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Olio d'oliva: grandi cambiamenti nel mercato globale

Il 2026 si apre con prezzi in calo in Italia. Rallenta il raccolto in Spagna, primo produttore globale

A chiusura dell’ultimo trimestre del 2025, l’Osservatorio sul mercato oleario internazionale di Certified Origins evidenzia un settore in fase di riequilibrio dopo due anni di forte tensione, con l’Italia al centro di trasformazioni economiche e strutturali rilevanti. Nella parte finale del 2025, l’Italia ha registrato una delle correzioni di prezzo più marcate a livello europeo, con riduzioni in alcune aree produttive nell’ordine del 20% rispetto ai massimi del biennio precedente.

Un aggiustamento che ha inciso in modo diretto sulle dinamiche di mercato e che continua a riflettersi nelle trattative commerciali di inizio 2026, soprattutto nelle principali regioni produttive del Mezzogiorno. La discesa delle quotazioni non ha però coinvolto in modo uniforme tutte le categorie; infatti, gli oli certificati Dop e Igp e le produzioni di alta qualità hanno mostrato una maggiore tenuta, confermando come il valore dell’olio d’oliva resti strettamente legato a origine, identità e posizionamento qualitativo.

Sul fronte produttivo, la campagna 2025/2026 vede l’Italia in recupero intorno alle 300mila tonnellate, dopo le difficoltà delle annate precedenti. Un segnale positivo che, tuttavia, non modifica un elemento strutturale del mercato nazionale. I consumi interni e i bisogni dell’industria italiana per l’export continuano a superare in modo significativo la capacità agricola interna, rendendo di conseguenza l’Italia uno dei principali Paesi importatori di olio d’oliva. In questo quadro, il Paese conferma un ruolo centrale non solo come produttore, ma soprattutto come snodo industriale e commerciale della filiera oleario-oleicola internazionale.

A livello internazionale, la chiusura del 2025 restituisce un quadro produttivo complessivamente stabile ma disomogeneo. In Spagna, primo produttore mondiale, le piogge persistenti dell’autunno hanno rallentato la raccolta e ridotto le rese in alcune aree chiave dell’Andalusia: la produzione raggiungerà circa 1,37 milioni di tonnellate, sostanzialmente in linea con le stime nazionali. La Tunisia si conferma tra i principali protagonisti del Mediterraneo per volumi prodotti (450-500 mila tonnellate stimate), rafforzando il proprio peso nei flussi commerciali globali. La Turchia, intanto, emerge come sorpresa della campagna 2024/2025: il Consiglio Olivicolo Internazionale, infatti, stima una produzione record di 505 mila tonnellate (215 mila nel 2023/24) e una maggiore apertura all’export, pur con qualche incertezza legata al quadro regolatorio sulle esportazioni.

Sul fronte dei mercati, gli Stati Uniti restano uno sbocco fondamentale per l’olio d’oliva europeo e mediterraneo, pur in un contesto reso più complesso da dazi, incertezze normative e dalla debolezza del dollaro. Questi fattori potrebbero influenzare le trattative commerciali per il 100% italiano Dop e Igp, per via dei volumi minori disponibili in alcuni casi e, in generale, il prezzo più alto rispetto ad altre origini. Parallelamente, l’avvio del 2026 si apre con segnali di una possibile diversificazione delle destinazioni dell’export: i negoziati commerciali portati avanti dall’Unione Europea con nuovi partner come l’India e i Paesi del Mercosur, infatti, aprirebbero vie commerciali verso sei Paesi. Solo in India, gli esportatori europei entrerebbero un mercato composto da 1,46 miliardi di persone, a cui si aggiungerebbero i circa 295 milioni di abitanti dei cinque Paesi attualmente attivi nel Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay, Bolivia).

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EFA News - European Food Agency
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