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Uova, allarme rincari: l'estate porterà consiglio?

Prezzi schizzati alle stelle per colpa dell'aviaria e altri fattori: intervista a Enrica Gentile, ceo di Aretè

È scattato da qualche giorno l'allarme uova in Italia. Tranquilli, non c'entrano bacilli e batteri, in questo caso: c'entra, invece, il prezzo di quello che viene considerato oggi, in quanto alimento tra i più ricchi di proteine, uno dei maggiori alleati della dieta quotidiana. Ebbene, come ha fatto notare Areté, da metà maggio i prezzi delle uova hanno segnato un +4% raggiungendo i record storici già toccati a fine 2025. 

Il prezzo delle uova da allevamento in gabbia rilevato dalla Commissione Unica Nazionale ha toccato 2,38 €/Kg; +13% rispetto a febbraio dello scorso anno e +43% rispetto a febbraio 2024 (leggi notizia EFA News). Quello delle uova da allevamento a terra (la categoria più ampia, visto che comprende il 70% delle uova prodotte in Italia) viaggia poco distante, con aumenti dello 0,2% maggiori rispetto agli allevamenti in gabbia: quindi +15% e +45% circa.

Areté osserva come, nel 2025, nell’Unione Europea siano stati registrati 699 focolai di influenza aviaria negli allevamenti, rispetto a 259 del 2024 e a 476 del 2023. Si segnala una forte accelerazione nell’ultimo trimestre dell’anno, con 435 casi, che ha portato il numero complessivo di focolai a superare la media degli ultimi dieci anni del 23%. Circa il 13% dei focolai ha interessato allevamenti di galline ovaiole. 

Il trend, sottolinea Areté, si è confermato anche a gennaio 2026, con 91 focolai (più del doppio rispetto ai 44 casi di gennaio 2025), di cui 11 in allevamenti di galline ovaiole. In Italia, a partire dal 29 settembre 2025, il Centro di Referenza Nazionale per l’Influenza Aviaria ha confermato 60 focolai complessivi. Nel solo mese di gennaio 2026 se ne sono contati 9, di cui 3 in allevamenti di galline ovaiole. Sono state attuate le misure di controllo generali e specifiche nelle zone di protezione e sorveglianza, in conformità al Regolamento Delegato (UE) 2020/687. 

Ma, ci chiediamo come consumatori, è solo un problema di aviaria o per caso è in atto anche una speculazione, come purtroppo sta avvenendo anche in altri campi dell'agroalimentare?

"Anche anche in questo caso sono i fondamentali che spiegano quello che sta succedendo - spiega Enrica Gentile, amministratrice delegata di Areté - Siamo, in effetti, a situazioni di prezzi record che avevamo visto nel 2021 e nel 2022 quando c'è stata l'impennata dei costi energetici e degli input produttivi. Oggi, i rincari hanno come ragione fondamentale problemi di basso approvvigionamento legati proprio all'aviaria". 

"I focolai di aviaria - prosegue Gentile - sono aumentati praticamente in tutti i paesi già nel 2025 e continuano nel 2026. A fronte di una domanda rigida, perché la domanda di proteine nobili come le uova rimane una domanda rigida e in continuo aumento, troviamo un approvvigionamento basso. Ovvio, dunque, che il mercato schizzi in alto". 

"Tra l'altro - aggiunge Gentile - a dimostrazione della domanda rigida, le esportazioni non sono calate, anzi, soprattutto in paesi ricchi come la Svizzera. Non solo. Ricordiamo anche le problematiche negli Stati Uniti che l'anno scorso importavano uova perché non ne avevano più e sono disposti a pagare prezzi anche sostenuti". Quello degli Usa è un caso che si trascina da un anno: esattamente a febbraio 2025, infatti, Il segretario all'Agricoltura degli Stati Uniti Brooke Rollins aveva annunciato un piano da 1 miliardo di dollari per frenare l'influenza aviaria altamente patogena (Hpai), proteggere l'industria avicola statunitense e abbassare i prezzi delle uova (leggi articolo EFA News). Addirittura l'Usda, il ministero dell'Agricoltura americano, aveva iniziato una campagna di sensibilizzazione verso i consumatori sulla necessità di risolvere il problema delle differenze geografiche nei prezzi delle uova: in California, per esempio, alcuni oneri normativi, oltre all'influenza aviaria, avevano portato il prezzo delle uova a essere più alto del 60% rispetto ad altre regioni del Paese.  

