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CLARA MOSCHINI

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Dazi 2/. Le nuove tariffe aggiungono volatilità ai mercati (depressi)

Scope Rating: improbabile un impatto significativo sui flussi commerciali globali. Le Borse chiudono sempre più incerte

Chiudono come hanno aperto questa mattina, cioè depresse e incerte, le  Borse europee in balia degli umori, quando non delle minacce, dei dazi di Donald Trump che continua a sventolare i dazi come fossero scimitarre. Il Ftse Mib di Milano ha perso uno striminzito -0,1%, più o meno come il Dax tedesco che chiude intorno alla parità (-0,02%). Positivo, anche se di poco (+0,2%) il Cac340 parigino mentre lo Smi svizzero svetta, si fa per dire, con +0,9%, miglior piazza europea oggi. 

A scombussolare le carte in tavola, ci si è messa anche la tanto attesa sentenza della Corte Suprema, che stabilisce l'illegalità di alcuni dazi dell'amministrazione Trump. Una pronuncia che secondo l'ultimo report pubblicato oggi dalla tedesca Scope Ratings, una delle principali agenzie di rating europee, "aggiunge nuova volatilità alla politica commerciale statunitense", anche se "è improbabile che abbia un impatto significativo sui flussi commerciali globali complessivi e sulle prospettive a medio termine del debito pubblico statunitense". 

La sentenza della Corte, sottolinea il report, "dovrebbe ripristinare una certa fiducia nell'efficacia di importanti sistemi di controllo e bilanciamento nel sistema costituzionale statunitense". La Corte ha stabilito che l'International Emergency Economic Powers Act (IEEPA), utilizzato dalla Casa Bianca per giustificare i dazi del "Giorno della Liberazione" del 3 aprile 2025 (leggi notizia EFA News), è concepito solo per specifiche emergenze. Pertanto, non consente all'esecutivo di imporre dazi di ampia portata in tempo di pace ai partner commerciali degli Stati Uniti. 

Tuttavia, spiegano gli analisti, l'amministrazione Trump "è determinata a mantenere intatta la sua politica commerciale", come sottolineato dall'annuncio immediato del presidente Donald Trump di introdurre dazi ai sensi della Sezione 122, inizialmente al 10% e in aumento fino al 15% a partire da oggi (leggi notizia EFA News). Questa disposizione giuridica, sottolinea Scope, "è concepita per affrontare le emergenze della bilancia dei pagamenti e autorizza il presidente a imporre sovrapprezzi temporanei sulle importazioni fino al 15% per non più di 150 giorni". 

"L'ampia applicazione tra i partner commerciali - aggiunge il report - la natura limitata nel tempo e le possibili questioni relative alla sua legalità indicano che la volatilità della politica commerciale statunitense persisterà nei prossimi mesi". Questa incertezza "avrà ripercussioni anche sugli attuali negoziati commerciali, non da ultimo con l'UE, che ha deciso di sospendere la ratifica del suo accordo commerciale con gli Stati Uniti fino a quando non ci sarà maggiore chiarezza da parte della Casa Bianca". 

Sebbene la sentenza aumenti l'incertezza, secondo gli analisti "l'impatto netto sui flussi commerciali globali e sulle dinamiche del debito pubblico statunitense appare modesto, considerando che la Casa Bianca può utilizzare diverse leggi alternative per mantenere la sua politica commerciale". 

Come minimo, l'applicazione della Sezione 122 dà alla Casa Bianca più tempo per esplorare altre vie legali, tra cui l'applicazione della Sezione 301 (pratiche commerciali sleali), della Sezione 232 (sicurezza nazionale) e della Sezione 338 (discriminazione contro le esportazioni statunitensi, che consente dazi fino al 50%). 

Il nodo rimborsi 

Le questioni relative al rimborso dei dazi illegali IEEPA, introdotti per la prima volta nel febbraio 2025, "dovranno essere decise in futuri procedimenti giudiziari", sostengono gli analisti. I potenziali rimborsi sosterrebbero principalmente la redditività delle aziende con sede negli Stati Uniti che, insieme ai consumatori statunitensi, hanno assorbito la maggior parte dell'impatto tariffario, secondo diversi studi. 

Tuttavia, "l'impatto economico complessivo sarà limitato", poiché è probabile che l'amministrazione di eventuali pagamenti richieda molto tempo. Il potenziale rimborso alle imprese ammonta a circa il 58% (165 miliardi di dollari, circa lo 0,5% del PIL) del gettito tariffario totale raccolto nell'ultimo anno. 

Le entrate derivanti dall'aumento dei dazi doganali "dovrebbero sostenere modestamente le finanze pubbliche statunitensi nel medio termine", ma le prospettive di bilancio per gli Stati Uniti (AA-/Stabile) rimangono difficili, dati gli elevati deficit di bilancio, pari a circa il 6%-7% del pil. Inoltre, la spesa netta per interessi pubblici in percentuale sulle entrate delle amministrazioni pubbliche è aumentata a circa l'11,7% nel 2025, ben al di sopra della media UE del 3,8%, e dovrebbe aumentare ulteriormente nei prossimi anni. 

"Ci aspettiamo - spiegano gli analisti di Scope - che il rapporto debito pubblico/PIL degli Stati Uniti raggiunga il 140% entro il 2030, in aumento rispetto al 122% del 2024. Tra le economie avanzate, questo collocherebbe gli Stati Uniti al secondo posto tra i paesi sovrani più indebitati dopo il Giappone (A/Stabile), e al di sopra dei livelli di debito previsti entro il 2030 nel Regno Unito (AA/Stabile) al 115%, in Francia (AA-/Negativo) al 125% e in Italia (BBB+/Positivo) al 136%”.
Fc - 57811

EFA News - European Food Agency
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