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Cibo del futuro: biologico, tecnologico e sostenibile

Convegno Ccpb al Sana: "Bio italiano fenomeno solido e di prospettiva"

Marino (Lce): "Massima attenzione per l’educazione alimentare, le diete, i valori e la comunicazione legata al cibo, al suo consumo e alla sua produzione"

“La crescita del biologico italiano è un fenomeno solido e di lunga prospettiva. Se i marchi storici del biologico sono ormai noti e apprezzati dal grande pubblico, anche i grandi gruppi dell’agroalimentare italiano hanno adesso le proprie linee bio. Infatti i prodotti sono largamente disponibili, per assortimento e qualità, sia nella grande distribuzione che nel canale specializzato”. Così Fabrizio Piva, amministratore delegato di CCPB, ente certificatole, ha commentato l’edizione di Sana 2018, Salone internazionale del biologico e del benessere, appena concluso a Bologna.

Tutti gli indicatori sono in crescita: il bio italiano fattura 5,6 miliardi di euro l’anno, di cui 3,6 miliardi per il mercato interno e 2 miliardi per l’export. 8 consumatori italiani su 10, hanno acquistato biologico nell’ultimo anno e il 42% è frequent user. Dati positivi non solo per la diffusione, ma anche per la produzione agricola: nel 2017 le superfici coltivate in Italia hanno superato 1,9 milioni di ettari, è bio il 15,4% della SAU italiana (superficie agricola utilizzata), mentre le aziende certificate sono quasi 76.000.

A partire dall’affermazione e dal successo del bio come settore fondamentale per l’agroalimentare e l’economia italiana, CCBP si è spinto oltre concentrandosi sui prossimi scenari. Per questo durante il convegno “Il futuro del cibo: il bio c’è” è stato chiesto al pubblico presente di scegliere e votare le possibili caratteristiche del cibo del futuro. Dai risultati emerge la preferenza per un cibo ovviamente biologico, ma anche “rispettoso dei diritti umani”, “coltivato usando tecnologie per l’agricoltura di precisione” e “prodotto recuperando gli scarti alimentari”. Alcuni esperti e rappresentanti di importanti aziende hanno commentato queste previsioni. Luigi Cattivelli del Crea ha spiegato il ruolo centrale della ricerca genetica che se da un lato “deve preservare varietà e biodiversità delle specie, dall’altro deve studiare quali producono meglio, quali sono più facili da conservare e commercializzare”. Per Massimo Monti, Alce Nero, il biologico è nato come “recupero del rapporto tra produttore agricolo e consumatore, tenendo alto sia il livello di produzioni di qualità, tradizione e innovazione, sia l’attenzione per la sostenibilità”. Renata Pascarelli, Coop Italia, ha ricordato i risultati dell’ultimo Rapporto Coop sui consumi degli italiani che “conferma l’attenzione e la disponibilità nei confronti dell’alimentazione e della cucina”. 

In conclusione Carlo Alberto Pratesi, professore di Marketing, innovazione e sostenibilità all’Università Roma Tre, ha ricordato come 40 anni fa immaginassimo il cibo del 2000 sotto forma di pillole, quindi totalmente calato in una dimensione; oggi, al contrario, l’esperienza e il piacere della cucina sono aumentati, sviluppandosi in direzioni diverse e in molteplici aspetti; il problema riguarda piuttosto la disponibilità di cibo in relazione al cambiamento climatico. Un problema che per Massimo Marino di Life Cycle Engineering e curatore del rapporto su "La sostenibilità delle carni e dei salumi in Italia" di Carni Sostenibili,  "non è solo agricolo, ma anche culturale: dovrà quindi esserci la massima attenzione per l’educazione alimentare,  le diete, i valori e la comunicazione legata al cibo, al suo consumo e alla sua produzione".


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