Ebbene, la questione aviaria Usa, a un anno di distanza, non si è ancora risolta e ha riflessi su tutti i mercati ovicoli, Italia compresa. "Gli Stati Uniti sono disposti a pagare prezzi anche abbastanza sostenuti in questo momento, pur di garantirsi gli approvvigionamenti. Dall'altro lato, sono aumentate le importazioni, sia in Ue che in Italia, proprio perché il prodotto europeo e italiano  non ce la fa". Sono aumentate le le importazioni dalla Turchia e dall'Ucraina "perché questi sono prevalentemente i paesi da cui ci stiamo approvvigionando - spiega Gentile - E non sono calate, anzi. Addirittura in qualche caso sono aumentate le esportazioni che facciamo verso verso altri paesi tra cui  per la Svizzera e il Regno Unito che sono le principali destinazioni delle esportazioni Ue ed extra UE". 

Ecco dunque spiegato il perché dei rincari delle nostre uova, che dipendono dunque da una serie di fattori: l'aviaria, certo, più l'aumento dei consumi più l'aumento dell'export sia extra UE che all'interno dell'Ue. Tutto questo porta ovviamente a un rialzo nei prezzi. 

Le prospettive? "Da qui all'estate - spiega Gentile - il mercato rimane in grandissima attenzione: per questo noi non vediamo grandi prospettive di miglioramento sul fronte prezzi. Da qui all'estate, infatti, non abbiamo motivo di credere che si possa verificare né un calo importante della domanda, né una ripresa importante della produzione, visto che l'aviaria continua a flagellare gli allevamenti durante questi mesi invernali. Diciamo solo che, andando verso l'estate, l'aviaria potrebbe rallentare perché, come tutte le patologie, andando verso i mesi caldi si potrebbe verificare un naturale rallentamento dell'epidemia". 

"Andando verso i mesi caldi - prosegue la manager - tende a rallentare anche la domanda di uova: per questo possiamo aspettarci che, in una visione non di brevissimo tempo ma di medio termine, cioè verso l'estate, ci sia un un rallentamento anche dei prezzi e il mercato torni più in equilibrio. Chiaro che poi ci aspetta un altro inverno, il prossimo, e quindi dobbiamo capire che cosa succederà in quella prospettiva". 

"L'Italia - commenta Gentile - ha avviato un piano di vaccinazioni importanti che però avverrà praticamente tra un anno e quindi ne vedremo gli effetti. Prospettive più ottimistiche, dunque, si possono intravvedere ma solo nel lungo periodo, non nel brevissimo". A questo proposito il Veneto sarà la prima regione italiana ad avviare la vaccinazione contro l’influenza aviaria: la campagna prenderà avvio a partire dal prossimo aprile con l’obiettivo di garantire la protezione completa degli animali entro il prossimo autunno. Il Veneto sarà capofila di un progetto nazionale che coinvolgerà anche Lombardia ed Emilia-Romagna, ma la prima inoculazione avverrà proprio sul territorio veneto: qui il piano interesserà 136 allevamenti di tacchini da carne e 64 allevamenti di galline ovaiole. Complessivamente saranno somministrate oltre 4 milioni di dosi ai tacchini e circa 10 milioni di dosi alle galline ovaiole, con richiamo(leggi notizia EFA News) .

"Tra l'altro - conclude Gentile -  è chiaro che l'aviaria ha anche un effetto strutturale, di lungo periodo perché oltre a danneggiare gli allevamenti nel breve danneggia anche le rimonte. Quindi, c'è uno strascico legato alle annate, visto che la patologia, oltre al fatto di danneggiare sul momento la produzione, rallenta anche la riproduzione del pollame. Quindi la campagna dopo ne risente a sua volta. Restiamo in attesa. 
Intanto, magari, ci portiamo a casa questo rallentamento estivo". 

Fc - 57819

EFA News - European Food Agency
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