra un elevato consumo di legumi e un minor rischio di soffrire di patologie cardiovascolari ed è stato suggerito che l’assunzione di 150 g/giorno di legumi cotti nella dieta sia associata a una minore mortalità nella popolazione. Nei paesi dell'America Latina dove l’assunzione giornaliera di legumi è più alta, più di 86 g/giorno, numerosi studi medici hanno evidenziato un rischio inferiore del 38% di infarto del miocardico”.
“La prerogativa delle leguminose di fissare nel suolo l’azoto dell’aria attraverso la simbiosi radicale con batteri del genere Rhizobium, un ettaro coltivato a fava può fissare fino a 200 kg di azoto, affranca l’agricoltore dal ricorso ai concimi azotati ottenuti per sintesi chimica e abbatte l’immissione di Co2 nell’atmosfera", ha concluso il dott. Paolo Ranalli.

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EFA News - European Food Agency
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