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CLARA MOSCHINI

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Allarme Confcommercio: spariscono i negozi

Negli ultimi 13 anni in Italia hanno chiuso 156mila attività, oltre un quarto del totale

Negli ultimi tredici anni, le città italiane hanno visto sparire 156mila negozi e attività ambulanti, oltre un quarto del totale. Il panorama (desolante) è quello del l’analisi “Città e demografia d’impresa” dell’Ufficio Studi Confcommercio presentata a Roma nella sede nazionale della Confederazione. Il fenomeno colpisce soprattutto il Nord, con comuni come Belluno, Vercelli, Trieste e Alessandria che perdono oltre il 33% dei punti vendita, mentre al Sud città come Crotone e Olbia mostrano una maggiore tenuta (qui la classifica dei 122 comuni).

Un ruolo decisivo (in negativo) lo gioca l’e-commerce: nel 2025 le vendite online rappresenteranno oltre l’11% dei beni acquistabili e il 18% dei servizi, mentre tra il 2015 e il 2025 l’e-commerce quasi triplica (+187%), passando da 31 a oltre 62 miliardi di euro. Nel frattempo, le piccole superfici commerciali restano ferme, accentuando il calo di negozi fisici e l’attrattività delle città.

Le imprese straniere compensano in parte il declino: crescono di 134mila unità tra il 2012 e il 2025 e garantiscono 194mila posti di lavoro, restando più piccole delle aziende italiane, che invece aumentano di dimensione e si strutturano in società di capitale, segno di maggiore professionalizzazione.

Il tessuto urbano cambia anche nella composizione delle attività: i negozi tradizionali calano drasticamente: edicole -52%, abbigliamento e calzature -37%, mobili e ferramenta -36%. Crescono invece le attività legate al turismo e alla ristorazione: ristoranti +35%, gelaterie e pasticcerie +14%, affitti brevi +184%. Nei centri storici del Sud, i B&B sono quasi quadruplicati dal 2012. Il risultato è una nuova geografia urbana: meno negozi di prossimità, più attività turistiche e ristoranti, e una trasformazione degli spazi cittadini che rischia di creare quartieri-dormitorio e città meno vive, soprattutto per gli anziani e chi ha bisogno dei servizi di vicinato.

La desertificazione commerciale, dunque, rappresenta un fattore di impoverimento economico e sociale delle città, perché la presenza di negozi e servizi di prossimità contribuisce alla vivibilità urbana, alla sicurezza e alla coesione delle comunità locali.

Per contrastare questo fenomeno, rafforzare le politiche di rigenerazione urbana e sostenere il ruolo del terziario di mercato nello sviluppo delle città, Confcommercio promuove il progetto Cities dal quale oggi emergono alcune proposte concrete sulle quali, anche in virtù della consolidata collaborazione con ANCI, la Confederazione chiede ai sindaci e agli assessori un confronto costruttivo:

riconoscere le imprese di prossimità come attori del governo urbano. Includere formalmente le imprese di prossimità e le associazioni territoriali di Confcommercio come portatori di valore civico tra i soggetti che possono sottoscrivere Regolamenti per l’amministrazione condivisa e Patti di Cittadinanza, strumenti oggi molto utilizzati dai Comuni per il miglioramento della qualità della vita, della sicurezza urbana e della cura delle comunità locali;    

integrare politiche di sviluppo economico e urbanistica. Attribuire le deleghe a un’unica figura politica o a una Cabina di regia inter-assessorile in modo da favorire il raccordo tra gli strumenti di pianificazione urbanistica e la programmazione commerciale, costruendo una “mappa delle polarità di prossimità” e adottando un documento programmatico pluriennale che garantisca continuità e coerenza agli interventi;    

dotarsi di strumenti di conoscenza. Costruire un Osservatorio permanente sul tessuto economico urbano, integrando le fonti amministrative tradizionali con fonti innovative, come Cities Analytics di Confcommercio sui flussi pedonali nelle vie del commercio, per orientare gli investimenti pubblici dove servono realmente e rendicontarne l’utilizzo;  

disciplinare l’offerta commerciale nelle aree sensibili: utilizzare con una visione strategica il Decreto SCIA 2 e la Legge concorrenza 2022, che già consentono ai Comuni di subordinare ad autorizzazione o vietare l’insediamento di merceologie “incongrue” nei Centri Storici e nelle aree a vocazione commerciale. È un processo finalizzato a tutelare la diversità urbana nell’interesse dei residenti, che tutti i Comuni possono intraprendere;    

gestire attivamente i locali sfitti: attraverso forme strutturate di governance locale, che vedono la partecipazione attiva delle associazioni territoriali di Confcommercio, come ad esempio i Distretti del Commercio, si possono avviare importanti percorsi di cambiamento: censimenti degli spazi sfitti per iniziative mirate, abbellimento e digitalizzazione delle vetrine vuote, alleanze tra proprietà e imprenditori per favorire il mercato delle locazioni, temporary store finalizzati alla riqualificazione. Queste proposte vogliono essere un’agenda aperta per il dialogo, una traccia di lavoro condiviso: le economie di prossimità sono un pilastro delle città contemporanee, un bene comune che merita di essere riconosciuto e rafforzato.

Commentando l’analisi sulla desertificazione commerciale, il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli, ha sottolineato che “la desertificazione commerciale è diventata un’emergenza che penalizza le aree urbane, con meno servizi e meno sicurezza. Va avviato il nostro progetto Cities con i Sindaci su tre priorità: disciplinare l’offerta commerciale nei centri storici, riutilizzo immediato dei locali sfitti, coniugare sviluppo economico e urbanistica”.

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