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Carne coltivata: game over

Il "mea culpa" dell'ex Ceo di Meatable: troppe aspettative degli investitori e sperimentazioni lente

Un esperimento fallito, bruciato dalla fretta degli investitori e dalle lobby avverse. Stiamo parlando della carne coltivata in laboratorio, il cui flop è ormai certificato dal crollo verticale dei volumi d'affari e dall'annunciata chiusura di alcuni dei brand più noti. Un nome su tutti: Meatable (leggi notizia EFA News).

La certificazione del fallimento arriva proprio dall'ex amministratore delegato del gruppo olandese Jeff Tripician. Il manager aveva assunto l'incarico a metà del 2024, salvo poi veder precipitare il fatturato e battere in ritirata nell'arco di appena un anno e mezzo. Tripician attribuisce le ragioni del fallimento alle legislazioni troppo restrittive (Italia, Ungheria e sette Stati Usa hanno imposto il divieto assoluto alla commercializzazione) e alle promesse eccessive fatte agli investitori. In altre parole, gli scienziati che sperimentano sul "novel food" vi stanno lavorando con tempistiche troppo lente rispetto alle esigenze di mercato, che contavano su rendimenti rapidi.  

"La scienza deve maturare. Poi deve crescere. Anche se la scienza funziona alla scala di cui parlano, il prezzo è dieci volte superiore a quello delle proteine tradizionali. Hanno creato un'aspettativa che ha spaventato quegli investitori iniziali", ha dichiarato Tripician in un'intervista. L'ex amministratore delegato di Meatable non rinnega il suo progetto ma se la prende con la politica e con le "lobby" degli allevatori che "naturalmente e giustamente, lottavano per conto dei loro elettori", mentre "non c'era nessuno che lottasse dall'altra parte".

"Se dovessi dare loro un consiglio", prosegue Tripician, "direi che devono diventare parte di aziende produttrici di carne, ovvero vendere a loro, in modo che sia quasi come un investimento in ricerca e sviluppo che possano gestire nel tempo. Non credo che ci saranno fondi esterni che arriveranno a sostenere le piccole aziende così come sono costituite oggi".

Non c'è futuro, dunque, per la carne coltivata? Tripician sostiene, al contrario, che, nel lungo periodo, la crescita demografica e i cambiamenti alimentari nei Paesi in via di sviluppo eserciteranno una pressione insostenibile sulla produzione basata sull'allevamento. Al contempo, sostiene il manager, per prodotti come la carne coltivata sarebbero necessari tempi di sperimentazione più lunghi, intorno ai 10-15 anni, come avviene nel settore farmaceutico.

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EFA News - European Food Agency
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