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CLARA MOSCHINI

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Coltivazione della canapa in Campania

Presentati i primi risultati del "progetto per la rivalutazione olistica oltre il Pil"

Per una ripresa più robusta dalle coltivazione della canapa in Campania saranno necessari nuovi studi, soprattutto per implementarne le notevoli potenzialità che pure emergono su più fronti; è ancora in fase di esecuzione il monitoraggio conoscitivo della componente microbica batterica iniziale dei suoli, finalizzata al confronto con la situazione microbiologica della rizosfera post-raccolta, mentre passi avanti sono stati fatti, ad esempio nella realizzazione di nuovi materiali per contenitori per l’agricoltura e nella direzione delle produzioni food.

E’ quanto emerso oggi, 3 dicembre 2021 a Caserta, presso la sede del consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (Crea), nel corso del convegno “Progetto per la rivalutazione olistica della canapa oltre il Pil” durante il quale sono stati presentati i risultati dell’omonimo progetto di ricerca, in acronimo Prohempil, finanziato dalla Regione Campania. Il Crea, di quattro istituti (ISAFoM; Isa, Ipcb, Iret) del consiglio nazionale delle ricerche-Cnr e dell’università degli studi della Campania “Luigi Vanvitelli”, hanno sviluppato il progetto di ricerca insieme a 4 aziende agricole del territorio campano.

Franco Raimo, referente del laboratorio di Caserta del Crea ha parlato dei “Primi risultati di un biennio di prove agronomiche sulla canapa in Campania”. Le attività svolte in cinque diverse località della Regione, hanno riguardato la valutazione della risposta delle varietà in prova (Felina 32, Futura 75 e Carmagnola), nei diversi areali di coltivazione, a due livelli di concimazione azotata (50 e 100 kg per ettaro), anche con distinte conduzioni dei terreni, sia in asciutto che irrigua, mediante rilievi biometrici e produttivi, il rilievo delle principali avversità che hanno colpito la coltura durante il 2019 e 2021. Sulle varietà provate è stato determinato il contenuto in fibra grezza e canapulo, la produzione in seme e la quantità di biomassa.

Il ricercatore ha sottolineato come si sono riscontrate differenze tra le tesi azotate solo in alcuni casi, lì dove la dotazione del terreno era più bassa e quindi la concimazione si è rilevata efficace. Infine la Carmagnola ha manifestato una maggiore produttività complessiva. Lo Sclerozio è un avversità fungina che si è presentata un po’ ovunque con danni sulla produzione. Tra le criticità registrate si è evidenziato come i semi di alcune varietà perdono rapidamente la germinabilità se utilizzati in ritardo, in particolare la Carmagnola.

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EFA News - European Food Agency
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