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CLARA MOSCHINI

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Carrefour: occhio al prezzo...

Se l'offerta non è un'offerta ci rimette il consumatore...

Che i supermercati Carrefour siano una realtà nazionale nella grande distribuzione non può essere smentito. E' forse per questo che ci si aspetta nei punti vendita di quello che si definisce sulla sua home-page il "primo distributore in Europa e secondo nel Mondo", quella attenzione e quella professionalità doverosi nei confronti della clientela.   Ma quando si commettono  mancanze  come vendere un prodotto etichettato ad un costo decisamente superiore rispetto al cartello che ne indica il prezzo, qualcosa non va... A voler esser buoni penseremmo ad un errore, non fosse che nel caso in questione si trattava di un'offerta bloccata per un anno, di un prezzo tondo tondo di 5 Euro al chilo, scritto "nero su giallo" su un grande cartello piazzato proprio al centro dell'isola-frigorifero contenente le confezioni del prodotto. Difficile, per l'operatore che rifornisce di merce il banco in questione, sbagliare.

Il fatto di cui parliamo  è accaduto nella serata di oggi ad un giornalista della nostra redazione,  che entrando a Roma in un Carrefour Market per comprare dei petti di pollo,  ne ha trovati in promozione ad un costo appunto  di 5 Euro al kg. Ma guardando con attenzione le decine di confezioni, ha rilevato che tutte le etichette riportavano come prezzo di vendita al pubblico  Euro 8,73 al chilo. Si è quindi rivolto al responsabile del settore macelleria, il quale ha risposto che effettivamente il prezzo in etichetta era sbagliato. 

Trattandosi di confezioni molto grandi contenenti dai due ai quattro petti interi, e non essendo scritto sui cartelli che l'offerta riguardasse confezioni-famiglia, o che prevedesse l'acquisto di prodotto per oltre il chilo, il nostro giornalista ha chiesto all'addetto se era possibile acquistarne una confezione da un petto intero. L'addetto ha risposto con malcelato sgarbo: "sì è possibile, ma la paga al kg  8,73, e non 5 Euro"...

Volendo a quel punto approfondire la questione mostrandola al direttore del Carrefour Market,  il giornalista ha tentato di fotografare col cellulare una delle confezioni  "incriminate", che nel frattempo l'addetto  si apprestava fin troppo velocemente a ritirare dal bancone, quasi a voler "nascondere la magagna". Ma l'addetto ha pesantemente strattonato il giornalista tanto che la foto, che mettiamo in apertura di questa news, è mossa. Impossibile inoltre a quell'ora (poco prima delle 20 in un punto-vendita aperto 24h su 24) parlare con il direttore. Alla fine dopo rimpalli il nostro giornalista ha potuto spiegare il fatto ad una persona che si è qualificata come il responsabile del punto-vendita, al quale ha riassunto appunto l'accaduto. Non una parola di scuse da parte sua, se non, sentito dello strattonamento, una semplice risposta: "è vietato fare fotografie". Il sospetto saliva mentre anche la rabbia montava: fotografare prodotti -e non persone- in un punto-vendita aperto al pubblico è consentito. Cosa c'è da nascondere se lo si vuole vietare al di là delle normative? 

Il giornalista a quel punto, per la trasparenza dovutagli come consumatore, per la trasparenza dovuta a tutti i consumatori che in quel supermercato avevano probabilmente, sbadatamente,  e chissà in quanti acquistato un prodotto pagandolo abbondantemente più di quanto scritto,  ha chiamato il 117:  Guardia di Finanza,  segnalando per telefono quanto accaduto. 

Con gentilezza la sala operativo ha spiegato che al momento non era possibile mandare una macchina per gli accertamenti del caso, ma al  giornalista  è stato chiesto di fornire tutti gli elementi di identificazione del supermercato, ed è stato invitato a sporgere denuncia -essendovi i presupposti- l'indomani presso il Comando della Guardia di Finanza. Cosa che questi intende fare, comprovando i fatti corroborati anche dalla testimonianza di una terza persona.

Ma perché raccontare questo fatto? Perché è solo un caso che sia accaduto dove è accaduto: poteva succedere ovunque. La risposta sta, più in generale,  nel termine: trasparenza. In quel diritto alla trasparenza che hanno i consumatori,  troppo spesso "vittime" di consapevoli o inconsapevoli "errori" laddove errori non ce ne devono essere. Affinché  gli specchietti per le allodole non nascondano trappole come a volte accade.  Perché EFA News giornalisticamente parlando ha  una propria etica, che induce a denunciare e non ad insabbiare, laddove vengono lesi gli interessi di coloro, e non sono pochi, per i quali risparmiare anche solo 3 Euro e 73 centesimi, alla fine del mese, fa la differenza...

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Clamos - 3802

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