Pil Italia 2026 previsto otre 2.300 miliardi (+2,9%)
Cgia Mestre: l'Emilia Romagna strappa la guida del Paese al Veneto. Tra le province crescita record a Varese, Bologna e Reggio Emilia
È appena iniziato ma il 2026 dà già da pensare agli analisti. Tanto che a cinque giorni dall'esordio del nuovo anno, c'è chi, come la Cgia di Mestre si è lanciata nella previsione del pil 2026 che dovrebbe superare 2.300 miliardi di euro con un incremento di 66 miliardi pari al +2,9% rispetto al dato del 2025. In termini reali, invece, la crescita rispetto all’anno precedente dovrebbe attestarsi allo 0,7%, sostenuta principalmente dalla ripresa dell’export (+1%), dalla stabilità dei consumi delle famiglie (+0,6%) e dei consumi della pubblica amministrazione (+0,5%), mentre si registra un rallentamento degli investimenti (+0,7% rispetto al +2,4% del 2025 appena concluso) .
Perdiamo il sostegno del Pnrr
Secondo la Cgia, è evidente che la scadenza per l’utilizzo delle risorse del Pnrr, prevista per la prossima estate, avrà un impatto rilevante. Al di là di questa particolare circostanza, il nostro Paese, analogamente a Francia e Germania, continua a manifestare difficoltà nel consolidare una crescita strutturale, prospettando così un ulteriore anno di stagnazione economica che auspichiamo possa essere l’ultimo.
"Il problema - spiega la Cgia nel suo bollettino - non è tanto la ciclicità congiunturale, quanto l’assenza di fattori endogeni capaci di sostenere nel tempo l’espansione del Pil. Al netto degli anni del Covid (2020-2022), da oltre 20 anni la crescita italiana rimane sistematicamente inferiore alla media europea, segnalando debolezze profonde sul lato della produttività, dell’efficienza della Pubblica Amministrazione e del capitale umano.
Con la pace si aprirebbe una fase nuova
Se la guerra tra Russia e Ucraina dovesse terminare a breve e la crisi mediorientale trovasse una soluzione di pace duratura, secondo il report della Cgia "si aprirebbe una fase nuova per l’economia globale, con ricadute potenzialmente positive anche per l’Italia. Non si tratterebbe soltanto di un beneficio geopolitico, ma di un cambiamento delle condizioni macroeconomiche che oggi pesano su crescita, inflazione e finanza pubblica".
Serve tagliare burocrazia e fisco
In uno scenario più stabile, secondo il report, "tornerebbe inoltre la fiducia degli investitori". I capitali, che in fase di crisi tendono a rifugiarsi in asset difensivi, potrebbero riallocarsi verso investimenti produttivi, infrastrutture e innovazione. Per l’Italia sarebbe un’occasione cruciale per rafforzare crescita e occupazione, a condizione di saper accompagnare il contesto favorevole con riforme e politiche industriali coerenti. Riducendo, in particolar modo, il peso della burocrazia e del fisco sulle imprese.
L’Emilia Romagna scalza il Veneto
Se a livello regionale nel 2025 lo sviluppo del nostro Paese è stato trainato principalmente dal Veneto (+0,66% rispetto al 2024), per il 2026 la Cgia prevede che la locomotiva del Paese sarà l’Emilia Romagna (+0,86% sul 2025). Subito dopo notiamo il Lazio (+0,78%), il Piemonte (+0,74%), il Friuli Venezia Giulia e la Lombardia (entrambe con il +0,73%). In coda alla graduatoria scorgiamo la Sicilia con il +0,28%, la Basilicata con il +0,25% e, maglia nera nazionale, la Calabria con il +0,24%.
"La prospettiva che quest’anno l’Emilia-Romagna possa crescere più di tutte le altre regioni italiane - spiega la Cgia nel report - è riconducibile alla tenuta del settore della metalmeccanica, dell’automotive e delle biotecnologie. Senza contare che questa regione può contare su un mercato del lavoro solido, su investimenti pubblici mirati e su strategie per l’innovazione e l’export che hanno creato le condizioni per uno sviluppo che è destinato a consolidarsi anche negli anni a venire.
Volano Varese, Bologna e Reggio Emilia.
Sempre in termini previsionali, quest’anno la crescita del Pil a livello provinciale più importante è prevista a Varese (+1%). Seguono Bologna (+0,92%), Reggio Emilia (+0,91%), Biella (+0,90%) e Ravenna (+0,89%).
Sebbene, siano previsioni e le distanze tra i territori molto ravvicinate, sottolinea il report, "torna a farsi sentire il divario tra Nord e Sud, anche se il Mezzogiorno dovrebbe contare su una crescita molto positiva della Campania (in particolare a Caserta e Napoli). Tra le 107 province monitorate in questa analisi, le uniche che parrebbero presentare una contrazione della crescita negativa rispetto al 2025 sono siciliane e sono: Enna (-0,02%) e Ragusa (-0,05%).
Va sottolineato che ancora una volta il cuore dello sviluppo del Paese corre lungo la via Emilia. Nelle prime 15 posizioni a livello nazionale, ben 6 sono occupate dalle province che sono ubicate lungo questa importantissima arteria stradale.
"La leadership nazionale - conclude la Cgia - dovrebbe premiare Varese che, grazie alla sua collocazione geografica, da sempre è economicamente influenzata sia dall’area metropolitana di Milano che dalla Svizzera. La combinazione tra un forte export, la diversificazione dei mercati esteri, la specializzazione manifatturiera e il contesto lombardo rende il varesotto particolarmente attrezzato a sostenere un ritmo dell’economia più rapido rispetto alle altre province italiane".
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